Aisholpan è una nomade della steppa della Mongolia occidentale, al confine con Kazakistan, Russia e Cina. È una cacciatrice. La caccia con l’aquila è, per il popolo kazako, una tradizione millenaria, connessa intimamente alla loro identità nomade. Aisholpan ha 17 anni. Sei anni fa, ha deciso di seguire le orme di suo padre Nurgaiv e diventare cacciatrice. La tradizione prevede che all’inizio della primavera, una piccola aquila sia sottratta al proprio nido e sottoposta ad un addestramento. È fondamentale che l’aquilotto sia femmina perché diventerà più grande ed aggressiva dei maschi. Raggiungerà infatti 12 chili di peso e 2 metri di apertura alare. L’addestramento dura da giugno ad ottobre. L’aquila verrà abituata a cibarsi di volpe e lupo, così da riconoscere subito l’odore delle sue prede durante la stagione di caccia (che dura da ottobre ad aprile). Tra l’addestratore e l’aquila nasce un rapporto di fedeltà e rispetto reciproci. Dopo ogni battuta di caccia, l’aquila torna al suo addestratore. Un silenzioso patto li unisce. Dopo che l’aquila ha ucciso le sue prede, a lei rimane la carne, al cacciatore la pelliccia. Raggiunti i 9 anni di età (circa la metà della vita di un’aquila) l’animale sarà liberato per sempre. In genere ciò avviene d’estate, perché l’aquila possa non avere difficoltà nel trovare prede di cui cibarsi e sopravvivere contando solo sulle proprie forze. La BBC ha deciso di girare un documentario sulla vita di Aisholpan. Si intitolerà “La principessa e l’aquila”.

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