Una partita non facile divenuta la più dura di tutta la stagione. Decisa solo su rigore del solito Higuain, Napoli-Carpi è stato solo il primo dei tanti match infuocati che attendono i partenopei nel mese di febbraio.

La partita. I primi 480’’ del Napoli sono brucianti, con Higuain che sfiora due volte il gol, disinnescato prima da Belec e poi poco preciso nella successiva conclusione a rete; il Carpi invece rinuncia a giocare per tutto il primo tempo, rintanandosi nella propria trequarti a protezione del pareggio. Alle strettissime maglie difensive romagnole sfugge solo Callejon, che ci prova senza fortuna al 37’ di piede e al 42’ di testa, mentre in precedenza si era visto inoltre negare un rigore solare al minuto 23. Gli errori arbitrali continuano anche nella ripresa, il gol annullato ingiustamente per fuorigioco a Callejon (51’) fa il pari con l’ingenerosa espulsione di Bianco del Carpi per doppia ammonizione. Il vantaggio partenopeo a firma del solito Pipita (su rigore al 69’) non scuote gli animi dei romagnoli, che provano a rovinare la festa partenopea con Lasagna (81’), ma il suo tiro alto apre soltanto alla passerella finale.

Vittoria di nervi. Paradossale, ma l’incontro di ieri col Carpi valeva una stagione intera. Il Napoli doveva vincere e l’ha fatto, soffrendo troppo rispetto ai suoi standard, ma l’ha fatto. Diversamente, pareggio o sconfitta avrebbero infatti obbligato la squadra di Sarri ad una settimana di passione e nervi tesissimi: allo Stadium si sarebbe dovuto vincere a tutti i costi per non consegnare alla Juve il primo posto in solitaria e spalancarle così un’autostrada verso il quinto scudetto consecutivo. Ma, potere della vittoria, il Napoli arriva allo scontro diretto all’apice della sua condizione mentale, col morale a mille, e con la consapevolezza di aver a disposizione due risultati su tre per confermarsi padrone del campionato. Non solo, perché anche un’eventuale sconfitta sarebbe indolore, non ridimensionando affatto le ambizioni partenopee né in ottica scudetto né tantomeno in ottica secondo posto, che varrebbe la qualificazione diretta in Champions League (Fiorentina ed Inter sono infatti distanti rispettivamente 10 ed 11 punti). I freddi calcoli non rilassino però gli animi in vista del big match di sabato prossimo. Anzi, Sarri farebbe bene a mostrare il film delle ultime tre o quattro uscite del Napoli in campionato: tutte vittorie arrivate giocando col cuore ma mantenendo sempre nervi saldi e sangue freddo, senza tradire le proprie idee di gioco e surclassando avversari mai domi che non hanno mai mollato un centimetro di campo alle iniziative azzurre. E chissà che non li espugni, lo Stadium…

Il ballo del mattone. Pur di non farsi trascinare dal ritmo tambureggiante del gioco rock’n’roll del Napoli, il Carpi, l’arbitro Doveri ed i suoi assistenti Gavillucci e Pegorin le hanno provate tutte, da una penosa difesa ad oltranza fino alla scandalosa gestione dei cartellini, passando per le due clamorose sviste su Callejon. E così, se da un lato i partenopei sciorinavano calcio al ritmo di “Twist and shout” dei Beatles, dall’altro c’era qualcuno che “si divertiva” a scimmiottare “Il ballo del mattone”, fieramente aggrappati alla pesantezza dei propri limiti e consapevoli autori di una prova a dir poco deprimente. Siamo maliziosi a pensare che ieri ci abbiano giocato un po’ tutti contro, è vero, ma è un sollievo pensare che tante piccole mediocrità messe insieme non valgono il talento di uno solo o la forza di un collettivo straordinario come quello partenopeo! Un merito Castori tuttavia ce l’ha: aver  individuato un  punto debole della manovra azzurra in fase di impostazione. Infatti, all’altezza della linea di metà campo, più volte il Napoli si è trovato impreparato e scoperto al momento in cui gli avversari rubavano palla e verticalizzavano velocemente. Una sorta di “punto di rottura” cui mister Sarri dovrebbe porre al più presto rimedio ma che non desta preoccupazioni di sorta. In fin dei conti, quanto importa una nota stonata dinanzi ai finali e scroscianti applausi della platea?

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