Dopo 24 anni di ininterrotta fedeltà ai colori giallorossi, la storia di Totti alla Roma potrebbe finire nel più disdicevole dei modi. Tengono banco infatti da una settimana gli screzi tra il Capitano e l’attuale allenatore capitolino Luciano Spalletti, pesantemente indispettito dalle ultime dichiarazioni rilasciate ai media dal “Pupone”, il quale si sente ormai ai margini del progetto oltre che non rispettato da allenatore e presidenza. Da un lato l’uomo-calciatore, dall’altro le scelte del club. Da un lato la leggenda di un campione assoluto, dall’altro il dogma del risultato. Per far meglio luce su questa imbarazzante vicenda bisogna, però, tornare indietro al 2009, anno in cui Spalletti lasciò proprio la Roma per approdare allo Zenith San Pietroburgo. L’addio non fu digerito bene dall’ambiente giallorosso, ma al primo titolo conquistato in terra russa Totti si complimentò col suo ex allenatore senza ottenere risposta, che tuttavia arrivò velenosissima sui giornali.

Avrei preferito che avesse detto qualcosa quando lasciai Roma” 

Difficile pensare pertanto che il ritorno di Spalletti sia stato salutato con piacere dal Dieci giallorosso, soprattutto se – come in effetti è stato – nelle mani del tecnico toscano è stato rimesso l’intero progetto societario di approdo in Champions League. Ecco qui il cortocircuito: l’obiettivo prima di tutto, anche dell’uomo Totti, colui il quale a suo tempo aveva invece messo da parte le proprie ambizioni di carriera per amore della Roma.

“Se fossi andato al Real avrei vinto tre Champions, due palloni d’oro e molte altre cose”

 Francesco non vestirà mai la camiseta blanca, ma anche nel punto più basso della sua vita calcistica il Madrid c’è: e infatti dopo la sconfitta patita in casa contro i galacticos, in cui Totti gioca la miseria di quattro minuti, dribbla un’intervista commentando “che ci fai con me? Non conto nulla”. Parole forti, dure, che non ti aspetti dall’uomo simbolo di una squadra e di una città intera, capaci di rinfuocare la mai sopita polveriera di un rapporto controverso. La replica di Spalletti di qualche giorno dopo è sgradevole a dir poco: “per quello che è stato per noi e per la Roma, reputo ancora Francesco un calciatore al pari degli altri” e “io alleno la Roma, non solo Francesco Totti, devo pensare al collettivo”. Lo sfregio è servito e tanti saluti a chi si aspettava una parola di conforto. Da Capitano ad incompreso, fiero ostaggio di una storia impassibile all’incedere del tempo. Come non sorridere perciò quando Pallotta da Boston dice “quando Francesco parla di rispetto non ho idea a cosa si riferisca”? La situazione precipita, però, definitivamente dopo l’intervista domenicale al TG1 in cui Totti dichiara di stimare l’allenatore ma che con lui non ha rapporti di alcun tipo, che gli costa l’allontanamento dal ritiro e il posto da titolare contro il Palermo. Si dirà che è stato per scelta tecnica, in quanto il giocatore era “poco sereno”, e che “Spalletti deve fare il bene della Roma così come Totti, che forse dovrebbe capire quando farsi da parte”. Che assenza di buon senso! Mi chiedo, infatti, quando il bene di Francesco e della Roma non abbiano coinciso, quando e se proprio ora avrebbe potuto volere il male della sua squadra perpetrando personalismi che contraddicono il suo esser stato sempre uomo squadra dentro e fuori dal campo. Mi domando poi se il suo unico peccato sia quello di una passione più forte dello scorrere delle stagioni o quello di non aver capito che spesso il troppo bene si trasforma in male. Forse avrebbe fatto meglio a lasciare la Roma già un decennio fa. Di certo non capirò mai come possa una società umiliare la propria bandiera in questo modo, per giunta trincerandosi dietro l’ipocrita e fragile espressione “per il bene della squadra”. Tranquillo Francesco, sei un buona compagnia, dato che a J. Zanetti Mazzarri ebbe il coraggio di togliere l’ultimo derby della carriera nell’anno del ritiro mentre a Del Piero Conte preferì il terzo scudetto consecutivo. Il re è nudo, ma verrà il tempo in cui in Italia rimpiangeremo di non aver potuto ammirare questi campioni per uno scatto ancora o un tocco di palla in più, colpevoli di aver barattato “l’Amor che muove il Calcio e gli altri sport” per un ben più misero posto al sole in classifica.

Rispondi