Spesso per sentirci persone “nuove” cerchiamo di dare un taglio alla monotonia tingendo i capelli di un colore indefinito o smettiamo di ascoltare il genere di musica che più amiamo per abbracciarne uno che è totalmente diverso dai nostri gusti.

Come ben sappiamo, però, non solo il corpo nella sua forma è soggetto a mutamento; c’è qualcosa di più profondo che è in continua trasformazione: la nostra essenza. Si cambia perché si cresce e si sente il bisogno di migliorarsi. Allora si accende un fuoco ardente, facciamo un passo avanti e abbattiamo ogni tipo di timore. Definiamo le nostre passioni e le rendiamo immutabili, abbandoniamo strade che non ci sono mai appartenute, rifiutiamo appellativi che ci sono stati imposti senza il nostro permesso e iniziamo a vivere per quello che siamo sempre stati: noi stessi. Diventiamo forti, immuni al giudizio comune, liberi di sbagliare e rialzarci da soli. Per riscattarci (non socialmente, bensì personalmente) basta solo avere coraggio e rinascere per una seconda volta. Voi credete che sia difficile? Noi pensiamo proprio di no. Quando comincerete a lavorare su voi stessi sentirete una strana sensazione che oscilla tra spossatezza e disadattamento, ma non temete; è solo una fase di transizione.

L’importante è circondarsi di persone giuste e scrollarsi di quelle che risultano essere inette o poco umili, insomma, quelle che non fanno al caso vostro. Inerente al tema che stiamo trattando, abbiamo scelto per voi un passo tratto da “Un altro giro di giostra” di Tiziano Terzani:
“La storia di questo viaggio non è la riprova che non c’è medicina contro certi malanni e che tutto quel che ho fatto a cercarla non è servito a nulla. Al contrario: tutto, compreso il malanno stesso, è servito a tantissimo. È così che sono stato spinto a rivedere le mie priorità, a riflettere, a cambiare prospettiva e soprattutto a cambiare vita. E questo è ciò che posso consigliare ad altri: cambiare vita per curarsi, cambiare vita per cambiare se stessi. Per il resto ognuno deve fare la strada da solo. Non ci sono scorciatoie che posso indicare. I libri sacri, i maestri, i guru, le religioni servono, ma come servono gli ascensori che ci portano in su facendoci risparmiare le scale. L’ultimo pezzo del cammino, quella scaletta che conduce al tetto dal quale si vede il mondo sul quale ci si può distendere a diventare una nuvola, quell’ultimo pezzo va fatto a piedi, da soli. Io provo.”

L’autore era malato di cancro e in viaggio (questo, infatti, è stato il suo ultimo libro). Nelle sue parole è più che evidente lo stato di uomo volenteroso, ma impotente. Non decide di arrendersi, anzi, consiglia ai lettori di cambiare e di perfezionarsi per non avere rimpianti nel corso della loro esistenza e di accettare anche il male che essa procura. Con questo passo molto forte, vi invitiamo a non rimandare a domani. La vita è ora. Quindi, chi si sente ancora in una fase di stallo o in cerca di un posto nel mondo si facesse coraggio: cambiare non è il sintomo di una malattia. Smettetela di vagabondare per i mercatini “shabby chic” e fate rifiorire la personalità che seppur nascosta, è in voi. È tutta una questione individuale: l’essenza.

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