Il 25 marzo del 2013 Marcello Dell’Utri è stato condannato a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Dell’Utri è stato considerato dalla corte di Appello di Palermo l’intermediario tra la mafia e Silvio Berlusconi. A ricordare i fatti è stato Antonino Di Matteo, sostituto procuratore di Palermo, il 17 febbraio 2015 a Firenze, in occasione della presentazione del libro “La Catturandi. La verità oltre la fiction”, scritto dal poliziotto che ha arrestato i più pericolosi latitanti di mafia. Il magistrato, in riferimento alla sentenza definitiva, parla di un patto stipulato da Silvio Berlusconi e le famiglie mafiose più potenti della città di Palermo nel 1974. Le sentenze definiscono questo patto un accordo di protezione personale ed economico, rispettato e attuato almeno fino al 1992, il cui mediatore fu appunto Marcello Dell’Utri per questo condannato in via definitiva.

Mi risulta – commenta Di Matteo – che nonostante la sentenza definitiva quell’imprenditore continui a discutere di riforme costituzionali . Devo constatare che nemmeno le sentenze definitive in questo paese valgono a far valere una responsabilità di tipo politico. Oggi tutti dicono di voler fare la lotta alla mafia. Ma la lotta alla mafia si può fare se si colpiscono i rapporti esterni con la politica, con l’imprenditoria, con la massoneria, con le istituzioni.”

In qualsiasi altro paese al mondo un condannato in via definitiva non farebbe più politica. Ma siamo in Italia e a Silvio Berlusconi è concesso  addirittura cambiare la Costituzione assieme a Renzi. Antonino Di Matteo ogni giorno rischia la vita soltanto perché vuole cercare la verità, in un paese in cui la verità, il più delle volte, si fa finta di non conoscere. 

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