“E venne notte, e fu una notte tale, che si conobbe che occhi umani non avrebbero dovuto assistervi e sopravvivere. Tutti sentirono questo: nessuno dei guardiani, né italiani né tedeschi, ebbe animo di venire a vedere che cosa fanno gli uomini quando sanno di dover morire”.

La Giornata della Memoria è stata istituita per ricordare quanto l’uomo può essere brutale, l’ironia della sorte è che assistiamo alla sua bestialità ogni giorno.

Per descrivere ciò che è avvenuto nei campi di concentramento bisognerebbe inventare un nuovo linguaggio, scriveva Primo Levi, perché il freddo e l’inverno sono altre cose, non conosciamo la sensazione del contatto tra la carne nuda e la neve gelida, di lavorare per ore con le piaghe ai piedi, né quella di viaggiare per giorni senza poter bere e mangiare, in un vagone piccolo in cui devono entrare più di 40 persone. È riduttivo utilizzare termini così comuni perché quello che è accaduto non ha nulla di comune né di normale, ma cos’è che oggi ci contraddistingue da quell’epoca così buia?

La risposta non può essere che: niente.

Oggi gli ebrei deportati hanno la pelle scura e arrivano a Lampedusa non con i vagoni, ma coi gommoni, in balìa delle onde, senza acqua, senza cibo, consapevoli di sfidare il destino, la vita e la morte, con ferite, malattie, epidemie, pelle che si apre. Se riescono a restare in Italia di solito vengono sfruttati nei campi agricoli per una manciata di centesimi perché sono una razza inferiore. Esistono ancora le offese e gli insulti che i tedeschi rivolgevano agli ebrei, ma qui ci sono gli italiani (politici compresi) a denigrare gli immigrati, i “neri”. Oggi Hitler vive in un po’ in tutti e non solo in quelli che inneggiano alla potenza del nazismo (perché a loro avviso con il Führer e Mussolini si stava meglio), bensì anche nelle persone che si commuovono nel riguardare per l’ennesima volta il film “La vita è bella”, ma l’indomani appena vedranno un uomo con un colore di pelle diverso, in cuor loro lo disprezzeranno e saranno felici soltanto se quest’essere ritornerà nel suo paese di origine, dunque il più delle volte tra le bombe e gli spari della guerra.

È davvero commovente leggere le testimonianze di chi è stato trattato da umano di serie Z, poverini gli ebrei, che cattivo quell’Hitler, ma intanto i gay non devono sposarsi, né possono adottare figli, perché sono diversi, inferiori, finocchi, ricchioni e che si amassero da un’altra parte, in un altro posto o pianeta, ma non qui, non con noi normali, non con noi umani.

E le donne? Razza ambigua che osa mettere gonne e vestitini, osa truccarsi e per questo deve essere violentata, stuprata. Sì la legge ci riconosce pari diritti, però diamine perché mai quelle dovrebbero lasciare gli uomini? No, non è ammesso questo, l’acido sarà la soluzione giusta da attuare per punire il crimine commesso.

La mafia invece ha quest’ossessione di sentirsi superiore allo Stato e questa convinzione la porta ad agire in maniera anarchica, temendo né la giustizia né le leggi, come l’Isis che ammazza senza pietà alcuna, e nello sparare all’impazzata di solito ci va di mezzo anche qualche innocente, qualche cittadino normale, inferiore, ma fin quando non ammazzano te o qualcuno a te caro, allora il problema è altrove, no, non è qui.

Quanta violenza ingiustificata esiste oggii. Cosa abbiamo imparato dal passato?

“Il Lager è una grande macchina per ridurci a bestie, noi bestie non dobbiamo diventare; che anche in questo luogo si può sopravvivere, e perciò si deve voler sopravvivere, per raccontare, per portare testimonianza; e che per vivere è importante sforzarci di salvare almeno lo scheletro, l’impalcatura, la forma della civiltà. Che siamo schiavi, privi di ogni diritto, esposti a ogni offesa, votati a morte quasi certa, ma che una facoltà ci è rimasta, e dobbiamo difenderla con ogni vigore perché l’ultima: la facoltà di negare il nostro consenso (…) per restare vivi, per non cominciare a morire”.

 

Rispondi