Si è spento domenica 30 agosto, a New York, Oliver Wolf Sacks, neurologo e scrittore britannico di fama internazionale. Aveva 82 anni e da tempo era malato di cancro.

A febbraio di quest’anno, in un editoriale del New York Times, aveva reso noto al pubblico il fatto che gli mancasse ormai poco tempo da vivere:

“Non posso fingere di non avere paura. La mia attuale sensazione predominante, però, è di gratitudine. Ho amato e sono stato amato. Mi è stato dato tanto e qualcosa ho restituito. Ho letto e viaggiato e pensato e scritto. Ho avuto una relazione col mondo, quella speciale relazione tra scrittori e lettori. Soprattutto, sono stato un essere senziente, un animale pensante su questo pianeta meraviglioso, e questa cosa in sé è stata un enorme privilegio e una fantastica avventura.”

Professore di neurologia e psichiatria alla Columbia University e alla NYU School of medicine, Sacks è stato anche autore di diversi libri di successo,  dei quali i più noti sono “Risvegli” (1973), da cui è stato tratto l’omonimo film del 1990 con Robin Williams e Robert De Niro, e “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” (1985). Nei suoi scritti Sacks ha riversato la propria esperienza nel campo del disagio mentale. In “risvegli”, per esempio, racconta la sua esperienza alla Beth Abraham Home for the Incurables del Bronx, dove aveva tentato di curare con un approccio innovativo i pazienti affetti da encefalite letargica, malattia che colpì migliaia di persone durante e dopo la prima guerra mondiale e che lasciava chi ne era affetto, e riusciva a sopravvivere, in uno stato di totale immobilismo ed alienazione (<<Non comunicavano né davano mai segni di vita, erano inconsistenti come fantasmi, passivi come zombie>>).

 Protagonista di “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” è, invece, un uomo affetto da un particolare disturbo di percezione, noto come agnosia.

Fra i testi più recenti possiamo annoverare “Musicofilia”(2007), dove Sacks studia gli effetti sul cervello della musica e “Allucinazioni”, in cui, tra l’altro, confessa l’uso fatto, durante gli anni ’60, di cannabis, LSD e altre sostanze allucinogene.

I suoi libri, veri e proprio bestsellers, in cui ha scandagliato i misteri del cervello umano, usando spesso i suoi stessi pazienti come personaggi, nonché, negli ultimi anni, se stesso, gli sono valsi la definizione di “poeta laureato della medicina contemporanea”. 

Rispondi