Il 10 marzo 2015 è stato approvato a Montecitorio il ddl Boschi che ora passerà al Senato.

I nostri politici si prefiggono l’obiettivo di stravolgere la Costituzione Italiana, con il superamento del bicameralismo perfetto, attraverso la modifica della Riforma del Titolo V e la soppressione del CNEL.

A votare, tutti i partiti tranne il M5S, con 357 voti favorevoli e 125 no.

È stato Danilo Toninelli a spiegare le ragioni del Movimento di restare fuori dall’aula. “Meno sovranità popolare e più sovranità di un capo – ha detto Toninelli in merito alla riforma – questo è l’esatto opposto di ciò che dice la nostra Costituzione”.

All’interno di Forza Italia hanno seguito (quasi) tutti l’ordine arrivato dall’alto di Silvio Berlusconi e cioè quello di votare no. Per Brunetta la riforma renziana rappresenta “un fantasma per la nostra democrazia”. Nel PD la maggioranza ha votato sì; nonostante non siano mancate le divisioni all’interno del partito, che ha visto dissidenti e non votanti come Civati e Fassino.

La domanda che gli italiani si pongono adesso è: ma il problema del nostro paese è veramente la Costituzione? Non ce n’eravamo accorti. Non avevamo capito che la crisi era dovuta a quella carta costituzionale scritta dai più grandi uomini che l’Italia ha visto protagonisti dopo il fascismo. Tutta colpa di Calamandrei!

Siamo proprio sicuri che questa riforma porterà benessere al popolo? Perché le riforme si fanno per il benessere dei cittadini, giusto? Bisogna attivarsi subito per diminuire il tasso di disoccupazione, per dare aiuto finanziario a chi non si può più permettere un pezzo di pane, per bonificare i territori avvelenati.

E allora cosa aspettiamo? Cominciamo a smettere di tagliare i servizi dei cittadini ed iniziamo a tagliare gli sprechi della politica: dalle autoblu ai vitalizi ai condannati per mafia, dalle pensioni d’oro al finanziamento pubblico ai partiti. Tuttavia le esigenze del governo sembrano essere altre.

La necessità è quella di abolire dalla nostra Costituzione il bicameralismo perfetto.

Cosa cambierebbe con il bicameralismo imperfetto? Ci sarebbe comunque un Senato, chiamato Senato delle autonomie,  di cui farebbero parte 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e altre 5 personalità scelte dal Presidente della Repubblica. I senatori però verrebbero eletti non più dal popolo, bensì dai Consigli regionali. Il Senato non voterà più la fiducia ai governi, avrà poteri relativi al raccordo tra Stato ed enti territoriali e voterà in seduta comune alla Camera dei Deputati le sole leggi costituzionali, i referendum popolari e via dicendo.

Questo sistema porterebbe a uno snellimento dell’iter legislativo, ma al contempo porterebbe alla violazione di uno dei principi democratici propri di un sistema rappresentativo come il nostro.

Se solo si pensa allo scandalo Mafia Capitale, si capisce subito che la corruzione nasce, cresce e si sviluppa proprio all’interno dei comuni e delle regioni. E allora cosa vuole fare Renzi? Visto che mancano i corrotti in Parlamento, ne va ad aggiungere qualcun altro, proprio perché a scegliere non siamo noi, ma sono gli stessi politici che si delizieranno a nominarsi tra loro. Più potere ai potenti.

E l’Italicum intanto che fine ha fatto? Questa nuova legge elettorale, nata dall’accordo tra Renzi e Berlusconi, che hanno voluto distinguere dal Porcellum dichiarato incostituzionale per le liste bloccate e l’alto premio di maggioranza. Così i due grandi leader italiani hanno pensato bene di inserire nuovamente nella legge il sistema delle liste bloccate. Scelta logica e coerente.

La verità è che qui si vuole riformare tutto, perfino la Costituzione; eppure l’unica cosa che i politici dovrebbero riformare è la propria coscienza.

 

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