tumblr m5udwaQmDu1roht8ao8 1280Si svegliò da un brutto incubo il primo bambino clonato della storia.

Aveva sognato strane pecore metalliche, e qualcos’altro di confuso. Uno spacciatore di psicofarmaci gli aveva consigliato di farsi un placebo per combattere la paura della morte. Non si rinasce, ma puoi sempre avere una seconda vita. Egli non voleva dimenticare. Anche se sarebbe più giusto dire che non voleva dimenticarsi. Cominciò ad avere strane visioni, forse dei ricordi non suoi ma installati e distribuiti a casaccio nel proprio hardware: tribù metropolitane per le strade di Londra, piena zeppa di capelli punk e giubbotti con borchie di metallo, street gang e adolescenti repressi sessualmente, un gruppo di vegani nell’ora del the, e stupratori seriali coi coltelli. Quando i rave erano ancora di contrabbando e si consumava LSD.

Maschere antigas, maschere antigas!

I ricordi del vecchio mondo si susseguivano a ripetizioni, come lampi nel buio. Quest’anonimo donatore di ricordi portava la sua Sweet Lolita a dei balli in maschera. La tipa lavorava in un night, e si prostituiva di notte dietro a un negozio di giocattoli. Il padre trafficava mezzi bellici, ma conservava ancora la tessera del partito laburista. Hanno ucciso tutti gli arabi come mosche. Con lo scoppio della guerra batteriologica, i russi divennero i nuovi barbari e invasero mezzo mondo. L’altra metà al mercato cinese.

Entrambi salivano spesso sulla cima di una montagna di elettrodomestici accatastati, per osservare increduli gli ultimi giorni dell’umanità. Erano contro la destra ed il capitalismo.

Il clonato scoprì di amare Dante e di nutrire una certa passione per l’archeologia. Cominciò a tirare avanti vendendo protesi di carne umana in vitro, dopo che seppe di uno strano enzima messo in commercio oltre oceano dagli spacciatori molecolari, utilizzato per combattere un disturbo neuro-vegetativo indicato con l’acronimo di A.MO.R.E, “anoressia molecolare da reumatismi emotivi”.

Un giorno, nella discarica centrale, quella adibita al riciclaggio dei prodotti d’Arte, trovò una vecchia musicassetta con sopra scritto “Sigfrido”, proprio come l’eroe dei Nibelunghi.

Anche quelli del vecchio mondo erano tristi.

Quanto dolore, gli uomini. Ogni uomo, pensò, aveva un cervello tutto suo. Non riesco ancora a capire perché si siano ridotti a vegetali. A essere niente. Credo che la distanza che mi separa da loro possa definirsi col termine “rassegnazione”. Viviamo solo di poche parole, ma questa è ancora bella.

Ma dov’è Brunilde?

Cominciava a reclamare quel corpo. Non passavano notti in cui ardentemente desiderasse quell’agglomerato di carne e nervi degli antichi umani. Si chiamava “terra” ciò che adesso è una Babilonia di discariche umane. Al loro interno, in alcuni reparti specializzati, le vecchie pellicole erano utilizzate per costruire lamine in argento sensibili al calore. Una mastodontica produzione in serie avveniva in quelle fosse sommerse dai corpi, fabbriche di protesi per i clonati del futuro. Senza il calore la nuova razza di umanoidi non sarebbe sopravvissuta.

L’energia del mondo antico era sommersa. L’era delle vecchie fiamme lasciò il posto ad un’oscurità cigolante e metallica. Il clonato sapeva di non poter continuare con quel corpo, una petulante cianfrusaglia di mediocre trans-ingegneria inorganica. Al centro delle scapole aveva un piccolo modulo fotovoltaico rettangolare che gli consentiva di assorbire la luce e propagarla su tutto il corpo.

Al tramonto, quando la luce del giorno cominciava a morire nella penombra del crepuscolo, rincasava e guardava qualche film porno. Poi assumeva una posizione fetale e si spegneva, come se i sogni e i desideri che lo avevano colto in quel giorno fossero diventati una placenta che lo copriva dagli urti della vita.

Una canzone diceva che la notte è degli amanti. I clonati avevano perso l’amore lì dove non vi è più luce, dove la profondità della notte era l’unica via, l’incoscienza del tempo la sola amica.

 

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