In un’Italia sempre più presa dalle tragedie e dal mistero che versa in esse, quasi si dimentica che nel frattempo la politica continua a girare, gli scandali continuano ad accadere e c’è l’ennesimo dubbio da dover risolvere. Un esempio pratico potrebbe essere il via libera del Parlamento Europeo ad un aumento delle emissioni delle auto che ha fatto scalpore tra le fila del Movimento 5 Stelle per poi passare quasi subito nel dimenticatoio, oppure il continuo botta e risposta sulle Unioni Civili. Ebbene, in attesa delle votazioni in Senato del 9 Febbraio, la Camera continua a lavorare alle altre Proposte.
Proprio una di queste, la legge sulle “Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone affette da disabilità grave prive del sostegno famigliare”, comunemente conosciuta come “Dopo di noi”, è stata approvata dalla Camera dei Deputati questo 4 febbraio, trovando il solo rifiuto del Movimento 5 Stelle. In particolar modo la deputata Giulia Di Vita (M5S) è intervenuta prima delle votazioni per mettere i puntini sulle i: “[…]a nostro avviso, il testo doveva essere impostato in modo profondamente diverso, in maniera tale che venissero anzitutto confermati e rifinanziati i vigenti diritti – vigenti ma pressoché dimenticati o sconosciuti da molti e per questo poco tutelati –, in modo tale che i finanziamenti previsti non vengano erogati alle solite possibili clientele ma esclusivamente al settore pubblico, come d’altronde recitavano le proposte originali.” ha dichiarato, aggiungendo la totale sfiducia del Movimento verso l’articolo 6 del provvedimento, quello riguardante i trust.
La critica fatta dalla deputata grillina non è del tutto errata. Questo provvedimento risale al 9 aprile 2013 ed era basato su 9 punti, non così distanti da quelli aggiornati ad oggi. In particolare ha destato la mia curiosità l’introduzione, in cui si afferma che “l’obiettivo è quello di finanziare una serie di progetti organizzati e gestiti da parte di organizzazioni non lucrative di utilità sociale e associazioni di volontariato senza finalità di lucro che abbiano l’obiettivo di fare in modo che il disabile possa essere assistito rimanendo nella propria abitazione, oppure che venga inserito in comunità familiari”. Come si può leggere, lo scopo principale della legge era, ed è ancora, quello di favorire un domicilio e assistenza a disabili che hanno perso entrambi i genitori, e il Fondo istituito a tal proposito ha la funzione di salvaguardare i diretti interessati ed è così ancora, anche se nella proposta odierna parte del Fondo è riservato anche a privati quali le badanti ad esempio. Inoltre, la prima revisione del provvedimento già conteneva i punti riguardanti le esenzioni fiscali per i trust e le assicurazioni, fulcro centrale della protesta penta stellata.
I punti in questione, il 5 e il 6, prevedevano una regolamentazione che favorisse rispettivamente le assicurazioni e l’uso dei trust, fenomeni gestori secondo cui un soggetto cede parte del proprio patrimonio a dei secondi (una banca, ad esempio) affinché questi la investano in provvedimenti accordati con il diretto interessato. In altre parole, alla presenza di un notaio, i genitori di un disabile possono cedere parte del loro patrimonio ad una banca che in cambio lo spenderà in servizi mirati all’assistenza del disabile. Nell’atto pubblico redatto dal notaio, secondo l’articolo 6, va anche specificata la destinazione del patrimonio residuo. L’esenzione dall’imposta del trust per queste circostanze è stata fortemente voluta da Errico Sostegni (PD), Presidente della Fondazione “Dopo di noi” di Empoli, contro cui Di Vita ha puntato il dito dichiarando che due banche avevano aderito al progetto.
Certo non è una novità che i grillini inveiscano contro provvedimenti del genere, trattandoli talvolta con troppa superficialità. Tuttavia, non si possono chiudere gli occhi davanti a questi cambiamenti, che andrebbero analizzati più a fondo per evitare quel clientelismo da cui l’Italia dovrebbe iniziare a fuggire. Sicuramente l’articolo 5 garantirà maggior sostegno da parte delle assicurazioni ai disabili ma sorge il dubbio del perché si sia preferita una soluzione privata anziché pubblica. Allo stesso tempo la critica mossa sui social dalla Di Vita, che sostiene che 60 dei 90 milioni del Fondo vengano dati ai privati, è infondata. Citando l’articolo 4 della legge, la finalità del Fondo è quella di “favorire la permanenza temporanea in una soluzione abitativa, favorire la deistituzionalizzazione tramite domicili che riproducano le condizioni abitative, favorire l’autonomia dell’individuo, favorire interventi di sussidiarietà.”, e quindi mi vedo cadere di taglio questa medaglia che presenta due facce: da una parte una legge perfetta, che sostiene il disabile favorendo allo stesso tempo enti sia pubblici che privati; dall’altra il solito dubbio dei misteriosi articoli 5 e 6: favoriranno il cittadino o le banche e le assicurazioni?

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