La Biblioteca Conventuale di Sant’Antonio, con i suoi oltre 18.000 testi, i più antichi dei quali risalenti al XIV secolo, è un immenso tesoro culturale nel cuore di Afragola, di cui vi abbiamo già parlato in passato dalle pagine del nostro giornale. Lo scorso venerdì 8 aprile, in occasione del convegno “Oltre la conservazione…percorsi digitali nei beni culturali”, vi abbiamo fatto con piacere ritorno.
L’incontro è stato l’occasione per mostrare il lavoro dell’Associazione San Bonaventura, nata all’interno dell’ordine secolare francescano, che da anni si occupa della catalogazione e della cura delle biblioteche della provincia napoletana del S.S. cuore di Gesù, aiutando i frati minori a gestire il proprio inestimabile patrimonio bibliografico e, in alcuni casi, archivistico. Quella dell’Associazione San Bonaventura è una avventura cominciata più di 10 anni fa -come ha spiegato ai presenti Luigi Arrigo, bibliotecario e socio fondatore della onlus- a Piedimonte Matese e continuata con passione fino a riguardare tutte le biblioteche conventuali provinciali.
Ad Afragola, dove il lavoro di catalogazione e restaurazione dei preziosissimi tomi era già in stato avanzato, si è andati oltre: si è provato a mettere a disposizione della comunità cittadina un mondo nato, originariamente, per essere al servizio dei frati; e lo si è fatto in modo innovativo, attraverso la digitalizzazione della biblioteca e la creazione di applicazioni tecnologiche che siano in grado di avvicinare soprattutto i più giovani.
Alcuni di questi straordinari strumenti, realizzati dall’ingegnere Mario Tartaglia, ci sono stati presentati, in occasione del convegno, da Carlo Caccavale: tavoli digitali per spiegare ai ragazzi delle scuole l’evoluzione del libro, la struttura dei testi antichi, la catalogazione ma anche la storia di San Francesco e quella dell’ordine provinciale dei frati minori; in cui leggere il Cantico delle Creature, scoprire perché il santo di Assisi è il patrono degli ecologisti ed ascoltare le parole dei frati brasiliani “nati” dalla missione dei francescani della nostra provincia; ed ancora una straordinaria ricostruzione in 3D dell’abside della Basilica di Sant’Antonio, con la possibilità di vederne “interpretati” i mosaici attraverso la voce di alcuni attori, e la teatralizzazione degli affreschi, scontornati ed animati; l’applicazione/gioco per imparare a ricostruire “l’impronta” dei testi antichi, e soprattutto lo scaffale virtuale: una brillante applicazione che rende possibile consultare virtualmente, attraverso un sistema di kinect, gran parte dei testi della biblioteca, scannerizzati in altissima definizione. Un modo divertente ed intelligente per rendere fruibili i preziosi libri della collezione francescana; per far dialogare il passato con il presente, evitando, però, il rischio sotteso alle biblioteche digitali -sottolineato dal professor Gabriel Weston della Biblioteca Apostolica Vaticana- di allontanare le persone dall’oggetto “libro”. Un uso delle tecnologie, insomma, consapevole, non fine a se stesso e che ci permetta di “non schiacciarci sul presente, ma essere inseriti nel fluire della storia”.

(Foto di Daniela Galdi)

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