“I curatori fallimentari del Parma FC S.p.A., dott. Angelo Anedda e dott. Alberto Guiotto, comunicano che alle ore 14.00 di oggi 22 giugno 2015 non è pervenuta alcuna offerta per l’acquisto dell’azienda sportiva. Nelle prossime ore i curatori si riuniranno con il Comitato dei Creditori e il Giudice Delegato dott. Pietro Rogato per le necessarie determinazioni in merito alla procedura fallimentare e all’esercizio provvisorio dell’impresa”. Il Parma Calcio scompare così, nel silenzio di vertici del calcio nostrano, affondando nelle gelide righe di un comunicato che getta nello sconforto una città intera, trascinando nell’oblio della Serie D i ricordi del glorioso Parma che fu: dalle  imprese con in panchina Nevio Scala, passando per i trofei dell’era Tanzi, fino ai recenti piazzamenti europei sotto la gestione Ghirardi-Donadoni. In molti, tifosi gialloblu e non, avevano confidato in un ultimo clamoroso colpo di scena, che tuttavia non è arrivato. Infatti, anche la seconda asta è andata deserta (l’americano Mike Piazza ha giudicato troppo elevati gli oneri economico-finanziari per risanare e rilanciare la società in regime di liquidazione); ed è arrivata così “la condanna definitiva” al fallimento, quanto mai ingiusta ed insopportabile. Ingiusta perché dello stato di forte indebitamento in cui versavano le casse parmensi, la FIGC era a conoscenza già nell’aprile del 2014 attraverso inequivocabili relazioni della Covisoc, arrivate sul tavolo dell’allora presidente Abete e deliberatamente ignorate per non compromettere la regolare prosecuzione del campionato in corso. Quell’anno arrivò la sanzione dell’esclusione dall’Europa League e pur tuttavia nessuno si oppose all’iscrizione al successivo campionato di calcio, quello appena conclusosi, durante il quale la mortificazione corporale del Parma è iniziata prima con una pesante penalizzazione (7 punti in totale, a fronte dei 19 effettivi racimolati in 38 giornate di Serie A), proseguita con gli scioperi indetti dagli stessi tesserati e partite assegnate a tavolino agli avversari (con un sensibile pregiudizio per la regolarità del torneo), per sublimare poi nel grottesco, doppio e truffaldino passaggio di proprietà da Ghirardi a Taci e da quest’ultimo (dopo appena un mese di presidenza) a Manenti, poi arrestato per riciclaggio, autoriciclaggio e tentato impiego di capitali illeciti. Sulle macerie del Parma FC e del centro di Collecchio (che già da mesi non offriva più nemmeno le docce calde ai ragazzi della primavera), gridano vendetta quei 22,6 milioni di euro per cui è stato dichiarato fallimento – quando poi è risaputo che la Sampdoria sia attualmente indebitata per 24,6 milioni, circostanza che la rende una bomba ad orologeria per il campionato che verrà – come del resto suscita sdegno che una nobile  del calcio italiano ed europeo, con un palmares costituito da tre Coppe Italia, una Super Coppa italiana, una Coppa delle Coppe, una Super Coppa Europea e due Coppe UEFA, possa naufragare per intrallazzi e incapacità dirigenziali tali da annientare il passato, il presente e il futuro di una gloriosa società. Se non bastasse, poi, rincresce sapere che il club in cui hanno militato i vari Buffon, Thuram, Cannavaro, Crespo, Veron, Ortega, Dino Baggio, Adriano, Gilardino, Amoroso, Benarrivo, Apolloni, Asprilla, Boghossian, Chiesa, Cassano, Carboni, Zola, i quali hanno conteso scudetti e sottratto una Coppa Uefa alla Juventus di Lippi nel 1994, strapazzato il Milan stellare di Capello in Super Coppa UEFA nel 1993, e vinto contro megalopoli del calcio continentale (una su tutte il Marsiglia, Coppa UEFA 98-99), sia ora costretto a calcare i polverosi campetti dilettantistici di periferia. Parma, hai fatto già una volta la Storia e il tuo passato lo testimonia: che questo sia solo un arrivederci, e che presto possa tornare il Parma dei tempi d’oro, quella squadra “provinciale” che giocava da “grande” e che ha incantato ed emozionato l’Italia intera.

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