Dopo aver scoperto la Pantasilea nel 4° canto dell’inferno di Dante, cominciamo ad introdurci nella vera e propria dimora di Lucifero. Il 5° canto è, forse, quello più conosciuto grazie alla storia d’amore di Paolo e Francesca ma è anche il primo canto che comincia a plasmare il vero carattere della Commedia che arriverà a toccare dei picchi che pochi poeti hanno raggiunto. In questo girone troviamo “i peccator carnali, che la ragion sommettono al talento”. La parola “talento” è un gallicismo che sta per “desiderio” e in questo contesto, più precisamente, indica il desiderio sessuale.

Questo canto è pieno di personaggi stracolmi di bellezza ma a noi interessa la prima persona descritta da Virgilio attraverso le parole del Sommo Poeta.

fu imperadrice di molte favelle.
A vizio di lussuria fu sì rotta,
che libito fé licito in sua legge,
per tòrre il biasmo in che era condotta.
Ell’è Semiramìs, di cui si legge
che succedette a Nino e fu sua sposa:
tenne la terra che ‘l Soldan corregge.”

Parliamo di Semiramide, la leggendaria imperatrice lussuriosa. Governò l’impero Assiro dopo la morte di suo marito Nino e leggenda vuole che sotto il suo regno furono costruiti i giardini pensili di Babilonia, una delle sette meraviglie del mondo antico. Semiramide, ricoperta dalla vergogna della sua lussuria, creò una legge che obbligò i suoi concittadini a peccare del suo stesso peccato, sempre e ovunque, per mascherare “il biasmo in che era condotta”. Il suo “talento” la portò anche all’incesto col figlio Nynias, e dopo questo episodio, nel regno, cominciò a crearsi del caos. Il caos sfociò in una rivoluzione e lei, invece di mandare le truppe imperiali a placare la folla, decide di mostrarsi completamente nuda al balcone del suo palazzo, replicando al nunzio imperiale che: “la bellezza calmerà la sedizione”. Per un istante il popolo si fermò ammaliato dalla figura dell’imperatrice ma la quiete durò finché suo figlio non la pugnalò alle spalle per vendetta dell’incesto.
La sua storia anticipa a grandi linee il pensiero di Dostoevskij che nell’idiota afferma: “la bellezza salverà il mondo”. Sarà pur vero ma in entrambi i casi la bellezza è qualcosa di aleatorio, non appartenente all’uomo anche se esso deriva da essa. Una conclusione tragica, modernissima se vogliamo interpretarla al presente, che non fa altro che gettare le fondamenta in un vero e puro pessimismo storico.

1 COMMENTO

Rispondi