Gino Strada: “Io so soltanto che perderanno i cittadini”.

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Ad una settimana dai drammatici eventi di Parigi, ancora oggi ci poniamo tutti le stesse domande: servirà la guerra a sconfiggere l’Isis? Si possono combattere i terroristi con la non violenza? È lecito utilizzare le loro stesse armi?

Noi le domande ce le siamo poste, ma le risposte le hanno già date gli altri (e non è stata Oriana Fallaci), privandoci del tempo di riflettere, di realizzare, di capire, perché non basta una settimana per renderti conto di quanta fame di sangue e di potere esista non solo nell’Islam, ma in qualsiasi parte del mondo.

Il Presidente Hollande è stato chiaro: “siamo in guerra, non si tratta di contenere ma di distruggere l’Isis, serve una grande coalizione”, e così subito dopo gli attacchi terroristici, i francesi con l’aiuto degli americani, hanno reagito bombardando Raqqa, in Siria, ma un alone di mistero sembra celarsi su questa vicenda. I video del terrore seminato a Parigi hanno fatto il giro del web, le immagini vengono mostrate nelle tv internazionali, ma delle esplosioni avvenute nella roccaforte dell’Isis tutta questa diffusione non c’è stata, anzi si presuppone che la zona colpita in realtà fosse deserta e che non ci siano state vittime o almeno è quello che ci hanno raccontato.

Oggi è arrivata la notizia dell’assalto all’hotel Radisson a Bamako, nel centro di Mali (Africa Occidentale), da parte di jihadisti armati: alcuni dei 170 ostaggi di diverse nazionalità, tra cui francesi, secondo fonti della sicurezza sarebbero stati liberati dopo aver recitato i versetti del Corano. Tre i morti. La Francia nel 2013 sganciò bombe su Mali per liberare la zona dagli estremisti islamici che avevano preso il controllo del territorio, in seguito a guerriglie dovute a rivalità etniche. Ennesima dimostrazione che le bombe servono a ben poco.

Come sta affrontando l’Italia l’emergenza terrorismo?

In un periodo di estrema difficoltà, in cui i governatori dovrebbero trovare insieme una soluzione per la difesa di noi cittadini, le priorità sembrano essere altre, cioè aggiornare la propria bacheca con un nuovo tweet per lo più violento e razzista. Alfano ci dice che le misure di sicurezza sono aumentate (e se lo dice Alfano!), Renzi sembra #sereno, la destra e la Lega vogliono la guerra, i 5 stelle contrastano Renzi e il suo commercio di armi con gli altri paesi, ma scagliando tutte le colpe sul premier, finiscono anche loro per farsi propaganda sfruttando un avvenimento simile.

Forse dovremmo provare ad ascoltare chi della guerra e dei morti di guerra ne sa un po’ più di noi, queste le parole del fondatore di Emergency, Gino Strada:

“Ma allora qual è la soluzione? Che cosa fare per sconfiggere l’ISIS?, io non ho “la soluzione”, anzi credo che la soluzione oggi non ci sia, che non esista ancora. Va trovata, in un lungo e difficile processo di maturazione e di crescita che deve coinvolgere milioni di cittadini. Iniziando a capire il presente e il passato, per immaginare e disegnare un futuro possibile. Per ciò che ho letto e sentito, e per quello che ho visto in anni di lavoro in mezzo alle guerre, ogni guerra ha inflitto all’umanità enormi sofferenze e ha posto le basi per le violenze successive. Il vero problema, credo, è l’uso dello strumento guerra per risolvere le contese: non funziona, è illusorio. Io parto da qui, dal riconoscere che quello strumento non è adatto, che è stupido prima ancora che crudele e immorale. Lo sforzo a cui tutti siamo chiamati è immaginare soluzioni che non prevedano – anzi, che escludano – l’uso della violenza. Una enorme dose di violenza è stata usata negli ultimi 15 in molte parti del pianeta, per “portare pace” e “per difenderci”. Regna la pace, quindici anni dopo, in tutti quei Paesi? E noi, come ci sentiamo: ben protetti, più tranquilli? No, siamo onesti, dopo 15 anni di guerre ci sentiamo più in pericolo, più indifesi e impotenti in questa guerra che non riusciamo a fermare. E abbiamo ragione, perché è così, il pericolo c’è ed è crescente. Ancora una volta, purtroppo si sta scegliendo e praticando la guerra, la mortale altalena delle bombe e delle autobombe, dei droni e dei kamikaze, delle bombe buone e di quelle cattive. Chi vincerà? Io so soltanto che perderanno i cittadini. Quante volte è cambiato “il mostro” negli ultimi 15 anni di guerre? Eppure il mostro è ancora lì. Sono convinto che sia la guerra il vero mostro da eliminare, da bandire dalla storia degli umani in quanto dis-umana, distruttiva dell’umanità. Non sarà certo una impresa facile mettere al bando la guerra, farla diventare un tabù per le nostre coscienze e abolirla per legge, come si è fatto con la schiavitù. Certo, ci sono ancora tante diverse forme di schiavitù nel mondo, ma l’idea di rendere schiavi altri esseri umani è abolita, non ha più – speriamo per sempre – diritto di esistere nel nostro pianeta. Per costruire un percorso di pace è indispensabile prima di tutto rinunciare alla guerra, escluderla dalle opzioni possibili. E’ un impegno urgente: solo nell’ultima settimana sono oltre 1200 le vittime accertate per atti di guerra. La quasi totalità civili”.

Vietato invocare invano il nome della pace e pure della guerra: abbiamo bisogno di certezze, di risposte concrete, di sicurezza, ma soprattutto di verità.

Siamo nelle mani del governo e non siamo per niente sereni.

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