Atelier Creativi
Atelier Creativi

Di qualche giorno fa è la notizia che il MIUR, finalmente, apre le scuole ai fablab, mediante un incentivo di 28 milioni di euro che mira a finanziare la bellezza di 1860 scuole (con un contributo massimo di 15000 euro a istituto) per la creazione di fablab e atelier creativi. La notizia ha avuto notevole risonanza tra gli AD (Animatori Digitali), nuove figure selezionate all’interno del corpo docenti dallo stesso Dirigente d’Istituto, almeno in teoria, previo il possesso di specifiche conoscenze e competenze in materia di innovazione digitale e tecnologica. L’entusiasmo iniziale per la notizia, di per sé assolutamente positiva, è inesorabilmente scemato non appena l’impreparazione sulle modalità di elaborazione di un buon progetto generata in molti casi dall’imperizia tecnologica di molti dirigenti, docenti e addirittura degli stessi AD ha preso il sopravvento sui buoni e nobili obiettivi insiti nel bando. Non poche, infatti, sono state le telefonate ai vari fablab per chiedere delucidazioni e consigli in merito alla creazione di questi laboratori digitali nelle scuole italiane. Ogni fablab che si rispetti si fonda e si caratterizza in base alla quantità e alla qualità di strumentazione e macchinari innovativi che possiede al suo interno nonché in base alla competenza dei suoi responsabili in materia di nuove tecnologie, cito solo a titolo esemplificativo stampa 3d, arduino e Lego Mindstorm. Ci troviamo di fronte a una grande opportunità per ogni istituto ma purtroppo privi della dovuta preparazione per coglierla al meglio. Al Fablab Olivetti di Succivo, in provincia di Caserta, ad esempio, la responsabile dei rapporti con gli enti di formazione pubblici e privati, Telia Crispino, ha dipinto uno scenario deludente e desolante: “Dopo la pubblicazione di un volantino che mirava a mettere in luce le grandi potenzialità di questo bando ho ricevuto telefonate, soprattutto da Istituti del Sud; dalla Sicilia in molti hanno richiesto la nostra collaborazione perché, nonostante la rete, non hanno la minima idea di come muoversi.” “Parole come “Arduino”, “stampa 3D” e addirittura in taluni casi il concetto stesso di “FabLab” risultano del tutto nuove ai docenti”. Conclude così, in modo severo, la Dottoressa Crispino, tra l’altro laureata in Filologia Moderna a prova del fatto che non serve essere ingegneri per fare e diffondere innovazione. Entrando nello specifico del bando si evince però fortunatamente che è possibile in qualche modo aggirare il problema dell’impreparazione del personale scolastico, data la possibilità di investire il 2% del contributo totale in collaborazioni esterne funzionali alla progettazione e dunque all’elaborazione del piano tecnico ed economico, e inoltre di destinare un altro 2% alla retribuzione di figure professionali dotate di competenze ad hoc per un proficuo utilizzo della strumentazione acquistata dagli istituti. Il problema reale risiede comunque nel fatto che laboratori innovativi e fablab al sud Italia latitano, e ciò è quanto contribuisce ad aumentare maggiormente il divario tra un mezzogiorno oggettivamente arretrato nel campo dell’innovazione e un nord già pullulante di scuole addirittura già in possesso di Fablab, candidate dunque naturalmente a rientrare nelle 1860 finanziabili dal bando.ll MIUR a tal punto, oltre ai tre appuntamenti on line per dare assistenza e supporto ai docenti, avrebbe fatto bene a identificare quelle strutture private che effettivamente potevano fornire un supporto attivo alle scuole interessate. “Noi nel nostro piccolo stiamo cercando in tutti i modi di aiutare le scuole del sud-Italia ma ne sono troppe e proprio per questo abbiamo pensato a un video in cui mostreremo come può essere concepito un fablab e in cui indicheremo i macchinari giusti da mettere in questa “lista della spesa innovativa” da consegnare al Ministero dell’università e della Ricerca”, conclude così la Dottoressa Crispino la sua breve intervista.

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Giovanni Tuberosa è il Direttore Responsabile di Social, ingegnere elettronico, Consigliere Comunale e maker nell’animo. Gestisce il Fablab Olivetti di Succivo, un progetto sperimentale auto sostenibile per rilanciare la cultura, il lavoro e le eccellenze del Made in Italy, soprattutto intellettuali. Si definisce un lavoratore, un innovatore e crede fortemente nella filosofia olivettiana del lavoro e della società.

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