Da qualche tempo, coloratissimi graffiti fanno capolino dalle facciate di antichi e scrostati palazzi dei centro storico di Napoli, in prossimità di Chiese barocche e musei, creando scenari di rara e ossimorica bellezza, gallerie d’arte a cielo aperto.
Del resto risulterebbe complicato, tenendo presenti le peculiarità di un’espressione artistica che viaggia da sempre sul filo sottile della legalità e della provocazione, trovare humus più fertile e scenario più suggestivo.
Notizie degli ultimi giorni parlano di una mobilitazione popolare, tramite la raccolta di 16.500  firme, per la tutela dell’unica opera italiana di Banksy, lo street artist più famoso al mondo.
La Madonna con la pistola – questo il titolo dell’opera irriverente realizzata in Piazza Girolamini- è stata gelosamente messa al sicuro dall’azione usurante del tempo, delle intemperie e degli atti vandalici, attraverso l’istallazione di una teca in vetro.
Sulla facciata dell’ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Materdei compare, invece, da qualche giorno, un omone verde dagli occhi vuoti, simbolo dei tanti volti senza nome passati in quel luogo. L’artefice è Blu, autore delle opere di street art più belle e significative degli ultimi decenni.

Banksy-a-Napoli-La-Madonna-con-la-pistolaQualche quartiere popolare più in là, a pochi passi dal Duomo, campeggia un gigantesco murales di 15 metri, raffigurante San Gennaro -Patrono della città- nella sua versione più popolare ed umana.
È questo, forse, il lavoro più famoso di Jorit, giovane artista napoletano di madre olandese, noto anche per aver ritratto alcuni tra i rapper più famosi della scena italiana, come J-Ax, Clementino e Rocco Hunt.
Nonostante i suoi graffiti siano arrivati sui muri di Brooklyn e New York, Jorit non disdegna ispirarsi a gente comune, alla quale forse dedica le sue migliori carezze, o affrescare le zone periferiche della sua città, a cui è particolarmente legato poichè  “il degrado ti regala libertà fantastiche, come quella dei graffiti, che non trovi altrove”.
In piena periferia, sul  muro di una Palazzina di Via Argine, a Ponticelli, nella stessa zona in cui qualche anno fa veniva dato alle fiamme un campo rom, Jorit ha  disegnato il volto di una bambina, Ael.
Nei suoi bellissimi tratti somatici, qualcuno aveva intravisto una notevole somiglianza con la propria figlia, altri il volto della comunità rom.
La verità è che il murales porta il titolo emblematico di una canzone di Enzo Avitabile, “Tutt’eguale song è criature”, e non serve aggiungere altro.

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Al centro del suo lavoro sempre e solo il volto umano, rappresentato con estremo realismo nelle sue piccole, ma peculiari caratteristiche ed imperfezioni.
Sulle guance dei suoi personaggi due graffi, memorie di rituali della scarnificazione, appresi durante periodi di volontariato creativo in Africa, e tratto distintivo di appartenenza alla sola grande tribù contemplata da Jorit, quella umana, ‘The Human Tribe’ , senza distinzione alcuna.
Sullo stesso preciso filone , si colloca il meraviglioso dipinto realizzato da Jorit per la scuola primaria “C.Colombo” di Frattaminore, che verrà inaugurato oggi, alle ore 18,00  presso il plesso di Via Manzoni, nell’ambito dell’evento “Non uno di meno”, percorso che vede coinvolti i genitori, i docenti, gli alunni e la comunità tutta.
L’evento prevede mercatini di solidarietà, una mostra fotografica, canti popolari ed estrazione di premi.
Di tale importante momento d’integrazione e riflessione, la realizzazione dell’opera d’arte all’interno della scuola rappresenta solo l’apice.
Il volto ritratto è quello di un bambino africano, dai grandi e bellissimi occhi neri.
Uno qualsiasi degli alunni di questa scuola, o di un’altra, situata in un remoto villaggio dell’Africa.
Uno dei meno fortunati, le cui piccole e rassegnate mani hanno cucito palloni griffati, anziché temperare matite.
Uno che chiede monete ad un semaforo, o sfida il destino attraversando un confine.
Uno di loro.
Tutt’eguale, a futura memoria.

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