Afragola, in esclusiva la lettera di dimissioni del Consigliere Giovanni Tuberosa.

Dimissioni di Giovanni Tuberosa dalla Carica di Consigliere Comunale di Afragola

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In esclusiva la lettera di dimissioni di Giovanni Tuberosa dalla carica di Consigliere Comunale firmata digitalmente e inviata tramite PEC al Protocollo del Comune pochi minuti fa e come annunciato sul profilo Facebook dell’ormai ex consigliere.

 

 

 

 

 

 

Al Sindaco di Afragola
Al Presidente del Consiglio
Al Segretario Comunale

p.c. Ai Consiglieri Comunali di Afragola

Oggetto: Dimissioni dalla Carica di Consigliere Comunale da parte di Giovanni Tuberosa

Io Sottoscritto TUBEROSA GIOVANNI nato a Napoli il 11/10/1983 e residente in Afragola con la presente intendo comunicare le mie irrevocabili dimissioni dalla carica di Consigliere Comunale del Comune di Afragola.

All’età di 23 anni ho iniziato a interessarmi di politica perché cercavo uno strumento per aiutare gli altri, uno strumento che mi avrebbe consentito di sdebitarmi con la vita per l’immeritata fortuna avuta nel nascere, crescere e vivere in una famiglia che non mi ha fatto mai mancare niente e che mi ha permesso di ottenere gli strumenti che oggi utilizzo per costruire un mio futuro. Guardavo gli ultimi, guardavo chi questa fortuna non l’ha avuta, chi all’epoca soffriva e che ancora oggi soffre l’ingiustizia di uno Stato sempre più assente; guardavo all’ingiustizia della società e avvertivo sempre più il bisogno di fare qualcosa perché ero e sono fermamente convinto che la felicità è reale solo se condivisa.

Oggi posso affermare con certezza che la politica è intesa solo come mero strumento per aiutare se stessi “rubando” presente e futuro ad una generazione che è, allo stesso tempo, sia vittima che carnefice.

La delusione è tanta perché dopo sette anni di abnegazione, dopo aver fondato una giovanile che con il sudore e con le sole proprie forze è riuscita ad incunearsi nella politica afragolese fino ad allora frequentata e aperta ai soli pochi notabili. Siamo riusciti ad essere avanguardia e a riaprire un conflitto sociale riuscendo nell’impresa di convincere con la bontà delle nostre proposte e con la nostra sincera luce negli occhi circa mille persone a credere in noi.

Questa storia è stata mortificata fin dal primo momento. Questa storia è stata annientata dal partito che non ha mai voluto investire nei suoi giovani, dalla stessa Amministrazione Comunale che mai ha considerato seriamente le numerose proposte fatte in Commissione. Siamo stati responsabili dal primo momento e col senno del poi sicuramente abbiamo sbagliato: con umiltà eravamo consapevoli di non essere ancora pronti per ricoprire il ruolo di Assessore, anche se eravamo totalmente legittimati a chiedere rappresentanza in Giunta. Pensavamo che le nostre battaglie, i nostri 100 punti del programma avrebbero trovato porte aperte, o che almeno si sarebbe affrontata una discussione a rigurado.

Ma come si sa, e l’abbiamo provato sulla nostra pelle, si è trattato solo di promesse e di belle parole fino al giorno del voto, perché dall’insediamento è iniziata tutta un’altra storia. Si è iniziato a gestire il potere e il potere è un concetto troppo serio per stare nelle mani del popolo e di qualche giovane.

Esistono tre faldoni di proposte in III Commissione che come Presidente ho calendarizzato, discusso e inoltrato a Sindaco, Assessori e Dirigenti. La risposta? Il nulla totale. Quando ho alzato la prima volta la voce per la perdita di un finanziamento di un milione e duecento per realizzare un impianto fotovoltaico sulla scuola Marconi con un efficientemente energetico totale mi aspettavo il popolo dietro di me, con tutta la politica e soprattutto con tutta la mia Amministrazione. Chiesi un provvedimento disciplinare perché il finanziamento fu perso per un’errata trasmissione dei file da parte degli uffici e tutto questo mi sembrava inconcepibile. Fu allora che provai la prima volta la sensazione di solitudine che mi ha accompagnato nei quattro anni successivi. L’efficientamento energetico di una scuola avrebbe permesso di risparmiare risorse, risolto problemi relativi alla manutenzione dell’edificio e addirittura avrebbe fatto guadagnare alla scuola, una volta che l’impianto sarebbe andato nella fase di produzione. Insomma era una visione politica legittima e con una prospettiva. In quel occasione mi sentii dire per la prima volta una frase che poi ho risentito innumerevoli volte: “Tuberosa, ti stanno mandando a comprare il sale”.

 

Poi fu la volta dei 26 lavoratori impegnati nella pulizia degli edifici comunali. Ho avuto sempre il “difetto” di caricarmi dei problemi degli altri per sentirmi in pace con me stesso e per migliorare la società e anche in quella occasione, nonostante i riferimenti politici di queste 26 famiglie erano altri e soprattutto assenti, mi sentivo in dovere anzi in obbligo a far luce su una questione che faceva acqua da tutte le parti e che andava a colpire 26 famiglie di onesti lavoratori che hanno solo osato chiedere un po’ di dignità sul lavoro. E anche in questo caso mi hanno fatto girare come una trottola per ottenere un bel nulla. Queste dimissioni sono anche per loro, perché non sono stato in grado di difenderli e rappresentarli di fronte a questa politica cinica e spietata.
Ho cercato allora di essere collaborativo e, citando una canzone di Appino dedicata al Maestro Monicelli, “ho dormito solo per ricominciare” cercando di non guardare tutte le storture di una classe politica, e intendo tutta la classe politica, basata su nomine, segnalazioni, rapporti clientelari e totalmente priva di quel senso di comunità che dovrebbe agitare l’animo di ogni buon politico o Amministratore. Il lavoro nella mia Commissione continuava a produrre proposte e regolamenti che volevo semplicemente solo discutere e certamente non imporre visto che sono consapevole che la società non può essere bianca o nera e che la mia visione di socialista, intesa come attuazione di una società in cui si realizzi una piena eguaglianza di tutti i cittadini sul piano giuridico, sociale ed economico, non potesse essere condivisa da tutti. Una soddisfazione finalmente arrivò e fu l’approvazione del Regolamento per l’assegnazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Ci ho messo il cuore e l’anima perché quel Regolamento rappresentava il mio ringraziamento personale a Peppino Impastato, a Falcone, a Borsellino, a Peppe Fava, a Giancarlo Siani, a Pio la Torre e a tutti quegli angeli in terra che hanno dato la vita per un popolo che certo non lo meritava. Loro hanno mantenuto fermi e saldi i miei ideali di gioventù e io dovevo sacrificare tutto il mio tempo per onorare la loro memoria con questo regolamento. E questo regolamento era l’inizio della vera guerra alla mafia anche ad Afragola. Ora lo posso dire: ci ho lavorato in solitudine sia prima che dopo. Ma come mai fu votato? Solo perché in qualche Consiglio Comunale precedente in modo provocatorio e arrabbiato accusai la politica di favorire la camorra con i ritardi amministrativi e soprattutto non prendendo in considerazione un regolamento che era da ben un anno in Commissione ed attendeva solo di essere votato. La stessa scena si è ripetuta precisamente un anno dopo l’approvazione del regolamento con la pubblicizzazione del primo bando di affidamento, bando fermo in commissione per due anni insieme al regolamento. Dovetti dire in Consiglio Comunale, sempre in modo provocatorio, che a questo punto era meglio non approvare il regolamento e che continuasse ad operare la camorra sul quel pescheto, almeno il bene sarebbe stato preservato dall’incuria e all’abbandono dovuto ai ritardi fittizi della politica. Sono stato sempre un grande lavoratore perché credo fermamente che sia il lavoro a nobilitare l’uomo e non le coccarde e le passerelle: scoprì per caso che Libera, che da anni ha monopolizzato la lotta alla camorra non permettendo la nascita e crescita di un vero fronte anticamorra basato su nuove forze, stava organizzando una festa in occasione del regolamento senza avere la delicatezza di avvisare almeno chi lo aveva concepito e lottato per attuarlo. Ma in Italia funziona così: scegli un ambito, ci metti le radici e lo porti avanti all’infinito, a volte in modo immeritato, facendo terra bruciata attorno e allontanando chi crede in quella lotta. E questo lo si fa nello sport, nell’ambiente, nel sociale. Ancora una volta faccio finta di niente e insieme a due ragazzi incontrati a pescheto trascorro la giornata a pulire quel bene in occasione di quella festa organizzata in modo frettoloso, e tra l’alto non grazie all’apporto della politica o a di Libera ma del Comandante Maiello, allontanato anche lui dal Comune per questioni a tratti allucinanti. Ovviamente non mancarono le passerelle del Sindaco e dell’Assessore Iavarone, che col petto rigonfio erano pronti alle interviste TV per parlare di qualcosa che avevano solo sentito nominare idi sfuggita e di cui avevano letto grazie ai documenti che dalla Commissione continuamente inviavo a tutti gli uffici. In quel occasione mi aspettavo solo di sentire “un grazie al consigliere Tuberosa per il lavoro svolto”. Mi aspettavo solo questo. Un grazie ovviamente non pervenuto, come non sono pervenuti i tantissimi grazie che mi aspettavo in questi 4 anni da tutte le altre categorie della società. Non ho mai chiesto niente a nessuno e ho sempre cercato di difendere chi non poteva difendersi, nonostante le difficoltà fossero tante, sia nella vita personale che nella vita politica. E pensare che mi bastava solo un sorriso e una pacca sulla spalla per trovare la forza di andare avanti e di credere che è possibile cambiare questo sistema. Invece dai cittadini arrivavano solo richieste “ad personam”: certificati, nomine, sollecitazioni e tutto quello che oggi la politica usa per “fare voti”. Ecco la seconda più grande delusione: il popolo. Alla luce del sole e sui social tutti erano pronti ad indignarsi davanti questa dilagante corruzione, davanti al comportamento della becera politica che sceglieva i nonni civici, gli operatori sanitari, gli scrutatori, chi doveva andare in vacanza, chi doveva avere incarichi, e a quali aziende affidare appalti. Ma poi al calare delle tenebre erano le stesse persone che cercavano proprio quello che con tanto ardore avevano disprezzato.
Il disgusto più grande l’ho provato quando a fare queste schifezze erano i “compagni” e anche gli uomini e le donne di chiesa, del tutto dimentichi degli importanti insegnamenti del primo grande rivoluzionario, Gesù: tutti pronti a cercare il proprio tornaconto fregandosene del fatto che forse c’era a chi per meriti spettava quel posto, quella nomina, quell’opportunità.
E la cosa peggiore è che queste logiche clientelari riempivano l’Amministrazione di persone mediocri che con il loro operato fallimentare hanno causato tutti i disagi che ci sono oggi. Anzi, il disgusto aumentava quando vedevo che se per esempio qualche ingegnere o architetto aveva un incarico su nomina politica l’atteggiamento non era quello di impegnarsi il doppio per dimostrare di meritare quell’opportunità, ma era come se a questo individuo spettasse quel pagamento in natura per i voti portati o che avrebbe portato, e pertanto l’opera da compiere poteva essere fatta male. Ho portato in commissione proposte e spunti di discussione che giacciono lì in uno sgabuzzino di pochi metri quadrati in cui tutta la politica è stata relegata per anni. Siamo stati letteralmente “depositati” in Via Pigna a prendere solo gettoni di presenza e a produrre documenti che non sarebbero mai stati discussi. Ogni giorno ci provavo e ogni giorno fallivo: proposi di costruire un canile comunale visto che ogni anno il Comune spende 170 mila euro per l’affido ad altri canili e così in soli 4 anni avremmo risparmiato questa somma, addirittura ottenendo un guadagno se si prestava servizio agli altri Comuni vicini e offrendo, inoltre, l’opportunità di una struttura alle associazioni animaliste molto attive sul nostro territorio. Un ragionamento politico-economico con soli vantaggi ridotto a “A Tuberosa piacciono i cani e vuole fare un canile”. Proposi di rivedere la raccolta differenziata ed iniziare a sperimentare nei quartieri più virtuosi i cassonetti integrati, utili perché il porta a porta è esageratamente costoso e utili inoltre a far risparmiare ai cittadini di percorrere 100 metri ogni sera e depositare tutto in cassonetti invisibili. Fui deriso ma poi chi mi derideva si stupiva degli stessi cassonetti nei suoi viaggi europei. Anche in questa occasione il lato tecnico ci fece perdere un finanziamento per un centro di riciclo perché consegnò in ritardo di 15 minuti il progetto per un bando europeo. Altri soldi ed opportunità perse da parte del Comune per la mediocrità del suo personale che nel frattempo veniva valutato con il massimo del punteggio dal nucleo di valutazione ( di nomina politica per avallare ragionamenti di interessi e di partito), portandosi a casa decine di migliaia di euro non meritati e cioè soldi sottratti ai cittadini afragolesi. E quali sono questi obiettivi raggiunti che fanno guadagnare ai nostri dirigenti non meno di 10000 euro all’anno in più allo stipendio che gli paghiamo? Superare l’80% delle presenze sul lavoro. Oppure digitalizzare tutti i documenti prodotti. Insomma sfioriamo quasi il ridicolo. Ero convinto che ci fosse una politica mediocre che si affidava a dirigenti mediocri. Ma poi basta leggere l’albo pretorio per capire che era un continuo darsi una mano a vicenda: una collusione continua sotto la luce del sole basata su “furbate” procedurali, su ritardi indotti per affidamenti diretti, su gare spacchettate per risultare inferiori ai 100000 euro e ai 40000 euro, su incarichi politici non basati su competenze ma sulla necessità di compiacere il politico sia di maggioranza che di minoranza.

Nei primi consigli comunali approvammo un finanziamento regionale di 250000 euro per rifare il sistema informatico comunale. Ero entusiasta perché era possibile costruire un sistema informativo comunale che garantisse la trasparenza degli atti, la digitalizzazione del protocollo, che effettuasse la scheda di ogni cittadino in modo da semplificare visione e pagamenti, e soprattutto che ostacolasse con la trasparenza ogni tipo di giochetto perpetuato negli uffici grazie al sistema dei “non protocolli”. Addirittura il finanziamento imponeva che la ditta vincitrice avrebbe dovuto consegnare il pacchetto intero entro sei mesi e avremmo potuto inserire tool di migrazione per riappropriarci della banca dati sui contribuenti. Addirittura avremmo potuto attivare pagamenti digitali e liberare tante risorse lavorative da impiegare altrove. Lo stesso protocollo poteva essere interamente digitalizzato. Insomma è il mio campo di azione e non è un caso che tutte le grandi aziende sono riuscite con la totale informatizzazione ad eliminare ritardi e disservizi. Eravamo sul punto di farlo con un ingente guadagno da parte dei cittadini. Ancora oggi non si sa niente di questa gara nonostante i continui solleciti in Consiglio Comunale e nelle rare riunioni di Maggioranza. Giustamente possiamo mai applicare per davvero la trasparenza e rinunciare a tutte le opportunità della politica malata? Giustamente noi dobbiamo preoccuparci dell’imminente campagna elettorale e per questo chi prima definivamo “nemico” è diventato un “amico” se ci è utile allo scopo.

Ho capito il vero senso della campagna elettorale e del libro dei sogni: il potere logora chi non ce l’ha. E semplicemente qui la chiave di lettura della politica odierna. E continua a perpetuarsi con l’alternanza come se fossimo in una farsa continua.

E che dire di quando fu privatizzato lo Stadio Moccia con una semplice Giunta senza nessun preavviso ai Consiglieri? Fu la prima volta che entrai in crisi ed ero pronto a staccare la spina per poi accorgermi che l’opposizione era la prima a non voler staccare questa spina.

L’azione politica sullo stadio Moccia è stata la mortificazione più grande davanti al mio popolo, a quel popolo che avevo deciso di difendere e rappresentare in Consiglio Comunale: alle manifestazioni contro la privatizzazione eravamo in prima linea ed era la mia Amministrazione che alla fine aveva privatizzato tutto. Tutto con l’avallo degli Assessori ed ex Assessori che, come fanno ancora oggi, predicano bene e razzolano male. Certamente non volevo imporre la mia visione “comunista” dello sport ma mi aspettavo almeno una discussione e certamente non la totale privatizzazione. Infatti oggi la mia visione è cambiata e credo in una sinergia continua tra pubblico e privato. Ovviamente non intendo il privato che ci ritroviamo ma un privato eccellente e meritocratico. Infatti i risultati si sono visti con “il privato che fa comodo”. Anche da Consigliere sono stato al fianco di chi in quella occasione ha manifestato contro la privatizzazione e anche in quella occasione, senza ricevere nemmeno un grazie, mi accorsi che, anche per lo sport, si trattava solo di rincorrere il proprio tornaconto personale. Ognuno, come poi si è dimostrato, cercava solo di gridare più forte per essere accettato al cospetto della politica e racimolare qualche ora in più per il business delle giovanili. Infatti quando proponevo nelle riunioni in Commissione il modello collaborativo in cui tutte le Associazioni potessero gestire insieme l’impianto la risposta era sempre la stessa: “io voglio avere solo le ore per poter allenare le giovanili e certo non mi posso mettere a pensare a pagare le bollette e gestire il campo”. In silenzio ho combattuto anche per loro e da loro sono arrivate solo condanne.

Non ultimo, che poi è stata anche la ciliegina sulla torta, un totale silenzio sul regolamento della gestione dei Beni comuni che avrebbe potuto risolvere la questione dello Stadio Moccia, oltre ad aprire veramente la città ai cittadini, il tutto a vantaggio sia delle Società che del Comune. Ci fosse stato qualcuno che avesse preso in considerazione la proposta, o mi avesse chiesto delucidazioni. Anche qui c’è lo zampino della campagna elettorale: possiamo mai mettere a disposizione un’impianto funzionante alla città e fare a meno dei voti delle tifoserie e degli addetti allo sport? Allo stesso modo, le Associazioni possono mai appoggiare una proposta totalmente minoritaria e mettersi contro chi conta davvero e vedersi negare la quotidiana “questua”?

Ecco cosa sono stati questi quattro anni di amministrazione: una continua delusione passata in solitudine a ricevere attacchi in modo ingiusto e irrispettoso.
Dal 2013 ho saltato almeno 4 pasti a settimana per lasciare memoria in una commissione asettica di un’ idea di politica e di società che nessuno mai ha voluto portare avanti, anzi sicuramente nemmeno letto. Quattro anni di sacrifici in cui ero accusato di prendere chissà che cosa per la mia alzata di mano in Consiglio. Ho subito insulti sui social e dal vivo. Fuori sorridevo e facevo finta di niente ma dentro era un peso insopportabile. Nessuno mai si è messo nei panni di un giovane uomo che di mattina presto andava a pittare le stanze del suo laboratorio perché voleva realizzare un sogno, portare l’Italia ad essere la patria dell’innovazione tecnologica e sociale, per poi correre al Comune ed essere preso in giro. Nessuno si è mai interrogato sui sacrifici fatti e in quei sacrifici trovavo la forza perché mi sentivo accanto a una generazione che come me si affannava per ottenere la sopravvivenza. Come il Che con la sua Poderosa era riuscito a toccare e sentire le sofferenze del suo popolo io nel fare mille lavoretti e venire in contatto con la classe operaia sentivo le sofferenze del mio popolo. Non sapete che significato ha il panino con mozzarella e prosciutto per un operaio a inizio mese e quello misero con mortadella della fine del mese. E nemmeno sto qui a spiegarne il significato. Potevo mai continuare a stare al fianco di chi ignorava tutto questo?

Ho maturato questa decisione quando più volte in Consiglio Comunale sono stato accusato di collusione con le seguenti testuali parole:“hai acchiappato”. In quel preciso momento ho maturato la decisione che la città, il Consiglio, il popolo, i giornalisti, i giovani non avrebbero più meritato il mio sacrificio. Come Winston in 1984 sperava in una rivolta dei Prolet e si entusiasmava quando da lontano vedeva Prolet discutere animatamente sperando in un focolaio di ribellione io oggi, come ogni giorno degli ultimi 4 anni, spero in un riscatto di ogni categoria.
E proprio come Wilson resta deluso quando la discussione animata verte sull’uscita di un numero al Superenalotto, io penso che finché non prenderemo coscienza di essere popolo e comunità non andremo mai da nessuna parte.

 

Soprattutto considerando che oggi stare dalla parte della legalità è difficile. E mi inorgoglisce che in 4 anni ho mantenuto retta e dritta la schiena senza prendere nemmeno un centesimo o un benefit che la classe politica continuamente rincorre. E pretendo lo stesso da chi vuole stare accanto a me in questo viaggio.

Addirittura questa cattiveria immotivata nei miei confronti ha toccato l’apice quando hanno iniziato a diffondere la voce che il laboratorio fatto a Succivo era il frutto di accordi politici sottobanco: essendo un finanziamento regionale per i più qualcuno mi avrebbe agevolato in cambio del mio voto in Consiglio. A mio padre e mia madre devo i miei valori e i miei ideali e tra questi c’è l’onestà e la correttezza. Non ho mai chiesto niente a nessuno perché devo riuscirci sempre con le mie forze e perché non sono un ladro. Inoltre si facevano illazioni senza sapere che il finanziamento consisteva in un prestito agevolato senza interessi che finirò di pagare nel 2021 con tutte le difficoltà e i sacrifici, mettendo da parte vita privata e tutto per un progetto in cui credo e che mi sta aiutando a migliorare la società molto più del ruolo che ho ricoperto fino ad ora. Dicevo che stare dalla parte della legalità è difficile e richiede sacrifici e quando stanco dai lavori di manutenzione della mattina e stanco delle poche ore di sonno dovute all’immensa mole di lavoro al laboratorio per pagare tasse e disservizi di uno Stato sempre più assente, arrivavo in Commissione per trovarmi di fronte il mondo mediocre e colluso della politica, era come se fosse una beffa dopo gli insulti. Mentre letteralmente mi uccidevo di lavoro per riuscire a chiudere zero a zero il mese e pagare tutte le bollette senza percepire stipendi e solo per avere una piccola prospettiva, leggere di incarichi di 20000 euro a giovani professionisti come me, leggere di ditte che si aggiudicavano piccoli appalti di dubbia utilità, leggere di progettisti pagati per progetti mediocri e leggere di questo continuo foraggiare della politica, mi ha portato anche a pensare “ma che me ne frega penso a me, tanto non cambierà mai niente”. Le difficoltà quotidiane ti spingono ad accodarti alla maggioranza della popolazione perché alla fine lo fanno tutti e certamente un incarico veicolato dalla politica avrebbe risolto tutti i miei problemi finanziari e azzerato un debito che pesa come un macigno.

Ma poi cosa sarei diventato? Come avrei potuto più pronunciare una frase di Peppino o di Giancarlo? Come avrei potuto parlare di loro e non vergognarmi? Come avrei potuto dormire sonni tranquilli con quel peso sulla coscienza?

Continuando ho qualcosa da dire anche ai giornalisti. Tralasciando i giornali di parte che hanno la funzione solo di veicolare voti e perciò menzogneri per antonomasia, tralasciando i giornalisti che sperano nel disastro o nel gossip per accumulare click su click per i siti per cui scrivono e perciò prettamente per un tornaconto personale stravolgendo la realtà e confondendo sempre più gli elettori. I veri giornalisti dove erano quando portavo avanti battaglie importanti? Dove erano quando facevo proposte? Dove erano quando ho denunciato il grande affare della Legge 219, una grande torta in cui tutta la classe politica degli ultimi 30 anni ha mangiato e che oggi vede dividersi gli ultimi 4 milioni di euro rimanenti tra tecnici e dirigenti con l’avallo della politica? Dove erano quando denunciavo le varianti della Casa Comunale e del Commissariato? Dove erano quando denunciavo la collusione tra dirigenti e ditte e cooperative che operano sul territorio? Dove erano quando proponendo soluzioni che avrebbero messo fine a movimenti strani negli uffici? Dove erano quando denunciavo spese pazze da parte degli uffici comunali senza capire dove finivano i soldi dei cittadini?

Lo dico io dove erano. Erano solo interessati ai potenti perché Tuberosa “è un ingenuo, è un nuddu miscato cu niente!” (cit. I Cento Passi). A parte una sola intervista richiesta quando dovevo essere la tredicesima firma per far finire in anticipo l’Amministrazione Tuccillo mai nessuno si è degnato di approfondire tutto quello che scrivevo e protocollavo e che dicevo in Consiglio Comunale.

 

Ma soprattutto dove sono i giovani? E non intendo i figli d’arte che indossano la giacchetta e si sentono già politici navigati, sfruttando conoscenze e amicizie per farsi cooptare in qualche organismo partitico in attesa del proprio turno distaccandosi sempre più dalla società e senza mostrare rispetto della propria generazione, senza umiltà. In passato ne ho inseguit tanti e ogni volta credevo in loro per rimanere deluso ma avevo bisogno di credere. Oggi credo in Majakovskij: Esci partito dalle tue stanze e ritorna ad essere amico dei ragazzi di strada.

Dove è quella generazione incattivita pronta a sacrificarsi per il futuro dei loro figli? A Febbraio pubblicizzai il bando regionale “Benessere Giovani” (e non Garanzia Giovani o il bando del Servizio Civile altro scempio di chi indossa la maschera dell’onestà) e più volte dissi alla politica di stare attenti perché il bando aveva l’obiettivo di valorizzare associazioni giovanili del territorio per creare spazi di confronto e di crescita personale e collettiva. Si trattava semplicemente di dare vita a un laboratorio identico a quello realizzato da me, che fungesse da sala studio, sala formazione, angolo ristoro e con una serie di attrezzature innovative e strumentazioni per permettere ai giovani afragolesi di avere un posto in cui confrontarsi, studiare e lavorare. Insomma un Caffe letterario misto ad un fablab. Invece il Comune ha permesso a chi faceva cordate di imprese e cooperative di aggiudicarsi 150 mila euro escludendo totalmente le proprie associazioni giovanili e stravolgendo il significato del bando. Nessuna protesta. Niente di niente. Una generazione pronta a fare la rivoluzione solo dalla tastiera ma incapace di sacrificarsi e mettersi in gioco.

E la ciliegina sulla torta è stata messa dai miei presunti “compagni” politici che quando proposi la realizzazione del laboratorio culturale nell’ex casa del custode del Campo Moccia in modo da agevolare anche il ragionamento di gestione del campo, mi contattarono e mi spiegarono, sbagliando, che i fondi erano bloccati e che era stato presentato un progetto diverso da quello che suggerivo di realizzare. Anche qui andrebbe fatta una verifica con i dirigenti. Quando indicai che la manifestazione di interesse fatta dal Comune non metteva nessun obbligo al Comune nei confronti di chi ha presentato il progetto e che il laboratorio, da bando, doveva essere realizzato in locali pubblici, la risposta fu sconcertante: “ no, perché noi ci siamo anche noi dentro”.

In questo caso dunque non contava se stavo suggerendo un modello vincente che avrebbe arricchito la comunità perché stavo mettendo in discussione indirettamente soldi che qualcuno avrebbe dovuto spendere per corsi fasulli sulla formazione per pagare i propri docenti, stravolgendo il significato del bando. Ho dovuto sopportare di tutto: sponsor a squadre sportive quasi estorti, White List di imprese aperte e chiuse nell’arco di giorni, spostamenti di dipendenti senza logica ma solo per tornaconti personali, mogli e fidanzate parenti e amici che ricoprivano incarichi di natura pubblica o entravano dalla finestra tramite ditte, associazioni e cooperative, incarichi a gogo ad amici e parenti senza comprovata esperienza, progetti fallimentari e soprattutto una mancata visione politica che forse è la cosa peggiore di tutte.

E questa è la fotografia dell’attuale situazione: totale egoismo, ognuno pensa a se ma utilizza valori ed ideali, sigle, frasi, esperienze di grandi uomini solo per darsi una parvenza di onestà e correttezza.
Potrei continuare ancora per molto ma ripeterei le denunce fatte e soprattutto le centinaia di pagine scritte in commissione che sottolineavamo l’esistenza di una visione politica precisa maturata tra la polvere in 7 anni di attività con il popolo e al fianco del popolo.

Allora ci sono nomi e cognomi? Ci sono colpevoli?

No, ogni persona (a parte qualcuno che è letteralmente un criminale negli scopi ma paradossalmente la legge gli da ragione) non è una cattiva persona ma ha deciso di far parte del sistema. Ognuno, Sindaco in primis con Assessori e Consigliere per passare poi a dipendenti e dirigenti, pensa di operare per il bene della società abbracciando il “pessimismo Andreottiano”che suggerisco di rivedere. Anche io non sono immune e anche io con le mie azioni ho contribuito in qualche modo al verificarsi delle condizioni esposte prima. Nessuno è consapevole del male che sta facendo alla società ma con le sue azioni quotidiane, giustificate da un presunto bene, sta costituendo “il sistema”.

 

 

Il mio impegno istituzionale finisce qui ma non l’impegno politico. La Politica si può fare in varie forme e oggi, in attesa di altri Giovanni Tuberosa che condividono per davvero la mia visone politica, ho deciso di dedicarmi alla migliore politica per la collettività, al mio progetto. Oggi grazie al mio lavoro riesco a trasmettere valori e ideali ai giovanissimi, grazie ai finanziamenti europei posso realizzare i numerosi progetti ambientali, sociali, imprenditoriali che avrebbero arricchito la mia Afragola e che oggi sono costretto a portare fuori perché è proprio vero il detto che chiude “Uccellini e Uccellacci” di Pasolini: Nemo profeta in patria.

L’unica strada praticabile è quella di azzerare tutto e ripartire da una nuova visione di società ma senza dimenticare, perché chi non ricorda è destinato a rivivere la storia, soprattutto quella negativa.

 

 

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