merkeltsiprasLa vittoria dei no al referendum ha segnato una tappa storica nel cammino della Grecia e, di riflesso, di tutta l’Europa. Le domande sul destino del paese sembrano però essere sempre più numerose.
Varoufakis ha lasciato il proprio incarico per facilitare un accordo con Bruxelles ma, nonostante questo cambiamento nell’esecutivo ellenico, l’intesa tra la Grecia e i suoi creditori rimane comunque difficile da raggiungere e gli scenari che si delineano dopo l’esito delle urne sono più che mai incerti.

Tsipras presenterà entro oggi un nuovo progetto di negoziato, sul quale ha avuto il via libera di tutti i partiti di Atene, a eccezione di Alba dorata. Dovrebbe contenere soluzioni non troppo distanti da quelle previste dal Piano Juncker, bocciato dal referendum di domenica, con l’aggiunta di una rinegoziazione del debito, tassi sui prestiti dimezzati e l’accensione di un prestito biennale di 30 miliardi erogato dal fondo salva stati (Esm). Il prestito verrebbe concesso in base alle capacità del governo greco di ristabilire equilibrio in ambito fiscale, con privatizzazioni e tagli al settore pubblico. L’eventuale intesa consentirebbe alla Grecia di rimborsare i debiti e conservare un posto nell’eurozona.

Data importante per capire meglio quali pieghe potrà assumere la vicenda sarà quella del 20 luglio, dove, se Atene non pagasse i 3,49 miliardi di euro in scadenza con la Bce si troverebbe in stato di insolvenza. A quel punto  l’Eurotower sarà costretta a interrompere i finanziamenti di emergenza (in totale, fanno 89 miliardi di aiuti dall’agosto scorso). Per la Grecia, dunque, il rischio è un collasso del sistema bancario e una profonda crisi di liquidità. In questo caso, per fronteggiare la crisi, il governo greco sarebbe costretto ad emettere una valuta parallela.

Da qui, le strade da prendere continuerebbero ad essere molteplici.

Da un lato, la Grecia potrebbe restare fuori dall’Eurozona (titolare della valuta “d’emergenza” da utilizzare parallelamente all’euro) per un numero di anni sufficiente a prevedere una serie di obiettivi virtuosi che permetterebbero il ritorno alla moneta unica e alla normalità. Dall’altro, c’è lo spettro dell’addio definitivo all’euro. In tal senso sono rilevanti le trattative parallele condotte dalla Grecia con la Russia. Un vero e proprio “piano B” che prende più nitidamente forma ogni qual volta Berlino si mostra intransigente nei confronti di Atene.

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