Il concept album “Darwin”, pur non nascondendo i riferimenti alle teorie sull’evoluzionismo del grande biologo e naturalista inglese, altro non è che un mezzo adoperato dal Banco Del Mutuo Soccorso per riflettere sull’essere umano e sul suo rapportarsi tanto alla natura che lo circonda, quanto ai propri simili.

Francesco Di Giacomo, storico cantante del gruppo, riesce a coinvolgere totalmente l’ascoltatore sia con le sue liriche profonde, ma dal linguaggio scorrevole, sia con la sua voce solenne, al punto che si viene letteralmente trasportati al cospetto della grande esplosione cosmica, miliardi di anni fa.

L’album si apre con la suite “L’evoluzione”, lunghissimo brano che alterna intensi duetti di tastiera e pianoforte (ad opera dei fratelli Nocenzi) a intermezzi strumentali acid rock, che appaiono quasi improvvisati, manifestando un’energia tale da dipingere, come in quadro, la nascita della vita e le sue prime difficoltà nell’adattarsi a un mondo ostile.

Dopo la furia degli strumenti elettrici e delle divagazioni dei synth, a placare il ribollire senza sosta del brodo primordiale ci pensa Di Giacomo con la sua voce tenorile, invitandoci a riflettere su un mondo che non è stato creato da dei, ma che si è originato da sé.

L’opera, tuttavia, non deve essere confusa con un abolizione tot court dei valori promossi dalle religioni. Infatti, l’intero disco vuole essere un invito a considerare la positività delle parabole e delle metafore religiose, ma rifuggendone l’interpretazione letterale, che potrebbe bloccare una ricerca più genuina sul mondo circostante.

Il brano successivo, “La conquista della posizione eretta”, altro non è che un invito a superare i limiti che ci impediscono di raggiungere la nostra umanità e di cogliere l’essenza del mondo circostante, come il quadrumane che riesce finalmente ad ergersi per poter scrutare l’orizzonte.

Dopo l’intermezzo strumentale “La danza dei grandi rettili”, che ci rimanda a un’epoca in cui l’uomo non era la specie dominante sul pianeta, nasce nell’uomo il bisogno di associarsi in piccole comunità, per aumentare le proprie possibilità di sopravvivenza. Questa è la tematica della successiva “100 mani e 100 occhi”, una canzone epica che ha il suo culmine nel potente coro: “Di cento mani è la mia forza, e cento occhi fanno a noi la guardia”.

L’orologio della storia prosegue inesorabilmente a muovere le sue lancette. Gli uomini primitivi iniziano a stabilizzarsi in luoghi sicuri, a porre le prime basi per lo sviluppo sedentario delle società. Così, in “750000 anni fa l’amore”, viene immaginata una scena che sarà unica nel panorama musicale e poetico italiano. Ci viene mostrata la possibilità che un ominide nutra amore verso una propria simile, nonostante la storia naturale ce li abbia sempre dipinti in preda a passioni e istinti appartenenti al regno animale. Il brano inizia con un pianoforte struggente, che con le sue note ci porta sulle rive di un limpido fiume, dove il protagonista rimane folgorato dalla vista della donna. Tuttavia, egli non riesce ad avvicinarsi, poiché il suo aspetto ancora fortemente scimmiesco lo rende insicuro rispetto a ciò che per lui rappresenta tanta bellezza. La delicata elegia esplode nel finale, quando il protagonista si affida al potere della fantasia, immaginandosi diverso nell’aspetto e nell’intelletto, a danzare in verdi campi con la sua donna, illuminati solo dai bagliori lunari.

La solitudine provata dall’uomo, nonostante il fatto che esso si sia associato ai propri simili, è sicuramente la tematica trainante del disco: noi tutti, uomini moderni, siamo potenzialmente quello scimmione, perché potremmo venire isolati da un momento all’altro per delle differenze fisiche o intellettuali.

L’album prosegue con “Miserere alla storia”, la chiusura ideale del precedente brano, in cui l’uomo, solo, è attanagliato dai dubbi sulla sopravvivenza della propria razza.

Quesiti che vengono definitivamente affrontati, ma non risolti, nel brano finale “E ora io domando tempo al tempo (ed egli mi risponde: non ne ho)”.

L’uomo non può conoscere né quale strada evolutiva intraprenderà, né quando questo percorso terminerà con un inevitabile estinzione. Può solo sperare di migliorare la propria essenza umana, con una maggiore comprensione delle altre creature e abbandonandosi al piacere estatico verso le bellezze naturali.

L’evoluzione è appena iniziata.

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