Spoglio RegionaliR375La settimana delle Regionali si è aperta con l’annuncio con cui Renzi ha pronosticato che “un 4-3 sarebbe un risultato soddisfacente”: con il solito gergo calcistico, il premier ha voluto dire che delle sette tornate elettorali non si aspetta di vincerne più di quattro (solo qualche giorno fa diceva di puntare al 6-1 e qualche tempo addietro la ministra Boschi ipotizzava addirittura un 7-0 clamoroso). Andando contro la prudenza che dovrebbe contraddistinguere un’analisi politica prognostica, questa settimana ci spingiamo fino a fare una previsione secca su ogni Regione in ballo, tenendo presente, ovviamente, che l’urna “è rotonda” e tutto è possibile fino al giorno delle elezioni.

 

  • Cominciamo dalla Puglia: qui la scissione interna al centrodestra ha dato vita a due candidature simili. Schittulli, fittiano di rito democristiano, ha tolto qualsiasi speranza di vittoria ad Adriana Poli Bortone, prescelta da Forza Italia contro il parere del suo stesso partito. Gongola Michele Emiliano, vincitore annunciato con una coalizione di centrosinistra comprendente anche SeL, che qui era al governo con Vendola.

  • In Veneto situazione simile ma esito opposto: l’uscita di Flavio Tosi dalla Lega dopo dieci anni alla guida di Verona non ha scalfito minimamente la leadership di Luca Zaia che veleggia senza patemi verso la riconferma. Anche qui, SeL va con il candidato Pd (Alessandra Moretti, alla terza candidatura in tre anni dopo quelle alla Camera ed all’Europarlamento). E’ presente un’altra lista che fa riferimento all’esperienza della lista Tsipras, mentre il Movimento rischia di non superare il 10%.

  • Luca Ceriscioli sarà il nuovo presidente del Consiglio Regionale delle Marche. Troppo debole l’opposizione del Movimento (che pure è chiamato ad una buona performance elettorale) e quella dell’ex governatore Gian Mario Spacca, passato per l’occasione nelle fila di Forza Italia dopo una vita passata nel centrosinistra.

  • Nessun dubbio in Toscana, terra natìa del premier, dove il Pd conferma la roccaforte con il bis di Enrico Rossi, uno degli amministratori più amati d’Italia. L’elemento che potrebbe rendere particolari queste elezioni sta nel dato di Claudio Borghi, candidato della Lega Nord: non è così irreale immaginare di trovarlo alla piazza d’onore davanti a Giannarelli (M5S) e Mugnai (Forza Italia).

  • Più complesso il quadro in Umbria, dove Catiuscia Marini (presidentessa in carica) vive un calo di popolarità che potrebbe portare ad una distanza più breve del previsto dallo sfidante di centrodestra, Claudio Ricci, che solo qualche giorno fa ha dichiarato di essere in testa nei sondaggi. Alla fine la spunterà la Marini, ma non di molto.

  • Vero banco di prova di queste Regionali è la Liguria, dove per la prima volta il Pd dovrà fare a meno della sua ala civatiana, distaccatasi prima dello scisma aperto dal deputato brianzolo, in aperto contrasto con la gestione colma di ombre delle primarie del centrosinistra. Difficile fare pronostici, ma ci proviamo: qui vincerà Giovanni Toti, braccio destro di Berlusconi, con piccolissimo margine su Raffaella Paita, colei che quelle primarie le aveva vinte pur tra mille proteste. Decisivo, dunque, risulterà il dato di Luca Pastorino: un exploit oltre il 12-13 % potrebbe fungere da volano per il nuovo soggetto politico civatiano, proiettandolo in una dimensione nuova per la sinistra italiana, vicino all’esperienza di Podemos in Spagna. In ogni caso, è altissimo il rischio che il vincitore sarà la cosiddetta “anatra zoppa”: non superando il 35%, infatti, il futuro governatore dovrebbe trovare un alleato per controllare la maggioranza del Consiglio regionale. Probabile, dunque, la riproposizione dello schema nazionale delle larghe intese.

  • Vicienz’ a Funtanella o Stefano l’Invisibile? Per noi, il favorito è il primo: troppo il malcontento lasciato dal governatore uscente in Campania per poter pensare in un altro quinquennio a Palazzo Santa Lucia. Attenzione però al dato del Movimento 5 Stelle: probabile che l’insofferenza verso la classe dirigente di centrodestra e centrosinistra porti i grillini campani ad essere i più pesanti, a livello percentuale, dell’intero panorama italiano. Qualche rimpianto potrebbe venire, allora, a Luigi Di Maio, candidato dalla riconoscibilità immediata che forse avrebbe potuto anche ambire ad un incredibile sorpasso.

La parola alle urne, dunque. Finisse così, sarebbe un 5-2 per Renzi, ed il governo sarebbe pronto a ripartire senza intoppi verso un altro anno di decreti e rush legislativi.

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