Pier Paolo Pasolini nacque a Bologna il 5 Marzo del 1922. Si laureò in Lettere discutendo una tesi su Giovanni Pascoli.
La severità del padre e la dolcezza della madre contribuirono (molto probabilmente) alla non riuscita del complesso edipico, e lo portarono a dichiararsi omosessuale.
La famiglia ebbe una serie di problematiche economiche, infatti, furono costretti a trasferirsi più volte.
Fu a Roma, però, che la sua vita cambiò radicalmente.
Pasolini si occupò di critica letteraria, collaborò con giornali, scrisse saggi e fondò anche alcune riviste culturali. Nonostante svolgesse tutte queste attività, egli esordì anche come poeta e scrittore di romanzi; ma dal 1960 si dedicò al cinema e così divenne anche un importante regista cinematografico e teatrale. Insomma visse la sua vita pienamente e fu attivo in ogni campo della cultura.
Fu assassinato il 2 novembre del 1975 da un diciassettenne o per meglio dire da un “ragazzo di vita”. Sconosciuto, il mandante di questa bruttura; il suo corpo senza vita fu ritrovato a Fiumicino.
I mass media insistettero a lungo sullo scandalo del Pasolini “omosessuale”.

Ma secondo voi furono solo queste le cause del continuo e morboso accanimento contro la sua persona? O ci furono ben altre ragioni aldilà del gusto sessuale?
Ricordiamo che Pasolini fu un uomo versatile, estremamente creativo in tutti gli ambiti culturali, intelligente e deciso nell’esprimere le sue opinioni inerenti la società italiana del suo tempo.
Fu vicino alla realtà popolare, frequentò molti giovani dalla cultura primitiva e violenta che vivevano nelle borgate romane, popolate dal sottoproletariato imbarbarito dalla povertà. Venendo a contatto con questo mondo decise di scrivere due romanzi: Ragazzi di vita e Una vita violenta, opere che gli procurarono popolarità, scandalo, nonché un processo per indecenza.
Roma fu per lui una città con la quale instaurò un legame particolare, fatto di amore e odio.
Fu un grande provocatore, difese i più deboli e non si trattenne mai nel dire la sua riguardo ai partiti e ai movimenti politici di cui sapeva troppo. Si può definire per questo un vero e proprio testimone individuale del suo tempo.
Prese come punto di riferimento Elliot e Montale, ma stravolse la loro concezione di pensiero: non scrisse per liberare i suoi dissidi interiori o per sopperire alla perdita di valori della civiltà occidentale moderna, egli volle difendere il male diffondendo la cultura di massa, mettendo così in crisi il vertice dei potenti. Il suo progetto fu grandiosamente ambizioso.
Tra le opere in versi scrisse: Le poesie a Casarsa (in dialetto friuliano), Le ceneri di Gramsci, La religione del mio tempo.
Raggiunse il suo esordio alla regia con il film Accattone, Il vangelo secondo Matteo, Uccellacci e uccellini, Edipo re, Teorema e Medea.

Pasolini si dedicò anche ad un progetto cinematografico chiamato “trittico della vita” che comprendeva tre opere tratte da noti autori. Nel 1973, però, inziò a collaborare con il “Corriere della Sera”, trattando temi politici. Gli articoli furono poi raccolti nel 1975 in Scritti corsari e nelle Lettere luterane.

Massimo Troisi disse apertamente: “Quando penso a Pasolini, a come agiva rispetto alla società, alle cose, mi stimo molto poco.”
Forse dovremmo dargli proprio ragione, il coraggio e la libertà di parola non sono per tutti. Quanti di voi sono disposti a lottare per difendere il proprio pensiero? E quanti si pongono contro i più forti per non sopprimere le proprie ideologie?
Bene, ora iniziate la vostra riflessione e postateci nei commenti una frase o un breve passo del nostro Pasolini che sentite vera o completamente vostra.

Vi attendiamo intrepidi e curiosi!

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