Chi è Elena Ferrante?

Il mondo letterario pare non riuscire a rassegnarsi alla scelta d’anonimato dell’autrice  de “L’amica geniale”. Fra maniacali esegesi dei romanzi e perfino docufilm finanziati col crowfounding, le ipotesi  si susseguono senza sosta: chi si cela dietro lo pseudonimo di “Elena Ferrante”? Lo scrittore Domenico Stranone?  Sua moglie, la traduttrice Anita Raja, o forse tutti e due? Il critico Goffredo Fofi o, magari, gli stessi editori della E/O, la casa editrice con cui la Ferrante pubblica da sempre? L’ultima illazione vuole che la misteriosa scrittrice altri non sia che la professoressa della Federico II,  Marcella Marmo, identificata da Marco Santagata come la Lenù dei romanzi e, quindi, la Ferrante stessa. La “colpa” della storica partenopea? Essere di Napoli e aver studiato alla Normale di Pisa negli stessi anni di Elena Greco.

Mentre Stranone nega sfinito e la Marmo confessa di aver letto solo il primo romanzo della serie, Elena Ferrante rilascia straordinariamente un’intervista vis-à-vis (tramite i suoi editori, Sandro Ferri, la moglie Sandra Ozzola e la figlia Eva) alla rivista americana, Paris Review, in cui spiega le ragioni della scelta di non svelare la propria identità:

Due decenni sono tanto tempo. Le ragioni delle decisioni prese negli anni Novanta sono cambiate. Allora ero spaventata dalla possibilità di dover uscire dal mio guscio. Aveva prevalso la timidezza. Poi e’ stata ostilità per i media che non prestavano attenzione ai libri in loro stessi. Non e’ il libro che conta, per loro, ma l’aura del suo autore”.

Ancora, afferma: è “una testimonianza contro la auto-promozione ossessivamente imposta dai media (…).

Questa richiesta di autopromozione diminuisce il lavoro vero in ogni tipo di attività umana ed e’ diventata universale. I media non sono in grado di discutere di un’opera d’arte senza trovarci dietro un protagonista. E invece non c’e’ opera letteraria che non sia frutto di una tradizione, di una sorta di intelligenza collettiva che sminuiamo quando insistiamo che dietro ci sia un protagonista

Paradossalmente, però, proprio l’alone di mistero che avvolge l’autrice ha moltiplicato l’attenzione attorno alla quadrilogia de “L’amica geniale”, amatissima in Italia e vero e proprio caso letterario negli Stati Uniti. La Ferrante sembrerebbeaver raggiunto l’effetto opposto, dando il via all’ossessiva ricerca di quel “protagonista”, tanto da far sorgere il sospetto che questo gioco di nascondimento sia, in realtà, un’abile manovra pubblicitaria.

Che le intenzioni della Ferrante siano genuine o meno, di fatto ciò che la stessa ha denunciato nella sua intervista a Paris Review, si è dimostrato quanto mai veritiero: i media hanno bisogno di un nome e di un volto. Eppure, conoscere la vera identità dell’autrice non cambierebbe di una virgola il valore della sua opera, anzi interferirebbe con la sua purezza narrativa. La personalità di uno scrittore non dovrebbe mai pesare sulle proprie opere; non vi è nulla di peggio delle quarte di copertina occupate dalla fotografia dell’autore o delle copertine in cui il suo nome è più grande del titolo del libro.

Ciò che conta di un narratore dovrebbe essere unicamente la sua voce, posta a servizio della Storia.

Cosa importa, allora, chi sia in realtà Elena Ferrante? Conosciamo Lina e Lenù ed è tutto quello che serve.

 

 

 

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