A Soccavo, quello che per anni è stato uno dei tanti scheletri incompiuti, stagliati a sfigurare le strade delle nostre periferie, è diventato luogo  attivo di partecipazione e fermento culturale. È stato infatti inaugurato ieri, 24 marzo, alla presenza del Sindaco Luigi De Magistris, il centro giovanile NA.GIO.JA., situato nella Torre est del centro polifunzionale  tra Via Adriano e Via Appio Claudio.

Il progetto è un approdo dell’Assessorato alle politiche giovanili, creatività ed innovazione, che va ad arricchire la “Rete centri giovanili”, che ad oggi conta sette strutture sul territorio cittadino. L’assessore Alessandra Clemente, definisce il nuovo spazio “colorato di impegno, partecipazione, professionalità” e sottolinea l’impegno che le autorità comunali hanno profuso in continuo raccordo con la società civile, in particolare con il Comitato Soccavo, promotore della vertenza “Riprendiamoci il polifunzionale”.

Anche il nome nasce da un’idea dei ragazzi coinvolti in un concorso di idee, all’esito del quale è stata selezionata la proposta di Mario Carosella e Andrea Vetrani, che hanno parafrasato la tipica frase di scettica rassegnazione napoletana “Mai ‘na gioia”, in Na.GIO.Ja, a voler esprimere, al contrario, la soddisfazione per lo spazio restituito alla cittadinanza.

Il Centro, finanziato nell’ambito dell’avviso pubblico “Realizzazione e gestione centri polifunzionali”, del 2011 con fondi POR Campania 2007-2013, consta di sale espositive, in occasione dell’inaugurazione arricchite dalle opere degli artisti del PAN di Napoli, sale conferenze, laboratori didattici e il primo spazio di coworking, messo a disposizione di giovani professionisti ed imprenditori, e sarà gestito dal personale comunale e un comitato civico, sempre aperto al quartiere.

L’apertura del centro polifunzionale NaGIOJa, si inserisce in un momento di fermento e trasformazione urbanistica della nostra città, che sempre più spesso scopre agorà lontane dalle piazze più famose, centri lontani dal centro, nuovi poli attrattivi, in un arricchimento osmotico tra città e periferia che da un lato richiama le esperienze delle grandi metropoli europee, dall’altro sembra così congeniale a Napoli e ai napoletani da apparire un ritorno alla più atavica natura della città, che trova nel meltin pot tutta la sua autenticità.

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