Il #15maggio del 2006 Giorgio Napolitano inizia il mandato come undicesimo Presidente della Repubblica italiana e viene rieletto per un secondo mandato il 20 aprile 2013.

Napolitano è stato l’unico ad ottenere la carica di Capo dello Stato per ben due volte e il più anziano al momento dell’elezione nella storia della repubblica.

È senatore a vita dal 2005 ed è stato: membro del Partito Comunista Italiano, presidente della Camera nel 1992, deputato dal 1953 al 1996, ministero dell’Interno durante il governo Prodi I nel 1996, europarlamentare dal 1989 al 1992 e dal 1999 al 2004.

Una vita trascorsa intensamente in politica, così intensamente che la sua figura è passata alla storia come quella di un monarca o meglio di “Re Giorgio”.

Il Re ha vissuto gli anni floridi del comunismo e di Enrico Berlinguer, tanto che fu uno dei suoi maggiori oppositori interni, criticandolo più volte pubblicamente sull’Unità, accusandolo di faziosità ideologica.

Nel 1992 era in carica come Presidente della Camera dei Deputati quando ci fu la vicenda di Tangentopoli che sconvolse l’Italia: i partiti si erano intascati miliardi di lire all’anno in maniera illecita, mediante i finanziamenti pubblici. Bendetto Craxi, Presidente del Consiglio nel 1983 e segretario del Partito Socialista Italiano, fu condannato nell’inchiesta di Tangentopoli per corruzione e finanziamento illecito al PSI, ed affermò riferendosi a Napolitano: “come credere che il Presidente della Camera, onorevole Giorgio Napolitano, che è stato per molti anni ministro degli Esteri del PCI e aveva rapporti con tutta la nomenklatura comunista dell’Est a partire da quella sovietica, non si fosse mai accorto del grande traffico che avveniva sotto di lui, tra i vari rappresentanti e amministratori del PCI e i paesi dell’Est? Non se n’è mai accorto?”

L’accusa che viene fatta all’eterno presidente è anche quella di non essersi accorto di qualcos’altro o meglio di non aver proferito parola riguardo alle dichiarazioni del 1997 di Carmine Schiavone sulla Terra dei Fuochi, secretate dallo Stato, quando Giorgio Napolitano era ministro dell’Interno.

Ma Re Giorgio ha dimostrato di essere un vero e proprio despota in occasione delle indagini relative alla Trattativa Stato-Mafia, a cui è stato chiamato a testimoniare: Giorgio Napolitano, in quanto allora Presidente della Repubblica Italiana, ha ordinato alla Procura di Palermo la DISTRUZIONE delle intercettazioni telefoniche che “causalmente” lo riguardavano. Quando qualcuno ha il potere, ma soprattutto ha le mani pulite, si comporta così d’altronde: nasconde, brucia, distrugge. Le indagini dei magistrati non vanno sostenute, perché è più importante difendere la propria immagine e la propria poltrona. Eppure, se Re Giorgio ha avuto tanta fretta nel bruciare la documentazione, è probabile che quelle telefonate non erano poi così irrilevanti, forse c’era qualcosa in più, qualcosa che oltrepassa la privacy dell’ex Presidente.
Viva l’Italia e viva il Re. #AccaddeOggi

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