È cosa nota, San Gregorio Armeno, strada del centro storico di Napoli che unisce Via dei Tribunali a Spaccanapoli, fa storicamente rima con “presepe”.
La sua fama e la sua peculiarità, unanimemente riconducibili alle botteghe artigiane ed all’arte presepiale, la rendono una delle arterie più affollate della città, per 365 giorni e quattro stagioni l’anno, e non solo in prossimità del Natale, come il topic suggerirebbe.
In questo vicolo senza traverse, talmente stretto che “o passi tu, o passo io”, proprio sulle rovine di quello che fu il tempio di Cerere, è situato un piccolo gioiellino barocco, la Chiesa di San Gregorio Armeno.
Fondata nell’VIII secolo dalle monache di San Basilio, scappate dall’Oriente a causa delle persecuzioni di Leone III, con le spoglie del patriarca d’Armenia, San Gregorio, la Chiesa custodisce, in un’urna d’oro e gemme, anche le spoglie della compatrona di Napoli, l’alter ego femminile di San Gennaro: Santa Patrizia.
La Santa, discendente dell’Imperatore Costantino il Grande, si è col tempo fatta spazio nel cuore dei napoletani, fino a surclassare il “collega” Gregorio.
Il motivo è unico e chiaro, riconducibile alla riprova effettiva e tangibile, richiesta dal popolo, della propria santità: il miracolo della liquefazione del sangue.
Ogni 25 agosto, ma anche più “comodamente” ogni martedì mattina, in un’atmosfera di rarefatto misticismo, si può infatti assistere al prodigio che avviene in seguito alle impetrazioni delle monache.
Una volta all’interno della Chiesa alcuni elementi cattureranno inevitabilmente la vostra attenzione.
Su tutti il meraviglioso soffitto ligneo a cassettoni intarsiato d’oro, realizzato nel 1580 dal pittore fiammingo Teodoro d’Errico, ma anche l’immensa opera di Luca Giordano “La gloria di San Gregorio”, che decora la semicupola e la Scala Santa, che le monache di clausura erano solite salire in ginocchio tutti i venerdì di Quaresima, fino a Pasqua.
Uscendo dalla Chiesa si accede al Chiostro, uno dei più belli e suggestivi della città, sul quale affacciano, ancora oggi, gli alloggi delle monache.
Nel cuore di quest’ultimo, è situata una grande fontana marmorea in stile barocco affiancata da due statue, realizzate dallo scultore salentino Matteo Bottiglieri, raffiguranti Cristo e la Samaritana.
Se è vero che le doti miracolose di Santa Patrizia hanno avuto eco minore rispetto a quelle del più celebre patrono della città San Gennaro, e che la bellezza della Chiesa è stata nel tempo eclissata dai più noti complessi religiosi della città, accogliete la sfida e provate ad entrarvi: i vostri occhi rimarranno abbagliati, nel tentativo di contenere cotanta sfarzosa bellezza.napoli_tdxhm.T0

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