SevillaSecondo il popolare sito americano Business Insider, Barranquilla, 1 milione e mezzo di abitanti affacciati sul Rio Magdalena, occupa il 50esimo posto nella desolante classifica delle città più pericolose del Globo. Sarà difficile vivere qui, tra i cartelli del narcotraffico e le migliaia di vittime all’anno che insanguinano le strade in pieno giorno. Se, però, riesci a tenerti fuori dagli affari loschi, magari lavorando così sodo da tenerti sempre impegnato, vedrai che la vita potrà avere risvolti felici. La mattina dai una mano a tuo padre in pescheria, mentre il pomeriggio lo passi sugli autobus nelle antipatiche vesti di controllore.  Una salvifica routine. E la sera? La sera non esiste altro che il campetto dove ti aspettano gli amici del Junior. Alla squadra servono i tuoi gol, non puoi mancare. Ne fai tanti, centinaia, finché un bel giorno arriva una chiamata, “La” chiamata, da un posto che per te rappresenta solo una lunga macchia sull’atlante: l’Europa. Chi l’avrebbe mai detto che sei anni dopo, Carlos Bacca, quell’”Europa” l’avrebbe fatta sua per ben due volte di fila.  Nella splendida notte di Varsavia, in uno Stadio Narodowy dipinto dai colori rojiblancos del Siviglia e dal blu del Dnipro, è il colombiano a decidere la finale con la sua doppietta che porta, per il secondo anno consecutivo, la Coppa in t(i)erra andalusa. I biancorossi la spuntano al termine di una gara dalle emozioni altalenanti, riuscendo a tenere botta ai pragmatici ucraini, riusciti anche a portarsi inaspettatamente in vantaggio. Dopo 6 minuti di estenuante possesso palla di marca spagnola, infatti, è Kalinic al termine di una bella triangolazione con Matheus, a sorprendere Sergio Rico con un colpo di testa dall’area piccola. Ma il Siviglia non si scompone, altroché. Gli spagnoli iniziano a tessere la trama del gioco, alzando il baricentro della squadra: sono Reyes e Banega gli uomini più pericolosi dell’undici di Emery. Il Dnipro si vede solo nei meravigliosi strappi palla al piede di un divino Konopljanka, giocatore dalla tecnica purissima, che spesso prova insidiose soluzioni dalla distanza. La continua pressione spagnola da i suoi frutti al minuto numero 28, quando a raccogliere la palla vagante di un corner è il difensore Krychowiak, il più lesto nella zampata. Che affascinante sport dev’essere quello in cui, ad andare in rete in una finale di Europa League giocata in Polonia, è proprio un polacco che di mestiere tenta di impedire i gol. Il pareggio galvanizza gli andalusi. Così, dopo appena 180 secondi è già sorpasso Siviglia: Bacca inizia il suo show personale sfruttando un assist al bacio di Reyes e andando a insaccare alle spalle di Bojko. Se l’inevitabile non accade mai, l’inatteso avviene sempre: ti aspetti il dominio spagnolo, e invece a zittire i fanaticos del Sevilla ci pensa Rotan con una punizione magistrale dai 25 metri, ad un giro di lancette dalla fine del primo tempo. Nella ripresa il Siviglia chiude all’angolo gli avversari, i quali sentono forte il peso della stanchezza. Il Dnipro vacilla sotto i ripetuti colpi degli andalusi ma riesce stoicamente a resistere. Fino al 73′, quando Carlos Bacca decide che l’Europa deve continuare a essere sua: ballerino nel danzare sul filo del fuorigioco nonché killer spietato nel freddare il portiere, con un pugno ne mette al tappeto 11. Il resto è pura accademia per il Siviglia, padrone del campo e  superiore in quanto a energie residue. Prima della fiesta biancorossa, su Varsavia cala il silenzio: Matheus, miglior attore non protagonista del match grazie ad una prova maiuscola, si accascia al suolo. Dopo interminabili minuti di panico, il giocatore esce in barella scortato dagli applausi di tutti, per fortuna il peggio è passato. Terminato il recupero (il) Siviglia può finalmente urlare: la Coppa è degli spagnoli, per la quarta volta nella storia. Tutto merito di un ragazzo che ha lavorato sodo.

¡Soñar es desear, Carlos!

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