Oltre all’affitto delle case, di una macchina o di  un qualsiasi oggetto materiale, è possibile prendere in affitto un utero.

Questo (chi più, chi meno) lo sapevamo già, eppure ha fatto discutere il caso di Nichi Vendola, Presidente nazionale di SEL, che ha annunciato l’arrivo di Tobia, figlio del suo compagno Eddy e messo al mondo tramite la surrogazione di maternità avvenuta in California. Attualmente l’unico genitore certificato di Tobia è Eddy e Vendola dovrebbe ricorrere a complessi procedimenti giudiziari per cercare di ottenere un ruolo legale nella vita del bambino.

La surrogazione di maternità (detta gestazione per altri o utero in affitto) prevede che una donna cominci la gravidanza su commissione di una persona o di una coppia sterile, tramite semi o ovuli della coppia oppure di donatori per il concepimento in vitro (fecondazione dell’ovulo e successivo trasferimento dell’embrione nell’utero della donna). La California è il primo stato americano ad aver legalizzato la pratica dell’utero in affitto, riconosciuta anche in Ucraina, Russia, Grecia, India. In Italia è illegale, ma se il bambino è concepito all’estero, viene riconosciuto il genitore biologico.

Movimenti femministi si sono riuniti a Parigi nel mese di febbraio per l’abolizione universale della surrogazione di maternità, considerata disumana e contrastante con i diritti delle donne e dei neonati. Anche in Italia ci sono pareri contrari alla gestazione per altri, infatti, non è mancata l’occasione per strumentalizzare un tema così sensibile, soprattutto nelle file dei politicanti.

Il rischio dell’utero in affitto è generare un vero e proprio commercio di esseri umani, visto che chi attua questa pratica riceve migliaia di euro: non si genera per amore, si genera per scambiare una vita con una congrua somma di danaro. Il mercato è in evoluzione ed offre merce a forma d’uomo.

Gli antichi romani utilizzavano la parola libertas per indicare la persona contraria al servus, cioè libera, non schiavizzata. Essere liberi significa non essere servi e non avere padroni. Una donna che decide di affittare il proprio utero, crede di agire in piena libertà, ma questa libertà nasce da una personale necessità economica e da interessi, che verranno soddisfatti dal ricco di turno. La donna è, per l’ennesima volta, oggetto e vittima di un regime classista.

È forse paragonabile la donazione di un organo a quella di un bambino? Quella di un regalo di compleanno a un essere umano? Perché il contadino sterile con scarso reddito monetario non può affittare un utero? Non è di diritti che parliamo? No, i diritti valgono per pochi e le porte di un mercato che potrebbe rivelarsi involuzionario sono già state aperte.

Rispondi