Carmine Schiavone, l’ex boss del clan dei casalesi, è morto oggi a Viterbo probabilmente per arresto cardiaco. Qualche giorno fa era stato operato alla colonna vertebrale in seguito ad una caduta.
Fu nel 1993 che Schiavone divenne collaboratore di giustizia con la Dda di Napoli, cominciando a raccontare dello sversamento illegale dei rifiuti tossici in Campania. Fino al 1997 la magistratura ha raccolto le sue dichiarazioni segregate vergognosamente dallo Stato e rese pubbliche soltanto nel 2013. L’ex boss ha cominciato proprio nel 2013 a rilasciare interviste ai giornali e a programmi televisivi per diffondere la verità sulla cosiddetta Terra dei Fuochi.
Molte delle sue deposizioni sono servite al processo Spartacus che ha portato all’arresto del cugino Francesco Schiavone detto Sandokan, Michele Zagaria, Francesco Bidognetti e di 136 affiliati al clan. Il traffico dei rifiuti tossici, secondo Schiavone, è stato reso possibile non solo dalla camorra, ma da pezzi importanti dello Stato e dell’imprenditoria.
“L’interramento dei rifiuti era un affare da 600-700 milioni di lire al mese – racconta il pentito – che ha devastato terre nelle quali, visti i veleni sotterrati, si poteva immaginare che nel giro di vent’anni morissero tutti”.
Erano le aziende del Nord, delle zone di Roma e anche del Nord Europa ad accordarsi con i casalesi per interrare rifiuti speciali, chimici, ospedalieri, termonucleari, in circa 70 comuni come Castelvolturno, Casal di Principe, Caivano, Giugliano, Acerra. Schiavone ha dichiarato più volte di aver indicato tutte le zone in cui sono stati sversati i rifiuti, eppure su molti terreni inquinati, oggi si continua ancora a coltivare.
La Terra dei Fuochi è diventata la terra dei morti. I tumori aumentano sempre di più e a morire sono soprattutto i bambini.
Lo Stato aveva promesso un esercito affinché ci fossero più controlli nei comuni tra Napoli e Caserta per evitare soprattutto i roghi tossici. Eppure l’esercito non è mai arrivato. Non c’è un registro dei tumori, non c’è stata una mappatura dei terreni. Giornali e telegiornali ci dicono che soltanto l’1% dei territori è inquinato, eppure la gente continua a morire. Cifre date a caso, non si sa da chi, mirate a tranquillizzare gli animi della gente. Solo che non bastano queste cifre per tranquillizzarci.
Le bonifiche non sono state avviate e la scusa più improbabile è che non ci sono i soldi. I soldi per gli stipendi d’oro dei politici però ci sono sempre.
Queste le parole di Schiavone che più fanno rabbrividire: “La camorra non sarà mai distrutta perché ci sono troppi interessi sia a livello economico che a livello elettorale. L’organizzazione mafiosa non morirà mai.”
Carmine Schiavone è morto, non c’è più. Quello che ci ha lasciato è una terra di veleni e la certezza che anche la mafia, ogni tanto, muore.

                

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