“La tv è la più spaventosa maledettissima forza di questo mondo senza Dio. E poveri noi, se cadesse nelle mani degli uomini sbagliati”, diceva Howard Beale, il profeta del film Quinto Potere.

Nel nostro bel paese, la tv è caduta nelle mani di Bruno Vespa che ospita, a “Porta a Porta”, il figlio di Totò Riina, uomo di disonore che ha preso la vita degli italiani e l’ha ridotta a brandelli di carne umana che sembra ancora di vedere in via D’Amelio o a Capaci.

Adesso conosciamo la faccia di Salvo Riina, condannato per associazione mafiosa, rimasto dunque fedele al padre, e che alla domanda “cos’è la mafia?”, ha risposto “non lo so”. È stato mandato in onda un servizio che ha reso pubblica la mentalità mafiosa meschina, omertosa, becera, infima, che Salvo non ha mai condannato, quello è compito dello Stato e dei giudici, gli stessi che suo padre ha fatto esplodere in aria. Eppure, l’ormai battezzato Riina junior, ha parlato di ideali e valori che la famiglia gli ha trasmesso, come il rispetto, termine utilizzato da lui in maniera quasi ossessiva, ma può definirsi rispetto decidere la vita o la morte degli esseri umani?

Adesso, la faccia di Salvo Riina la conosciamo tutti e conosciamo anche la nullità dei suoi pensieri, che non hanno niente a che fare con i valori (di cui tanto ha proferito), perché il valore è un qualcosa di puro, che non sottrae, ma aggiunge, non divide, ma moltiplica.

Cancellate le parole di Salvo, di Totò e dei mafiosi, cancellate i loro volti, le loro espressioni e la loro freddezza.

Se siete indignati avete l’obbligo morale di memorizzare un nuovo volto, di legarvi la storia di quest’uomo al dito della mano o magari di inghiottirla e lasciarla nello stomaco. Dimenticatevi di questi nomi e ricordatene soltanto uno: ANTONINO DI MATTEO, magistrato di Palermo che a vent’anni dalle stragi si ritrova ad essere minacciato di morte da chi vent’anni fa le stragi le ha organizzate, Totò Riina, ed ha il potere di farlo direttamente dal carcere.

Bruno, perché non ospiti Nino Di Matteo, perché non si parla di trattativa Stato-Mafia? Oppure adesso “Porta a Porta” diventerà un talk in cui ospitare mafiosi, criminali, assassini, pedofili, attentatori che scriveranno libri?

“Un giorno questa terra sarà bellissima”, diceva Paolo Borsellino. Non oggi Paolo, non oggi.

Il sostituto procuratore Antonino Di Matteo (S) con Sebastiano Ardita (C) e Salvatore Borsellino (D) in via Mariano D'Amelio dove sono iniziate le manifestazioni in ricordo della strage in cui furono uccisi 22 anni fa il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti di scorta Palermo 19 LUGLIO- 2014-ANSA/MIKE PALAZZOTTO
Antonino Di Matteo e Salvatore Borsellino

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