Dopo 23 anni di silenzio, il rombo di una Formula 1 ritorna a suonare in Messico. Quello che doveva essere uno spettacolo offerto ai messicani si è rivelato un noioso flop. Rosberg, libero da ogni tipo di preoccupazione, corre una gara segnata solo da una piccola sbavatura verso la conclusione. Veloce, lucido e soprattutto concreto; conquista il primo hat trick della sua carriera grazie alla pole, vittoria e giro veloce. Questa volta nessuno riesce a disturbarlo, è lui che domina la pista messicana. Un dominio, però, dovuto a tanti fattori a suo favore. Il primo è Lewis Hamilton che tra sombreri, wrestling e altri svaghi messicani è sin troppo distratto, non del tutto “idoneo” a correre. È come se si fosse accontentato, mancava quella fame di vittoria. Altro fattore è sicuramente la F1 W06: senza degni avversari alle spalle è un’astronave aliena che miete il suo ritmo senza la minima pietà. Il terzo fattore, ma non per questo meno importante, è Vettel. Dopo tante gare, non contando solo quelle in Ferrari, si scopre che anche il tedesco non è immune a errori e sfortuna. Alla prima curva un contatto con Ricciardo gli causa una foratura. Una gara da ricostruire anzi che stava per essere ricostruita ma ”costernata” da due errori, non del tutto banali, e una chiusura contro il muro. Una domenica da dimenticare ma possibile da perdonare, però la delusione è forte anche perché era dal 2006 che la Ferrari non terminava una gara con entrambe le monoposto. Da non dimenticare che anche Raikkonen è uscito dall’abitacolo prima della bandiera a scacchi. Questa volta non per colpa sua: si è ritrovato di nuovo in lotta col finnico, bis dopo Sochi, e come in un déjà-vu son tornati ruota contro ruota. Bottas, salito sul gradino più basso del podio, forse un pò per vendetta, ha leggermente calcato la mano e poteva tranquillamente evitare questo incidente. Aveva pneumatici freschi e la consapevolezza di una top speed sul lungo rettilineo superiore al cavallino rampante. Un peccato per il team di Maranello che sembrava avesse una monoposto molto ma molto competitiva soprattutto a livello consumo pneumatici. Chi invece è stato beffato questa domenica è Kvyat. Il russo, dopo una gara stupenda, vede sfumare il podio quando la Safety Car permette di spostare la Ferrari di Vettel. In tutta la gara ha una supremazia sul compagno di squadra quasi imbarazzante, ma il solo talento alle volte non basta. Questa lezione è stata assimilata molto bene da un altro pilota: Alonso. Infatti la McLaren dopo essere stata semi protagonista ad Austin, ”regala” in Messico nuovamente sconforto ai suoi tifosi. Il pluricampione delle Asturie riesce a completare ben mezzo giro prima di dover abbandonare la gara mentre il compagno di squadra questa volta si è lamentato più dell’aerodinamica che del motore, segno che non solo Honda è l’origine di tutti i mali.

Rispondi