Oggi è la giornata mondiale contro la tortura. Sono 154 i paesi che attuano questa pratica disumana. Sono 26 anni che l’Onu ci chiede di introdurre nel nostro codice penale il reato di tortura, ma il testo di legge è bloccato da aprile alla Camera.

Matteo Salvini non si è risparmiato nemmeno questa volta, dichiarando:“La Corte europea dei diritti umani potrebbe occuparsi di altro. Carabinieri e Polizia devono poter fare il loro lavoro. Se devo prendere per il collo un delinquente, lo prendo. Se cade e si sbuccia un ginocchio, sono cazzi suoi. Idiozie come questa legge espongono le forze dell’ordine al ricatto dei delinquenti”.

D’altronde, da un uomo che si fa propaganda politica minacciando di radere al suolo i campi rom con una ruspa, cosa ci si può aspettare?

Sì, che l’Italia si occupi di altro. Lasciamo che la polizia e le forze dell’ordine abbiano la libertà di fare il loro lavoro. Lasciamoli liberi questi poliziotti, che invece di difendere i cittadini li prendono a manganellate, li riempiono di botte fino a farli morire. Lasciamo che i fatti del G8 di Genova siano considerati reato per l’intera Europa, ma per l’Italia no.

Dimentichiamoci di Stefano Cucchi. Tanto Stefano è morto perché caduto dalle scale, giusto? Si rifiutava di mangiare. Ai boss mafiosi al 41bis è permesso di vedere i familiari, ma a Stefano, arrestato per un po’ di marijuana, la settimana in cui stava morendo non gli fu permesso di vedere nessuno. Ma Salvini ha detto bene. I poliziotti fanno il loro dovere e lo devono fare liberamente. Allora quando Federico Aldrovandi stava per tornare a casa sua dopo aver passato una serata con gli amici, i poliziotti ebbero la libertà di fermarlo perché “sembrava pericoloso”, di buttarlo a terra, riempirlo di botte e togliergli la vita. AVEVA DICIOTTI ANNI. Soltanto dopo ore furono chiamati i soccorsi.

Giuseppe Uva invece fu fermato dalle forze dell’ordine perché “stava spostando delle transenne in mezzo alla strada insieme ad un amico”. Fu portato in caserma e qualche ora dopo in ospedale.

Per Stefano giustizia non è stata ancora fatta, gli altri poliziotti sconteranno qualche mese di carcere o pagheranno una multa, perché nel nostro codice penale tanto il reato di tortura non esiste.

Queste storie sono diventate di portata internazionale, e invece in Italia non fanno rumore. No, a noi le storie tristi non ci sono mai piaciute. Salvini ha ragione, che la Corte d’Europa pensasse ai problemi veri.

Oggi è la giornata contro la tortura e oggi nel nostro paese tutti potrebbero praticarla. C’è forse qualche norma che la vieta? No, non c’è.

E sembra quasi di sentire le urla di Stefano, di Federico, di Giuseppe. Chissà quanto avranno sofferto mentre i poliziotti li ammazzavano. Come si sarà sentito Federico mentre vedeva la sua vita andarsene solo perché stava tornando a casa da sua madre?

La sorella di Stefano, che da anni oramai combatte per ottenere un minimo di giustizia, ha risposto alle idiozie di Salvini: “Cioè lei vorrebbe dire a tutti i cittadini che le forze dell’ordine debbono poter essere libere di arrecare intenzionalmente sofferenze fisiche e psichiche acute a coloro che sono sotto la loro custodia per estorcere confessioni dichiarazioni o per odio razziale per poter fare bene il loro lavoro? Ma le forze dell’ordine non si comportano mai così! Giustamente lei mi obietterà. E allora? Dove sta il problema? Già il problema non esiste. Ma se lei si scalda tanto insieme ad alcuni suoi compagni d’avventura del Sap, forse il problema esiste. Esiste davvero.”

La tortura è un “morire vivendo”, e sono 154 i paesi che la praticano. Forse qualcuno la starà praticando proprio adesso, qui in Italia, nel carcere della tua città. Ti chiederai: e il torturatore sarà un terrorista? Un membro dell’Isis? Niente di tutto questo. Sarà un poliziotto ordinario, che a suon di Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta, starà spezzando le costole a qualcuno. Si, proprio lì dove vivi anche tu, accanto a te. Ma tranquillo, non sarà punito. La tortura qui non è reato.

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