A Napoli si continua a sparare, questa volta nel centro della Sanità: sono stati assassinati Giuseppe Vastarella 42 anni, membro della famiglia camorristica del rione e Salvatore Vigna di 41 anni.

Sono rimasti feriti tre giovani incensurati, Dario Vastarella, 33 anni, Antonio Vastarella, 25 anni e Alfredo Ciotola, 21 anni. L’agguato è avvenuto intorno alle ore 20.00, nel bel mezzo della gente e dei bambini.

Napoli sta vivendo ore cruciali nel silenzio più assoluto delle istituzioni comunali, regionali e nazionali, come se tutto questo fosse normale: tre omicidi nell’arco di due giorni, un trentenne freddato a Piscinola, sparatorie nel cuore della città partenopea, assalto alle caserme dei carabinieri di Secondigliano con colpi di kalashnikov e ad Afragola con un’arma ancora più potente, i cittadini. La gente dei rioni è dalla parte delle organizzazioni criminali, perché non riesce a vedere l’alternativa, qui esiste solo il male, nella sua più cruda accezione e chi conosce la disperazione lo sa. Chi si è visto abbandonato, povero, lasciato solo, chi ha toccato il fondo e non è riuscito a rialzarsi, il bene non lo conosce, come non conosce la legalità e lo Stato. Il popolo dei rioni scende da casa per difendere con le unghie chi viola la legge e se ne va in giro a rubare, perché queste sono le regole che bisogna rispettare per avere quello che il tuo paese non ti riesce a dare: soldi e potere.

Perché ci preoccupiamo dell’Isis e dei terroristi, se la guerra a casa nostra è già in atto? “Raccontare, vuol dire non subire”, scrive Roberto Saviano, eppure raccontare non basta più. È ora che l’aiuto disperato richiesto dalla gente che il bene lo conosce, arrivi dai piani alti, perché questa non è e non può essere la normalità. La città di Napoli non si salverà con una telecamera o un soldato in più in strada, ma  soprattutto non si salverà con il silenzio dello Stato.
Napoli è in guerra ed è occupata a pochi giorni dalla festa della Liberazione, ma dei partigiani non si vede nemmeno l’ombra.

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