“Due punti” di Wislawa Szymborska

0
Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
Ho passato tutto il giorno senza fare domande,
senza stupirmi di niente.”
“Due punti” è la più recente delle raccolte di versi della poetessa polacca, premio nobel nel 1996,  Wislawa Szymborska. Pubblicato in Polonia nel novembre del 2005, nella “Biblioteca poetica delle Edizioni a5”, l’opera ottenne uno straordinario successo di pubblico e critica, arrivando a vendere ben 40.000 copie in soli due mesi. Numeri da capogiro per una raccolta poetica, anche in un paese dalla solida cultura letteraria, quale la Polonia.
Edito in Italia dall’Adelphi, “Due punti” si compone di 17 liriche che trattano di temi universali quali la vita, il caso, il tempo, l’arte e soprattutto la morte, ma partendo quasi sempre da episodi di quotidianità, da un punto di vista concreto e tangibile.
Perfino l’incontro con Atropo viene “banalizzato” nell’immagine di un’intervista e l’ineluttabile finità della natura umana, racchiuso in un ironico  “Lo so, lo so. Arrivederci”, rivolto a colei che taglia il filo della vita.
È proprio l’ironia una delle frecce più affilate all’arco della Szymborska; un umorismo che impregna ogni suo verso e che sa di familiarità e conforto. 
Ogni lirica, pur racchiudendo riflessioni di grande densità, è dotata di una straordinaria leggerezza, oltre a tradire un palese gusto per il gioco linguistico (“Sa cosa qui, di premura,/ sfiorando del sentiero l’impuntura,/ sbuca, sguscia e scompare,/ benchè capolavoro non male,/ sotto- e soprannaturale). E così scorrono lievi le pagine, meravigliosamente vicine al lettore, ma solo per spalancargli l’immensità cosmica del Pensiero. D’altronde il titolo della raccolta è “Due punti”, chiara allegoria di una riflessione che si apre, che comincia.
La Szymborska parte da immagini dirette, definite, da episodi all’apparenza banali, come un incidente stradale o da aneddoti come quello di Darwin che sceglieva solo romanzi a lieto fine, per vere e proprie speculazioni filosofiche, ma sempre aperte, mai dogmatiche o finite, coerentemente con l’idea che l’ispirazione (di ogni tipo) risieda nel <<non so>>; nel porsi nei confronti della conoscenza in modo sempre dubitativo. 
Ogni poesia parte da un punto di vista inedito e originalissimo, per trattare tematiche che avvincono l’uomo da millenni: emblematica, in tal senso, “Monologo di un cane coinvolto nella storia”.
D’altronde per la Szymborska il mondo racchiude in ogni sua più piccola e “comune” parte il seme della straordinarietà, che sola si rivela al Poeta:
“(…) Tuttavia nel linguaggio della poesia, in cui ogni parola ha un peso, non c’è più nulla di ordinario e normale. Nessuna pietra e nessuna nuvola su di essa. Nessun giorno e nessuna notte che la segue. E soprattutto nessuna esistenza di nessuno in questo mondo. A quanto pare i poeti avranno sempre molto da fare”
 (dal discorso in occasione della consegna del Premio Nobel per la Letteratura nel 1996)   

Rispondi