“Sarri è un razzista. Mi ha dato del frocio”. Dopo Napoli-Inter di martedì scorso, è con questa frase che Mancini squarcia il velo di Maya che separa i perbenisti dell’Italia pallonara dall’amara verità del politically incorrect: chi mai avrebbe pensato che sui campi di pallone volassero frasi così tanto riprovevoli ed offensive della persona umana!? Sarri ha obiettivamente sbagliato, sia chiaro, e a sua discolpa non serve invocare l’adrenalina del momento o la frustrazione per una sconfitta ormai inevitabile; ma anziché ricadere nell’inutile esercizio di stile di schierarsi a difesa del tosco-napoletano piuttosto che dello jesino, più consono sarebbe fermarsi a riflettere sul perché paroline quasi risibili come “frocio” e “finocchio” siano capaci di suscitare ancora oggi così tanto sdegno e siano così tanto strumentalizzabili in qualsiasi contesto sociale esse vengano usate. La risposta è semplice: in Italia il fenomeno dell’omosessualità, nonostante iniziative di legge e sdoganamenti più o meno libertini (vedasi i gaypride, passati da rivendicazione di  diversità ad ostentazione parossistica delle più stravaganti trasgressioni), è vissuto con un profondo disagio ingenerato da un paese ancora culturalmente impreparato ed inadeguato ad accettare che uomini e donne dello stesso sesso possano amarsi, formare una famiglia e godere degli stessi diritti e doveri delle famiglie eterosessuali. E così come un cavatappi fa saltare il tappo da una bottiglia di vino, alla minima forzatura ecco che quel profondo disagio fuoriesce in maniera veemente, trascinando a fondo lucidità e oggettività di pensiero. In questo senso, la lite tra Sarri e Mancini è l’esempio più fulgido della decadenza di un Paese, il nostro, in cui vige un doppio insopportabile binario intellettuale: alla tolleranza da tutti professata a parole corrispondono in realtà atteggiamenti, fisici e verbali, che tradiscono esattamente l’opposto. Così, Sarri ricorre a “frocio” e “finocchio” per annullare e svilire persona e ruolo dell’interlocutore, proprio quel Mancini che fa dell’immagine, del portamento e del savoir-faire il proprio marchio distintivo. Ma quest’ultimo, di tutta risposta, coglie al volo e rilancia: “ci vediamo giù”, dirà, e “vecchio cazzone”; come a dire “ti faccio vedere io chi è il frocio, a te che sei un vecchio trombone che nemmeno ti reggi in piedi!”. Nel giro di un breve scambio di battute chi rimane col cerino in mano siamo noi: Sarri ha sbagliato, ma anche il risentimento di Mancini tradisce una certa sua inclinazione  a sentirsi destabilizzato dalla parola “frocio”, avendo questi riconosciuto nella parola un contenuto negativo e di conseguenza offensivo. Ecco quindi l’altra faccia della medaglia che Mancini ha tentato di nascondere cavalcando l’onda dell’omofobia: un’offesa è tale solo se alla parola pronunciata l’interlocutore affibbia un significato lesivo della propria dignità. Inoltre,l’allenatore interista avrebbe potuto tranquillamente glissare, se non si fosse anche lui riconosciuto nell’offesa e avesse dato lo stesso significato alle paroline pronunciate dal suo collega. Per questo, deve concludersi che Mancini e Sarri non sono poi così diversi nelle idee e nei contenuti in tema di omosessualità se, in fin dei conti, entrambi parlano lo stesso linguaggio intendendosi fulmineamente. A ben vedere, non c’è stato nemmeno scontro (al limite un duello) perché scontro non può esistere tra chi la pensa allo stesso modo! Chi ha invece montato il caso sono stati i soliti guerrafondai del politically correct, gli stessi che si farebbero ammazzare pur di minare la credibilità di qualsiasi personaggio pubblico al suo primo passo falso. Questi esseri mitologici metà uomo e metà indignazione non hanno avuto remore nello scagliarsi a favore dell’uno o dell’altro, sbattendo il mostro in prima pagina per farsi belli ma gettando però  dalla torre solo la loro stessa onestà intellettuale. Peggio dell’ingenuità di Sarri e dell’inqualificabile doppiezza di Mancini, ci sono soltanto loro, prodi cavalieri benpensanti , fedeli servitori del pagnottismo illuminato ed ignavi aguzzini della nostra povera Italia…

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