Non è da biasimare il rosso.

Esso è il colore del sangue virulento, della crudeltà sanguigna.

Esso è il colore della verginità innocente,

del turbinio sfrenato e incondizionato delle passioni.

 

Abbiamo dato un colore all’idea. Un colore all’Amore. 
All’uomo non bastano le parole.

 

E la morte? Essa non ha colori, e si circonda d’infinito oblio.
Lo sputo alla memoria è morte.

 

In molti sputano alla memoria e si circondano d’oblio.

Anche i per bene sputano alla memoria.

Anche la gioventù sfrontata sputa alla memoria. 

 

La memoria ha smesso di lavarsi la faccia.

Non ha più mani per accarezzarsi i capelli morbidi del ricordo.

Non più la voce del canto della notte. 
Non più preghiere, ma un fastidioso ridere.

 

I morti non ridono. 
I morti non ridono ad Auschwitz o Bagram o Guantanamo.
I ceceni o a Dresda.

Gli slavi di Danzica, i bambini turchi dell’11.
I 184 bambini uccisi in una scuola milanese.
Gaza.

Oh Italia assassina!

A Hiroshima (siete degli stronzi!) o Nagasaki (siete degli stronzi!) o Mauthausen (siete degli stronzi!). No.
Nel ghetto di Varsavia non ridevano.

 

 

Non ridevano gli italiani deportati nei campi nazisti.

I morti delle foibe.

I morti sotto al Muro.

I morti al di là del Muro.

I morti degli attentati terroristici, un fiume di sangue, sempre lo stesso sotto allo stesso ponte.

I morti per oltraggio o perché avevano troppo pudore.

I morti nelle missioni di pace.

I morti scomparsi in mare.

I morti africani durante l’occupazione coloniale italiana.

Le vittime dell’odio politico o della criminalità.

Quelli spinti nei gulag.

 

 

I muratori napoletani che vivono a Modena e che muoiono da terroni.

Quelli che ancora ci credono e ascoltano le radio popolari.

Marx, sindacati, Malatesta e giustizia sociale.

Certe frottole uccidono, lo sapevi?

 

 

Quelli che lavorano sotto il sole e si spaccano le mani non meritano la tua faccia.

I precari tentati dal videopoker.

Quelli che sono pane per gli usurai.

Gli eroi che lottano tutte le ore, quelli che combattono per la pensione.

Che proteggo i cari dai sicari e dalla fame.

La fame che ti uccide, ma che vorresti fottere. Ma ti uccide.

No, non meritano la tua faccia.

 

 

Non si ride ai piccoli incidenti causati dall’incuria dell’uomo.

Davanti alle tombe delle vittime del dovere.

Gli italiani deceduti all’estero perché sputano il sangue e il sudore mentre lavorano.

Quando muori per il dovere perché lo vuoi fottere.

Prima che il dovere ti uccida.

 

 

I morti non hanno un colore e non ridono. 

È un cordoglio dei morti per i vivi.

Nel nome della Memoria, Amen. 

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