A Soccavo, Napoli, sono stati sparati 6 proiettili in aria. Dopo un po’ ce ne sono stati altri 15, in risposta a quelli precedenti, tutti finiti sui balconi delle abitazioni della zona. Menomale, questa volta non c’è stato nessun morto.

Al Rione Sanità la cosa non è andata così bene, qui il morto c’è stato. Aveva diciassette anni.

Le faide del Rione, in preda alla loro sete di sangue, vendetta e potere, come una vera e propria guerra, combattono senza preoccuparsi di tutto quello che li circonda, e lo fanno senza essere disturbati.  

Nei quartieri malavitosi, il compito di coloro che servono lo Stato, è stare zitti. Anche se hai la pistola in tasca, si “cos e nient”. La regola dice che le faide devono sparare all’impazzata in mezzo alla gente e se ci scappa il morto un po’ di pazienza, tanto domani sarà di nuovo tutto normale.

Se poi il morto ha la fedina penale sporca, allora la camorra si tranquillizza ancora di più. E sì, perché in questo caso leggerete sui giornali che il ragazzo teneva i precedenti, come è accaduto con Genny Cesarano. Si chiamava così il diciassettenne ammazzato. I giornali non si sono preoccupati della sua morte, ma hanno diffamato il suo nome, scrivendo che aveva fatto qualche rapina, un po’ di tempo fa.

Il padre e i familiari di Genny non ci stanno, lo difendono dalle accuse infamanti: “Genny, si era messo a studiare”.

Ma a diciassette anni, solo se hai la fedina penale pulita e muori, è grave? Se hai fatto una rapina no, perché tutto sommato te lo meriti. E che ce ne fotte se a morire è un ragazzino? Tanto aveva rubato in passato, e pure se si è trovato in una sparatoria all’improvviso, nu fa nient!
Il titolo del giornale deve essere: è morto un parassita di Napoli, menomale mo’ ne teniamo uno in meno. Eppure, non dovrebbe essere così. Anche un camorrista di sedici anni che muore in una sparatoria improvvisa è grave. E se non la pensate allo stesso modo, allora siete come loro.
Se nasci al Rione Sanità sei marchiato, sei camorrista, non puoi essere stato ucciso “per errore”, hai fatto sicuramente qualocosa. Ormai, nemmeno davanti al dolore di un’intera famiglia, si tace.

L’unica certezza che abbiamo è che Genny non andrà all’inferno. Ci è già stato.

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