La religione del mio tempo

ha fetori e crepe

di un cuore morto.

 

Pernicioso Amore,

biascicando salmastre parole

gli affetti anneriti muoiono,

e vecchi, abbruttiti, affossano.

 

Questa religione, perché viva

profonda nel cuore di ognuno,

non brulica di salmi, e la Pentecoste

celebra cavità di donne;

 

il sudore fresco, quella beata

compassione di un padre

compassionevole, che per dote

con grazia scivola lento

ed atroce e pingue forma

su fili d’erba e

 

quel bruciore negli occhi,

il cuore che lacrime nasconde

nel brutale sacrificio della scelta;

 

la scoperta giovanile dell’Eros,

legata a cenci al

seno vivo di una madre morta,

cercano sensualità brutale

e vergine,

precoce saggezza che

– stipata – muore.

 

L’immane farsa umana

non è affar loro. È guerra

è miseria è dolce canto

dell’effimero risveglio.

Solo il rantolio quotidiano dell’esistenza.

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