Cile, 1988. Il paese è ancora sotto il regime militare di Augusto Pinochet, instauratosi con un golpe che quindici anni prima spodestò il governo legittimo del socialista Salvador Allende.

Le pressioni internazionali e l’indebolirsi dell’appoggio statunitense costrinsero il regime a indire un plebiscito per conseguire una maggiore “legittimazione”: Pinochet, d’altronde, si sentiva sufficientemente forte da affrontare la sfida delle urne. Ma, quel 5 Ottobre di 28 anni fa, gli elettori cileni riservarono una brutta sorpresa al generale e ai suoi sodali, mandandoli a casa col 56% dei voti: e pensare che, quando era stato annunciato il referendum, nelle opposizioni a Pinochet serpeggiava un certo scetticismo sulle possibilità di vittoria, tanto che alcune formazioni politiche avrebbero preferito la strada del boicottaggio.

Come avvenne questo ‘miracolo’ politico, dunque? E perché è importante parlarne oggi, 2016, in Italia? Qualche giorno fa è stato il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, ad evocare il parallelismo con quel plebiscito del 1988. Lungi da me paragonare Renzi a Pinochet, sia chiaro: eppure, è innegabile che il referendum costituzionale del prossimo 4 Dicembre è stato, di fatto, convertito in un “plebiscito” sul presidente del Consiglio e sul “renzismo“. Non raccontiamoci storielle, insomma: su questo, su Renzi e il “renzismo, si pronuncerà la stragrande maggioranza degli elettori che andranno a votare. D’altronde fu lo stesso Renzi a volerlo, ponendo questa riforma costituzionale come un pilastro della propria azione politica o, più prosaicamente, con la tracotanza (o la grossolana sufficienza) di chi, certo del consenso popolare, sfrutta l’occasione per legittimarsi tramite un plebiscito. Ora, sono molte delle opposizioni a Renzi a sottolineare il carattere anti-renziano di un’eventuale vittoria del NO, dopo che le cocenti sconfitte del PD alle amministrative di qualche mese fa hanno fatto intravedere la possibilità di una sconfitta del “renzismo” al referendum.

Effettivamente, in un plebiscito su Renzi, l’opzione “NO” dovrebbe vincere a mani basse. L’Italia è politicamente divisa in tre schieramenti e su solo uno di questi può contare Renzi, pagando anche lo scotto di una certa opposizione interna. Inoltre, è finita la sua “luna di miele” con gli Italiani, quando la promessa rottamatoria faceva ancora grande presa sull’elettorato: e, vale la pena ricordarlo, quello strabiliante successo che ottenne alle Europee fu, comunque, “solo” un 41%, ovvero al di sotto dei voti necessari a questo Referendum. Nel frattempo ne è passata di acqua sotto i ponti e l’immagine di Renzi come “rottamatore del sistema” è gradatamente andata a scemare nell’immaginario collettivo, sostituita da quella di un uomo più che addentrato nel “sistema”. La sconfitta alle amministrative, poi, ha definitivamente distrutto il “dogma dell’imbattibilità” di Renzi, che all’inizio della sua ascesa politica sembrava quasi destinato a governare per i prossimi vent’anni: una previsione così “psicologicamente” forte da indurre tante persone e personalità insofferenti del “renzismo” a gettare la spugna e molte altre a lasciarsene affascinare.

Però, i sondaggi rivelano una realtà diversa: il SI’ e il NO se la stanno battendo alla pari. Con una marea di indecisi. Come mai? Una improvvisa e così diffusa voglia di votare in base al merito della riforma e non sul se “mandare a casa” Renzi o meno? Difficile crederlo. Probabilmente, in gran parte quella marea di indecisi è costituita proprio da insofferenti al “renzismo” ma che non riescono a vedere un’alternativa.

Ed è qui che torna utile la “lezione cilena“. Le opposizioni a Pinochet riuscirono nel “miracolo” di mandarlo a casa proprio perché resero chiaro ai cileni che un’alternativa non solo era possibile ma che era già pronta, anzi, ormai stava già “arrivando”. Ed era un’alternativa felice, a cui spalancare le porte. Un messaggio che fu reso in maniera estremamente efficace con lo spotChile, la alegria ya viene“, reso celebre da un gran bel documentario politico, “I giorni dell’arcobaleno” (di Pablo Larrain, con Gael Garcia Bernal nei panni del protagonista). In quel documentario si dà molta enfasi agli aspetti mediatici della vittoria, e in effetti quello spot ebbe molta influenza nel far arrivare ai cileni il messaggio dell’alternativa. Ma, ovviamente, a nulla sarebbe valso se non ci fosse stato il messaggio, il contenuto di quello spot.

L’alternativa c’era davvero. Le opposizioni avevano saputo andare oltre lo scetticismo generale e quello “reciproco”, quello che alimenta le divisioni interne, e seppero unirsi in un unico fronte, quello dell’arcobaleno: dai democristiani alla sinistra più estrema, uniti per la democrazia. Seppero capire, inoltre, che “l’odio non avrebbe battuto l’odio“, citando proprio un commento al film, e dunque non bisognava solo enfatizzare i crimini perpetrati dal regime ma anche trasmettere l’idea che un’alternativa più felice e giusta era pronta. Su questo messaggio di “unità e alternativa“, su cui avevano già cominciato a mobilitarsi negli anni precedenti, decisero di scommettere nel “rush finale” e vinsero. Vinsero, contro ogni aspettativa.

Tornando all’Italia, Renzi non è Pinochet, utile ribadirlo. Ma per le opposizioni a Renzi è ancora più grave, allora, il fatto di non saper rappresentare un’alternativa. E la cosa è ancora più grave per quella parte politica che più di tutte dovrebbe rappresentare “l’alternativa”: ovvero la sinistra. Per tradizione e per contesto, dato che il “renzismo” in questi anni si è scagliato, più di tutto il resto, contro i “totem” della sinistra: la sua (fallimentare, c’è da dirlo) classe dirigente, ma anche le sue tradizioni in materia di partecipazione democratica e conquiste sociali, viste da decenni (va detto anche questo) come un obsoleto retaggio del passato e il cui superamento è stato definitivamente sdoganato dalla stagione renziana, che è riuscita lì dove nemmeno Berlusconi è riuscito del tutto (forse perché certi dogmi potevano essere abbattuti solo da “sinistra”).

Ma come ha reagito la sinistra (interna ed esterna al PD) al suo essere messa “all’angolo”? Male, malissimo. Una parte si è riciclata nel sostegno al renzismo (sic!). Una parte si è instradata in una contrapposizione tutta tattica e incomprensibile, soggiogata anche dai fallimenti del passato, che ne limitano la credibilità e anche lo spettro di pensiero. Un’altra parte si è incanalata in una contrapposizione rancorosa e infertile intellettualmente. Un’altra parte ancora, forse la gran parte, si è rifugiata nella scelta peggiore di tutte, quella della rassegnazione, dello sconfittismo: ha tirato, insomma, i remi in barca. Con la nostalgia dei partigiani, magari, come se i partigiani si fossero arresi (di fronte a veri oppressori).

E tutte queste parti sono divise e spesso contrapposte tra loro, unite al massimo dalla contrapposizione al PD, forse nella vana convinzione di poter strappare qualche punticino di consenso, con la solita vecchia malattia di una certa “sinistra” (quella di vedere il proprio nemico tra quelli meno lontani da sé, quasi come se i nemici “più  nemici” non esistessero nemmeno). La sinistra italiana dovrebbe ripartire dalla “alegria”, invece: dovrebbe riflettere sui propri errori ed evitare la coazione a ripeterli, ripensando sé stessa. Dovrebbe mettere da parte il rancore e passare alla proposta di politiche alternative. Dovrebbe mettere da parte lo sconfittismo e sudare giorno per giorno per riguadagnare il proprio spazio. Dovrebbe crederci, soprattutto, e alimentare negli altri la sensazione che un qualcosa di diverso si sta muovendo.

Più facile a dirsi che a farsi, chiaro. Ma, di sicuro, con il disfattismo e il rancore può solo sprofondare ancora di più.

Porque digan lo que digan yo soy libre de pensar.
Porque siento que es la hora de ganar la libertad,
Hasta cuando ya de abusos, es el tiempo de cambiar.
Porque basta de miserias voy a decir que NO.

Porque nace el arco iris después de la tempestad,
Porque quiero que florezca mi manera de pensar,
Porque sin la dictadura la alegría va a llegar,
Porque pienso en el futuro voy a decir que NO.

Vamos a decir que NO, oh con la fuerza de mi voz,
Vamos a decir que NO, yo lo canto sin temor,
Vamos a decir que NO, vamos juntos a triunfar,
Por la vida y por paz.

Terminemos con la muerte,
Es la oportunidad de vencer la violencia,
Con las armas de la paz.
Porque creo que mi Patria necesita dignidad.
Por un Chile para todos, vamos a decir que NO.

Vamos a decir que NO, oh con la fuerza de mi voz,
Vamos a decir que NO, yo lo canto sin temor,
Vamos a decir que NO, vamos juntos a triunfar,
Por la vida y por la paz.

Chile, la alegría ya viene.

Rispondi