Da Sarajevo a Zagabria

Alle 03:58 veniamo svegliati dalla voce dell’autista che ci invita a preparare i passaporti. Siamo al confine bosniaco-croato. Un poliziotto bosniaco sale a bordo, prende i passaporti di tutti i passeggeri e riscende. Stavolta i controlli durano parecchio tempo. Finalmente, alle 04:19 ripartiamo. Percorriamo il centinaio di metri che separano gli uffici doganali bosniaci da quelli croati e ci fermiamo di nuovo. Questa volta la polizia croata ci invita a scendere dall’autobus e a metterci in fila indiana per il controllo dei documenti. Un assonnato poliziotto da una rapida occhiata a tutti i passaporti. Ripartiamo alle 04:35.

Zagabria (Croazia)

Arrivo a Zagabria con le prime luci dell’alba, alle 06:04. Dall’autostazione al centro cittadino è necessario prendere un tram che in dieci minuti mi porta in Trg Bana Josipa Jelačića, la piazza intitolata al Ban (signore, sovrano) Josip Jelačić.

Il mio appartamento è a pochi passi da li. Ho appuntamento alle 07:00 con Vid, un ragazzo sulla trentina che si presenta puntualissimo. La città si sta appena svegliando.

Guardando la mappa di Zagabria si può facilmente intuire che il centro storico viene letteralmente tagliato in due dalla Ilica, l’arteria principale e più lunga. Da una prima occhiata, si nota subito che l’architettura è tipica di una città mitteleuropea con la chiara influenza asburgica. Più cammino per le strade del centro, guardando le facciate dei palazzi e la struttura urbanistica di Zagabria, più ho l’impressione di essere in una piccola città austriaca con costruzioni del periodo a cavallo tra il XIX e XX secolo: a nord, la cosiddetta città alta (Gornji Grad), a sud la città bassa (Donji Grad). Al centro di tutto, vero e proprio punto di riferimento per i cittadini, è la Piazza Jelačić, situata alla base dei villaggi Kaptol e Gradec (città alta).

Nel 1641 il governo cittadino decise che qui avrebbero avuto luogo i mercati, mentre gli edifici odierni vennero costruiti all’inizio del secolo XIX. La piazza è dominata dal monumento che raffigura il ban Jelačić a cavallo, opera del 1866 dello scultore austriaco Anton von Fernkorn. La scultura venne rimossa nel 1947, ma dopo una petizione cittadina venne riposizionata al centro della piazza nel 1990, orientata, però, non più a nord, verso l’Ungheria, ma verso sud, in modo da dominare totalmente la piazza. Oltre alle varie manifestazioni e feste popolari, piazza Jelačića è anche il posto d’incontro dei suoi abitanti che di solito si danno appuntamento sotto l’orologio oppure “sotto la coda”.

Alle spalle della piazza, diverse viuzze in leggera salita danno accesso alla città alta. Uno dei simboli di questa zona, e di tutta Zagabria, è la Cattedrale dell’Assunzione della Beata Vergine Maria che rappresenta un esempio eccezionale di mutamento di stili architettonici. La costruzione infatti è iniziata addirittura nel 1093, ma è continuata nelle epoche successive attraversando gli stili gotico, barocco, classicista e neogotico. La cattedrale ha raggiunto solo nel secolo XIX la forma che ha oggi con due torri snelle alte 105 metri, visibili da ogni parte della città.

Attorno alla cattedrale, le mura di difesa sono state costruite durante il pericolo dell’invasione turca (secolo XVI), mentre a pochi metri dall’entrata principale sorge la fontana dell’architetto Hermann Bollé con in cima le sculture dorate della Madonna e degli angeli. All’interno della cattedrale sono custodite le spoglie mortali del Beato Alojzije Stepinac, visibili proprio alle spalle dell’altare.

Poco lontano dalla cattedrale si trova la chiesa di San Francesco del secolo XVII che, secondo la leggenda, avrebbe ospitato il santo di Assisi. La chiesa è in stile barocco e sulle vetrate al suo interno sono rappresentate le scene della vita di San Francesco.

Si arriva così al mercato del Dolac. È ancora presto quando ci passo. I commercianti stanno preparando i banchi dove mettere la loro merce: frutta fresca, verdura, carne e pesce. Decido quindi di tornare ad ora di pranzo.

La ulica Tkalčićeva era la strada che divideva i villaggi di Kaptol (ecclesiastico) da Gradec (laico): oggi sono rimaste le botteghe di artigianato, i negozi, le osterie e le case del secolo XIX affiancate dei tantissimi bar e ristoranti che la rendono una strada molto vivace sia di giorno che di notte.

Passo davanti alla scultura raffigurante un’elegante signora in abiti ottocenteschi. È Marija Jurić Zagorka, prima donna giornalista della Croazia e combattente per la parità dei diritti.

Proseguendo per un centinaio di metri, si arriva al cosiddetto “ponte di sangue”. Quella che oggi è una stradina era fin dal Medioevo il ponte che univa Kaptol e Gradec e che ha questo nome cruento per via dei numerosi scontri militari che avvenivano tra i due villaggi. Il ponte è stato abbattuto nel 1899 ma il nome è rimasto.

Poco più avanti si apre la ulica Radiceva con il monumento che rappresenta San Giorgio nel momento in cui uccide il drago e ne rende l’onore. È proprio a due passi da qui che sorge la “porta di pietra”, l’unica porta di accesso alla città alta ancora perfettamente conservata. All’interno di questo stretto passaggio, si trova la cappella della Madonna, luogo di pellegrinaggio per molte persone che vengono a rendere omaggio alla Madre di Dio, qui nella cattolicissima Croazia.

Passata la porta e percorsa una ripida salita, si apre alla vista la Piazza di San Marco, punto centrale della città alta. Al centro ella piazza, sorge la particolarissima chiesa di San Marco del secolo XIII il cui tetto (ad opera di Bollé), raffigura due stemmi: quello del regno di Croazia, Dalmazia e Slovenia e quello della città di Zagabria.

Nella stessa piazza sorge anche il Sabor, il parlamento croato e l’atelier di uno degli artisti più importanti del recente passato: Ivan Meštrović.

Scendendo da Trg sv. Marka, si arriva alla chiesa di Santa Caterina, dietro la quale si apre la veduta su Kaptol, sulla cattedrale e sul mercato del Dolac. Immancabile una visita alla torre Lotrščak, una fortezza medioevale del secolo XIII con la particolarità che ogni giorno dal 1877 viene sparato un colpo di cannone per segnalare il mezzogiorno.

Riscendo attraverso il viale alberato Strossmayer ed essendosi fatta ora di pranzo, decido di recarmi nel mercato del Dolac. È un posto molto particolare dove si possono trovare prodotti tipici provenienti dalle diverse regioni croate. All’entrata del grande mercato all’aperto, una scultura raffigurante una donna in abiti tradizionali croati e con una grande cesta sulla testa accoglie i visitatori. È nel mercato che si vede la vera Zagabria: massaie che cercano di “tirare” sul prezzo, passanti incuriositi, anziani seduti al bar sotto i portici, urlanti venditori di frutta e verdura.

Mi rilasso bevendo un caffè al bar Johann Franck da cui si domina tutta la piazza Jelačić, prima di passare alla visita della città bassa.

La Donji Grad si contraddistingue per i molti spazi verdi, i giardini e le piazze in cui gli abitanti della capitale croata si incontrano e si rilassano. Da una rapida occhiata, posso già notare i cambiamenti architettonici ed urbanistici: se la città alta è di stile prettamente medievale, quella bassa è pienamente asburgica.

Inizio il mio tour dalla piazza Nikola Šubić Zrinski, un enorme piazza interamente alberata, attraversata da un lussuoso viale con il padiglione musicale, le fontane e i busti di importanti personaggi croati. La mia attenzione ricade su un passante che fissa una strana colonna alta circa due metri posizionata proprio all’inizio della piazza: scopro poi che si tratta della colonna meteorologica, una colonna dalle quattro facce che misura la temperatura, la pressione dell’aria, l’ora esatta, ecc. Alcuni turisti spagnoli scattano un “selfie” ritraendo alle proprie spalle la colonna. Il viale è arricchito poi dalla presenza del Museo Archeologico e dall’Accademia Croata di Scienze e delle Belle Arti.

Camminando ancora pochi metri, si arriva nella piazza che contraddistingue più di tutte la città bassa: Piazza Re Tomislav. Venendo da Piazza Zrinski, si incontra per primo il Padiglione Artistico, costruito in occasione dell’Esposizione Millenaria a Budapest nel 1896 (il padiglione venne smontato a Budapest, trasportato in treno fino a Zagabria e rimontato nel luogo in cui è oggi). Davanti al padiglione si estendono curatissimi giardini con fontane e ampi spazi verdi per passeggiare e rilassarsi. La piazza termina con l’enorme monumento al re Tomislav, primo re croato, scolpita dall’artista Robert Frangeš-Mihanović nel 1938. Dall’altro lato della strada, si trova la facciata in stile neoclassico della stazione ferroviaria (1892).

Alzando lo sguardo verso destra, invece, sorge l’hotel Esplanade, costruito nel 1925 per dare alloggio ai viaggiatori dell’Orient Express che andavano da Parigi ad Istanbul.

Seguendo nel cammino una sorta di ferro di cavallo, mi ritrovo su ulica Mihanovićeva con a sinistra il meraviglioso orto botanico e a destra l’archivio di Stato.

Risalgo verso la parte centrale della città e vengo colpito dalla maestosità e dallo sfarzo del Teatro Nazionale Croato. È un edificio in stile neoclassico che domina la piazza intitolata al maresciallo Tito. Questo centro della cultura croata fu eretto nel 1895 su progetto degli architetti viennesi Helmer e Fellner, noti soprattutto come valenti progettisti di teatri. Da qui la grande somiglianza con il teatro nazionale viennese.

L’edificio del Teatro Nazionale Croato di Zagabria è annoverato tra i più rappresentativi teatri storici delle città dell’Europa centrale ed orientale. Si resta davvero ammaliati da questo edificio e dagli ampi spazi verdi che lo circondano.

Poco più avanti sorgono l’Università di Zagabria, il Museo d’arte e di Artigianato e il Museo Mimara, palazzo neorinascimentale del secolo XIX che conserva preziose opere dall’antico Egitto alla Magna Grecia, fino ai quadri di Raffaello, Velasquez, Goya, Rembrandt, ecc.

Concludo il mio giro nella piazza Preradović, detta anche Piazza dei Fiori per via dei tanti chioschi e negozi di fiori che contraddistinguono questa zona. A dominare la piazza, il monumento al poeta Petar Preradović alle cui spalle sorge la bellissima cattedrale ortodossa della Trasfigurazione del Signore, poco segnalata dalle mappe e dalle guide turistiche ma da vedere assolutamente. Colpisce soprattutto per l’iconostasi, la parete decorata con icone dorate che separa la navata della chiesa dal santuario dove si celebra l’Eucarestia.

Decido di cenare proprio nelle vicinanze della piazza. I locali, bar e ristoranti della zona sono affollatissimi e servono piatti tradizionali a qualsiasi ora. La cucina di Zagabria rappresenta una cucina urbana, di una grande città, molto vicina a quella di Venezia. Tipica la cotoletta ripiena al formaggio, accompagnata da patate, verdura e cren (una pianta erbacea la cui radice ha un sapore fortemente aromatico e balsamico).

Immancabile anche a Zagabria l’assaggio della palacinka, il cui modo di preparazione differisce leggermente da quello fatto sulla costa dalmata o sulle isole.

La notte zagabrese è vivace: locali, birrerie, pub, ecc., offrono spettacoli e intrattenimenti nelle calde sere d’estate. È la città bassa ad essere più movimentata ed è qui dove gli abitanti della città preferiscono incontrarsi e conoscersi.

La mattinata successiva la dedico alla Ilica, la strada più famosa di Zagabria, un tempo la prima per lunghezza (6 km), che ha mantenuto il ruolo di arteria principale della città con i suoi numerosi negozi, uffici amministrativi, teatri. È bello vivere la quotidianità della città, i suoi caffè, i tram che quasi si sfiorano in piazza Jelačića, i ritmi lenti di una piccola capitale con una lunga storia alle spalle.

Continuo a camminare lungo la Ilica in direzione est, arrivando in ulica Jurišićeva, che culmina con il palazzo della Borsa del 1922 che però oggi ospita la Banca Nazionale Croata. È ora di lasciare Zagabria.

Sinceramente, consiglio “senza troppo entusiasmo” di vedere la capitale croata. Una bella città, piccola, viva, moderna e classica allo stesso tempo, ma senza quella particolarità, quel tocco in più, quella unicità che forse altre città hanno e attraverso le quali sono capaci di rapire i visitatori col loro fascino.

Angelo Laudiero

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