Adeline Virginia Woolf nacque il 25 gennaio del 1882, a Londra, da Sir Leslie Stephen e Julia Prinsep-Stephen, entrambi vedovi (la scrittrice, infatti, fu frutto del loro secondo matrimonio).

Virginia in giovinezza fu segnata profondamente da due episodi che turbarono la sua esistenza: la violenza sessuale da parte di uno dei suoi fratellastri e la morte della madre, per la quale nutriva un grande affetto.
Nell’epoca in cui viveva non vi erano medicine adatte per guarire dalla nevrosi, così la scrittrice tentò di sopperire alla sua malattia dedicandosi all’attività letteraria.

A soli vent’anni, era già apprezzata come scrittrice. Collaborò con il Times Litterary Supplement e insegnò storia nel Collegio di Morley.
Purtroppo la perdita del padre contribuì ad aggravare il malessere della Woolf, ma anche in questo caso si gettò a capofitto nella scrittura.

Successivamente, insieme al fratello Thoby e alla sorella Vanessa, lasciarono la casa natale e si trasferirono nel quartiere di Bloomsbury.
Qui venne a contatto con molti intellettuali del suo tempo: Edward Morgan Forster, Bertrand Russell, Ludwig Wittgenstein e infine Leonard Woolf, uomo impegnato politicamente e di elevata cultura che sposò e ne prese il cognome.
Da questo momento in poi, si dedicò a collaborare con la casa editrice fondata dal marito: la Hogart Press.

Gli stati d’animo della scrittrice inglese erano sempre inquieti, tant’è vero che più volte tentò il suicidio. Ma il 28 marzo del 1941, presa da ulteriori e frequenti crisi depressive, decise di lasciarsi annegare (dopo essersi riempita le tasche di sassi) nel fiume Ouse, non lontano da casa.
Però, prima di porre fine volontariamente alla sua vita, scrisse una lettera romantica e alquanto triste al suo consorte:
«Carissimo, sono certa di stare impazzendo di nuovo. Sento che non possiamo affrontare un altro di quei terribili momenti. E questa volta non guarirò. Inizio a sentire voci, e non riesco a concentrarmi. Perciò sto facendo quella che sembra la cosa migliore da fare. Tu mi hai dato la maggiore felicità possibile. Sei stato in ogni modo tutto ciò che nessuno avrebbe mai potuto essere. Non penso che due persone abbiano potuto essere più felici fino a quando è arrivata questa terribile malattia. Non posso più combattere. So che ti sto rovinando la vita, che senza di me potresti andare avanti. E lo farai lo so. Vedi non riesco neanche a scrivere questo come si deve. Non riesco a leggere. Quello che voglio dirti è che devo tutta la felicità della mia vita a te. Sei stato completamente paziente con me, e incredibilmente buono. Voglio dirlo – tutti lo sanno. Se qualcuno avesse potuto salvarmi saresti stato tu. Tutto se n’è andato da me tranne la certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinarti la vita. Non credo che due persone possano essere state più felici di quanto lo siamo stati noi.» “V.”

Come tutti sappiamo, non si può parlare di una scrittrice senza presentare le sue opere, e viceversa, quindi è arrivato il momento di fare una carrellata dei suoi romanzi più noti, ma anche dei più belli.

Partiamo con  “La crociera”, il primo romanzo della Woolf.
Narra la storia di Rachel, una ragazza desiderosa di conoscere il mondo, e che si mostra pronta per scoprire il Sud America.
Altri due capolavori sono considerati “Mrs Dolloway” e “Gita al faro”.
Il primo è ispirato ad una famosa opera di James Joyce “L’Ulisse” e narra la giornata di una ricca signora londinese, Clarissa Dalloway. La Woolf in quest’opera, per descrivere la scena, usa la tecnica del monologo interiore. Nel secondo capolavoro, invece, si avverte una ventata di puro autobiografismo, poichè leggendolo possiamo capire la mentalità della classe media inglese del tempo.
La scrittrice fu attivista di movimenti femministi e l’opera “Una stanza tutta per sè” ne è la prova.
Uno spettacolo per gli occhi e per il cuore sono anche i racconti brevi e i romanzi.

La produzione letteraria di Virginia Woolf è intensa e meravigliosamente piena. Chissà se le attuali scrittrici saranno mai in grado di misurarsi o superare la penna graffiante di un’artista così.

Dubitare è logico, crederci è difficile, ma sperare non costa nulla!

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