NAPOLI LAZIO 5Non era certo facile per mister Sarri raccogliere l’eredità negativa di quel 2-4 beffardo col quale Rafa Benitez salutò Napoli. Il tecnico  toscano, in quel tempo, era in altre faccende affaccendato. Seguiva sì gli azzurri a causa della sua mai celata fede partenopea, ma di sicuro non immaginava di ritrovarsi dopo poco meno di quattro mesi a dover preparare il piatto freddo della rivincita da servire a Pioli. O forse, sperava di lì a breve di poter regalare un’emozione alla gente della città in cui è nato. E allora, cosa bisognava architettare per riportare definitivamente il sorriso sul volto dei napoletani? Niente di più facile: riconfermare il 4-3-3 con il quale giovedì sera si è aperta in maniera trionfale la stagione europea del Napoli.

Conferme per Hysaj e Jorginho (le prestazioni dei due, al termine del match, saranno da incorniciare), schierati dal primo minuto, così come Lorenzo Insigne, alternato a Mertens nella più classica delle staffette azzurre degli ultimi anni. Al centro dell’attacco l’uomo abituato a far sognare, che però regalò un lungo incubo ai suoi con quel rigore spedito in curva: Gonzalo Higuain, affamato più degli altri, perché più colpevole e più ferito.

Inizia la partita e sin dalle prima battute si ha la percezione che gli azzurri si trovino in netta superiorità numerica in campo: si gioca in 11 contro 11, ma il Napoli corre almeno per 15 – se non 16 – giocatori. Gli uomini di Pioli vanno subito in affanno contro gli azzurri, soprattutto quando Hamsik e soci iniziano a macinare gioco sulla trequarti offensiva. Insigne è devastante e sa di esserlo, così si mette a sciorinare grande calcio partendo dalla posizione che dice di non preferire – la fascia sinistra – ma che con il sistema di gioco attuale lo esonera dai compiti prettamente difensivi. Risultato? Il talento di Frattamaggiore può decidere cosa fare, come e quando farlo, in piena lucidità, e se proprio gli va, si candida come regista offensivo della squadra. È dal suo piede  che nasce la prima vera palla-gol del match: Higuain si fa trovare pronto con una deviazione sul pallone disegnato ad arte dal n.24, ma Marchetti si salva con un bagher efficace, anche se tecnicamente rivedibile.

Al 14’, il Pipita decide che sono maturi i tempi per salire in cattedra e inizia lo show personale che vedrà coinvolta, nel ruolo di mera scenografia, la difesa laziale: il suo movimento ad aggirare Hoedt (chi?), prima di colpire dal limite dell’area, è quello di un serpente che stritola senza pietà la propria vittima. L’1-0 esalta i padroni di casa e abbatte la Lazio, timida e sulle gambe, forse a causa della trasferta ucraina di giovedì. C’è solo una squadra in campo, per la gioia dei tifosi (ancora pochi quelli al San Paolo), di mister Sarri e degli stessi interpreti in campo: Il Napoli si diverte, eccome se si diverte. Da un’altra palla geniale arriva il raddoppio di Allan al 33’, pescato solo al tornello dell’aria di rigore e libero, così, di mettere a segno il secondo gol consecutivo in campionato. “Il difetto di Allan? Segna poco”, dicevano.

Il secondo tempo si apre come si era chiuso il primo, con il Napoli che amministra in scioltezza, togliendosi di tanto in tanto (sempre più spesso, a dire il vero) lo sfizio della giocata spettacolare. Spettacolo che offre Higuain quando al 48’ decide di svestire i panni del calciatore e di indossare quelli di sciatore: slalom gigante tra i paletti della difesa avversaria, tiro non vincente smanacciato da Marchetti, sulla cui ribattuta si fionda Insigne per la sua gioia personale della serata. 3-0, la Lazio è già a Roma con la testa, ammesso che in Campania ci sia mai arrivata. Nonostante il largo vantaggio, Sarri è sempre in piedi davanti la panchina per guidare i suoi con urla che fanno da eco nelle coscienze degli azzurri: bisogna dare il massimo con lui, è assolutamente vietato calare la guardia. Lo sa bene Higuain, che approfitta di un alleggerimento all’indietro sbagliato di Radu per involarsi verso la porta (dopo aver ubriacato per la millesima volta il povero Hoedt) e inchiodare la porta laziale per la rete del poker. L’argentino è un cecchino spietato, il suo fucile è ancora pieno di munizioni ma il tecnico toscano decide di tirarlo fuori dalla contesa, così da concedergli il giusto riposo, in vista di Carpi e, soprattutto, dell’appuntamento galante di sabato prossimo con la Vecchia Signora.

Al 65’ gli subentra Gabbiadini, uno che potrebbe trarre giovamento dalla serata di festa, provando a mettere a referto il famoso gol che tutti gli attaccanti cercano nei periodi di magra. Ci prova da subito Manolo con un tiro sbilenco che finisce ben lontano dalla porta (ormai spalancata) laziale, colpa della foga agonistica di chi ha voglia di spaccare il mondo. L’occasione vincente per il n.23 (omaggio al suo mito, Lebron James, uno sportivo modesto, diciamo) si ripresenta poco dopo, quando sul cronometro ne sono 79, con un bel cucchiaino a scavalcare Marchetti in uscita, dopo un suggerimento al bacio di Allan. 5-0 e Napoli si riempie dell’entusiasmo perduto.

È stata la vittoria delle idee, prima ancora dei calciatori che sono andati in campo a lottare e sudare la maglia: ha vinto la percezione di calcio di Maurizio Sarri, unita all’umiltà nel cambiare modulo in base agli uomini a disposizione. La difesa è ben protetta dai centrocampisti e Jorginho è sempre più il padrone della mediana, grazie alla rivoluzione tattica portata dall’allenatore. Finalmente, dopo anni di duro lavoro operaio nel cuore del centrocampo,  a dettare i tempi della squadra è un regista puro. È una caratteristica che hanno in pochi quella di modellare la struttura in base agli elementi, che fa di Maurizio Sarri uno studente perfetto da imitare, e non il Maestro di cui tutti parlavano prima del suo trasferimento a Napoli: è arrivato nel punto più alto della sua carriera ma non rinuncia a voler imparare ancora da quella che, oltre a essere la sua professione, è in primis la sua più grande passione. C’è la voglia di crescere e migliorarsi. Il Napoli è un cantiere a cielo aperto pieno di braccia forti e materie prime eccellenti, sta al tecnico toscano dal cuore partenopeo studiare bene le misure dell’edificio che intende costruire.

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