n CIVATI large570Se c’è una cosa che è emersa con chiarezza negli ultimi mesi, è che la strada verso la rappresentanza della moltitudine (quel 99% protagonista dall’epoca di Zuccotti Park) è diversa per ciascun Paese; se in Gran Bretagna essa è passata dal ritorno alle origini di un partito – il Labour – da tempo inoltratosi sulla via del neoliberismo, in Spagna e Portogallo si è dovuto attendere un momento di rottura per assistere alla fondazione di movimenti ex novo, capaci di portare la battaglia politica oltre lo storico scontro destra/sinistra: Podemos e Bloco de Ezquierda hanno provato a dare voce agli ultimi di questa società europea senza curarsi dei tradizionali veicoli della loro politica nazionale. Ancora peculiare è stata la nascita e la crescita di Syriza, venuta fuori dalla fusione di movimenti, partiti e sindacati anche molto diversi tra loro per ideologia e pregressi.

In questa margherita di opzioni fornite dalla storia recente, sembra proprio che la sinistra italiana non sappia come scegliere: se vanno sempre più ad ingrossarsi le fila di chi abbandona il Partito Democratico (ultimi, in ordine cronologico, sono stati gli onorevoli D’attorre, Galli e Folino, tutti di area bersaniana), d’altro canto nessuna certezza è offerta dalla nascita della cosiddetta Cosa Rossa, questa nuova formazione di cui si vocifera praticamente da sei mesi (praticamente da quando Civati ha annunciato l’addio al PD), ma che tuttora stenta a trovare una sua forma definita.

Civati, appunto: che fine ha fatto? La sua creatura, Possibile, si appresta a vivere un nuovo momento fondativo, con l’assemblea nazionale (la seconda) del 21 a Bagnoli a fare da spartiacque e segnare il futuro politico del deputato brianzolo e dei suoi seguaci. Non è l’unica novità rispetto all’ultimo aggiornamento: sabato 7, infatti, Nichi Vendola terrà a battesimo un nuovo gruppo parlamentare chiamato a raccogliere i residui di Sel, i fuoriusciti PD (oltre ai summenzionati D’Attorre, Folino e Galli, ci sarà Fassina) e qualche desaparecido ex grillino pentito. Un nuovo inizio che nasce già con dei dissociati eccellenti: Civati stesso, infatti, non parteciperà al gruppo (né tantomeno ne faranno parte i “suoi”). Ed ulteriori divisioni si preannunciano in vista delle amministrative; se a Milano la piattaforma dovesse essere la stessa che fece vincere Pisapia quattro anni fa, infatti, la spaccatura rischierebbe di essere netta tra Sel, ben lieta di tornare al governo della città con il PD, e le forze antigovernative (e qualcuno si spinge ad ipotizzare una candidatura proprio dello stesso Civati). Stesso discorso a Cagliari (dove Zedda, Sel, unirà tutto il fronte del centrosinistra ricomprendendovi anche il PD); mentre Roma, qualora andasse a voto, potrebbe vedere il tentativo di Fassina verso il Campidoglio (ma Marino promette di ricandidarsi alle primarie del Partito Democratico).

Un groviglio difficilmente sbrogliabile, insomma, complicato da personalismi che dividono forze che già godono di pessima credibilità presso coloro che mirano a rappresentare; acuito dall’atteggiamento di una stampa disposta a parlare di ciò che si muove a sinistra fuori del PD solo quando è facilissima l’occasione di un gol a porta vuota per il premier: vedi il caso Mineo, con l’ex giornalista di Rai News 24 capace di ridicolizzarsi da sé con dichiarazioni capaci di distinguersi per vigliaccheria e maschilismo. Insomma, nessuno pensava che sarebbe stato facile, ma nessuno pensava nemmeno che potesse essere così impossibile.

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