Dopo aver scoperto Semiramide , la regina lussuriosa, continuiamo il nostro viaggio percorrendo nuovamente il 5° canto dell’Inferno che, ricordiamo, è quello destinato ai peccatori carnali.
Parliamo ancora di personalità femminile ma questa volta Dante omette il nome per amore verso il proprio maestro. Il personaggio in questione infatti è un’eroina di Virgilio nell’Eneide poiché amante del suo eroe per eccellenza: Enea. Attraverso la voce del più grande scrittore latino secondo T.S. Eliot, il Sommo Poeta scrive:

L’altra è colei che s’ancise amorosa,
e ruppe fede al cener di Sicheo;

Stiamo parlando di Didone o Elissa, dal nome fenicio Allīzāh (la gioconda), la regina fondatrice di Cartagine. Fu moglie di Sicheo, Re di Tiro assassinato dal fratello di Didone, Pigmalione. Alla sua morte, la moglie promise sulle sue ceneri eterno amore, ma il fato fu crudele con lei. Sulla sua strada incontrò l’uomo destinato a fondare Roma. Didone s’innamorò perdutamente di Enea rompendo subito la promessa fatta al defunto marito. Purtroppo Giove impose all’eroe troiano la partenza per compiere il suo destino e schiavo del fato partì. La regina lo supplicò di restare con lei e conscia dell’insuccesso del suo amore lo maledice prevedendo eterna inimicizia tra il popolo romano e quello cartaginese che sfociò nelle famose guerre puniche combattute da Annibale, creato per vendetta dagli Dei dalle ossa della moglie di Sicheo. Disperata dalla promessa infranta e dall’amore non corrisposto, Didone si uccise con la spada di Enea per poi gettarsi in un fuoco sacrificale. I due innamorati si incontreranno nuovamente nell’Ade dove l’eroe troiano  la supplicherà di perdonarlo, ma l’anima della regina si rifugerà al fianco di Sicheo in un eterno silenzio.

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