Quando leggiamo o scriviamo una poesia cerchiamo sempre di associarla ad un’immagine o a qualcosa che rispecchi la bellezza, l’eleganza e la raffinatezza delle sue parole. Questo perché sentiamo l’esigenza di custodirla e di conservarla dentro come un gioiello estremamente prezioso. Allora chiudiamo gli occhi e cerchiamo di immaginare una foto, un quadro o un dipinto che per un attimo ci smarrisca l’anima e ci accapponi la pelle. Aspettiamo che il momento venga immortalato, che i versi si insaporiscano a poco a poco e che il fine ultimo sia compiuto: innamorarsi tutte le volte per la prima volta. Sì, innamorarsi senza aver paura di amare e di aprire il cuore a grandi cose, al nostro “io” più profondo. La poesia è un’arma, l’arte anche.

Ma avete mai pensato alla poesia e all’arte come un connubio indissolubile? Come un qualcosa che manda in subbuglio tutti gli organi vitali? Riflettete, è semplicemente un capolavoro. Attraverso la lettura e la visione di opere di una certa fama riusciamo a constatare che queste meraviglie sono linfa per il mondo intero.

Proviamo a concretizzare la questione; aboliamo ogni forma di pragmatismo e iniziamo a percepire il sentimentalismo puro.

Ecco per voi, due poesie associate ad un dipinto; non sempre devono coincidere cronologicamente o presentare un medesimo tema. Quindi, basta far circolare a vuoto i pensieri nella testa e provare ad emozionarsi.

Buona lettura!

“ERANO I CAPEI D’ORO A L’AURA SPARSI” di Francesco Petrarca associamo il volto della Venere di Sandro Botticelli.

Erano i capei d’oro a l’aura sparsi
che ‘n mille dolci nodi gli avolgea,
e ‘l vago lume oltra misura ardea
di quei begli occhi ch’or ne son sì scarsi;

e ‘l viso di pietosi color farsi,
non so se vero o falso, mi parea:
i’ che l’esca amorosa al petto avea,
qual meraviglia se di subito arsi?

Non era l’andar suo cosa mortale
ma d’angelica forma, e le parole
sonavan altro che pur voce umana;

uno spirto celeste, un vivo sole
fu quel ch’i’ vidi, e se non fosse or tale,
piaga per allentar d’arco non sana.

“ALLA SERA” di Ugo Foscolo associamo “Meditazione” di René Magritte.

Forse perché della fatal quïete
Tu sei l’immago a me sì cara vieni,
O Sera! E quando ti corteggian liete
Le nubi estive e i zeffiri sereni,
E quando dal nevoso aere inquïete
Tenebre, e lunghe, all’universo meni
Sempre scendi invocata, e le secrete
Vie del mio cor soavemente tieni.
Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
Che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
Questo reo tempo, e van con lui le torme
Delle cure, onde meco egli si strugge;
E mentre io guardo la tua pace, dorme
Quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.

Dopo questa dimostrazione non vi resta che continuare a sognare. Scrutate le piccolezze e superate il concetto del “è per pochi eletti”.
La poesia è arte e l’arte è poesia, ed esse sono aperte a tutti.
Un respiro e non sarete più gli stessi: il nettare dei versi e l’apoteosi dell’arte hanno concluso perfettamente la loro comparsata.

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