Stefano Caldoro Vincenzo De LucaIl 3 febbraio 2010 Bersani annunciò il candidato alla Regione Campania per il Partito Democratico: trattavasi di Vincenzo de Luca, storico oppositore dell’ex governatore uscente Antonio Bassolino, sindaco (a quel tempo) da diciassette anni di una Salerno da lui trasformata a suon di fontane e opere pubbliche. Già un paio di settimane prima era stato annunciato il nome del candidato di centro-destra: ex ministro, viceministro, sottosegretario, deputato ed ex tante altre cose, Stefano Caldoro si cimentava per la prima volta con il consenso diretto in una tornata che alla fine lo avrebbe visto vincitore.

Cinque anni dopo, pochi sarebbero in grado di dire cosa abbia realizzato da governatore: nel bene o nel male la migliore definizione gliel’hanno attribuita Ciro Pellegrino e Giuseppe Manzo nel recente libello “L’invisibile”. Una trasparenza che non ha incontrato opposizione di sorta in Consiglio Regionale, dove anzi il Partito Democratico ha più volte funzionato da comodo cuscinetto per la maggioranza. Sarà forse per questa mancata opera di analisi ed avversione verso le politiche di Caldoro che il Partito del premier non è riuscito ad immaginare un candidato migliore di quello che aveva già perso cinque anni fa. Cosa è cambiato da allora per don Vincenzo “’a funtanella” (come viene scherzosamente denominato dalle parti di Salerno per l’attitudine ad insalivare gli astanti durante l’energico eloquio)? In primo luogo, ha svolto per altri quattro anni il ruolo di sindaco nella sua città (rinunciando, all’epoca, al posto che gli sarebbe spettato in Consiglio Regionale e abdicando al proprio ruolo di capo dell’opposizione). In secondo luogo, è intervenuta una condanna penale (di primo grado) che farà scattare l’applicazione della legge Severino in caso di vittoria, con sospensione dalla carica.

E’ cambiata anche l’opinione che De Luca ha dimostrato di avere di De Mita e della sua Udc, visto che nell’ultima occasione si era dedicato con protervia ad indicarlo come “il male” della Campania da oltre quarant’anni. Nusco come Damasco: luogo di conversioni e ripensamenti, evidentemente.

Quali le alternative alla coppia Caldoro – De Luca? Il Movimento 5 Stelle presenta Valeria Ciarambino, 42enne impiegata pomiglianense, tornata dal Friuli dopo un periodo da “cervello in fuga”; ad accompagnarla la solita compagine di illustri sconosciuti. Spicca il nome della capolista: Luigia Embrice, anche lei di Pomigliano, è candidata anche quest’anno, dopo esserlo stata alle scorse Europee (con risultato poco lusinghiero: ultima della lista del Movimento). Sintomo del fatto che anche nel Movimento cominciano a riscaldarsi le stesse minestre (la stessa Ciarambino faceva parte di quella lista ed arrivò a soli seimila voti dall’elezione) e che forse vanno sviluppandosi “centri di potere” più o meno evidenti: Pomigliano (terra natìa del vicepresidente della Camera Luigi di Maio) è oggi l’epicentro del Movimento.

Fuori dai giochi Salvatore Vozza, candidato “di sinistra” che è l’unico, tra quelli citati, a non avere un sito internet di riferimento; nel 1989 firmava la mozione Ingrao al congresso di scioglimento del PCI, per poi ricoprire gli incarichi di sindaco di Castellammare e deputato: un altro giovane frutto dell’intellighenzia campana, insomma. Lo accompagnano altri freschi virgulti del calibro di Dino di Palma (ex presidente della fu Provincia di Napoli) e Salvatore Iacomino (ex deputato di Rifondazione Comunista). Da segnalare, infine, la candidatura di Marco Esposito con il movimento “MO!” che prova a sfruttare gli ultimi filoni di quella miniera elettorale che fu il civismo fino a qualche anno fa.

In generale, il quadro che esce è quello di una Regione che non ha prodotto classe dirigente, dove tutti ricorrono a facce più o meno conosciute portatrici di pacchetti di voti consolidati; superato qualsiasi pudore ideologico, può così capitare di ritrovare un sedicente fascista come Carlo Aveta fianco a fianco dell’ex comunista De Luca; i cosentiniani, trasversali come spesso accade nelle elezioni locali, alla fine vinceranno comunque. Gattopardismi di ogni sorta, clientelismo e nepotismi sono gli ingredienti principali di questo accrocchio e lasciano poco spazio a soluzioni che non vedano uno dei due favoriti trionfare, seppur di poco, sull’altro. Rischia, tuttavia, di attestarsi su ottime percentuali la lista del Movimento che andrà probabilmente a raccogliere il voto esasperato di elettori di destra e sinistra nauseati dalle gerontocrazie auto-replicantisi dell’uno e dell’altro schieramento principale. La vittoria, quella no: quella spetta a Stefano “l’invisibile” o a “Vicienz ‘a funtanella”.

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