“Come è umano lei” – “Fantozzi” di Paolo Villaggio

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<<In un angolo della semioscurità di un sottoscala veniva quasi un fischio sommesso come quello di un topo: era lui, il ragionier Ugo Fantozzi!>>

E’ così che nel 1971 Paolo Villaggio fa debuttare sul palcoscenico letterario il personaggio che, nel 1968, aveva inventato per Quelli della domenica: il tragico ragionier Fantozzi Ugo.

Chi ha amato il personaggio dello sfortunato travet nella celeberrima saga cinematografica, non può ignorarne le leggendarie origini letterarie: best seller con più di un milione di copie vendute e, addirittura, premio Gogol in Unione Sovietica, “Fantozzi” è un vero e proprio cult. 

Edito dalla Rizzoli, è il primo di una serie di libri sulle avventure del mediocre e servile impiegato, che entrerà, per mai più uscirvi, nell’immaginario degli italiani. Si tratta di una serie di racconti che il comico genovese aveva scritto per l’Europeo e che sono qui suddivisi in quattro capitoli: Fantozzi Primavera, Fantozzi Estate, Fantozzi Autunno e Fantozzi Inverno.  

Per il ragionier Fantozzi,  Paolo  Villaggio prese ispirazione dai suoi anni di lavoro in una grande ditta di Genova; un’esperienza che gli fornì il materiale  per “raccontare l’avventura di chi vive in quella sezione della vita attraverso la quale tutti (tranne i figli dei potentissimi) passano o sono passati: il momento in cui si è sotto padrone(…)”. Un momento che per Fantozzi dura una vita intera, passata a chinarsi al passaggio di megapresidenti, trascinarsi sotto la terribile “nuvola dell’impiegato”, guardare con invidia alla vita dei conti e delle contesse Vien dal Mare ed essere coinvolto dal collega Fracchia in avventure disastrose.

Il ragionier Ugo Fantozzi è l’emblema dell’uomo mediocre e perennemente sconfitto, assuefatto alle umiliazioni e vile con i potenti, sfortunato nel lavoro, come nella vita privata; un essere destinato ad una ontologica subalternità.   

Sebbene la prosa di Paolo Villaggio non sia particolarmente brillante, e sia addirittura (volutamente?) talvolta scorretta, il comico è riuscito a dar vita ad una vera e propria “maschera” moderna ed offrire uno spaccato dell’Italia di quegli anni, grottesco, ma assolutamente aderente alla realtà.

La comicità di Villaggio è tagliente e surreale insieme. Si ride e molto.  Ma è un riso amaro, quello che si sperimenta leggendo delle disavventure di Fantozzi rag. Ugo, la cui dignità è costantemente calpestata in un mondo di potenti sempre al sole. Villaggio si avventa quasi con crudeltà sulla sua creatura, ed è impossibile non essere presi da un moto di spontanea tenerezza ad ogni drammatica catastrofe, che si abbatte sul suo capo chino in costante posizione deferente. E mentre lo si segue nelle sue avventure con l’amico Fracchia o accanto alla moglie dai capelli “color topo”, quasi lo si immagina, riconoscente per questa compassione, rivolgere al lettore con voce impastata un: “Come è umano lei”.

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