Un governo di “ministreguidi” e Verdini.

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Le cronache successive all’uscita delle intercettazioni dell’ormai ex ministra Guidi mettevano in luce un Renzi furioso per il coinvolgimento della Boschi e inviperito per non essere stato avvisato per tempo dell’interesse, pur mediato, che la Guidi stessa aveva nei riguardi dell’emendamento “Tempa Rossa”: i collegamenti tra ex ministra e gruppi industriali coinvolti nei giacimenti, a detta del primo ministro, erano stati taciuti al momento della formazione del governo e nei successivi due anni.

E’ una ricostruzione curiosa, che fa a botte con la realtà delle cose, per come essa ragionevolmente dipana il suo divenire. Come se i membri di un governo (soprattutto i membri “tecnici”) venissero scelti senza conoscerne curricula, appartenenze, storie e parentele. Per verificare la biografia della Guidi non serve molto di più di Wikipedia, e scoprire così che si parla dell’ex vicepresidente di Confindustria, nonché membro per l’Europa della Commissione Trilaterale. Quanta ingenuità bisogna impiegare per pensare davvero che non ci fosse consapevolezza del suo percorso personale?

Del governo attualmente in carica, in effetti, può dirsi esattamente il contrario: ciascun pezzo è messo per rappresentare “pezzi” di establishment più o meno forti e influenti, in un delicato mosaico in cui ogni tassello è portatore, pur indiretto, di interessi milionari. L’ unica categoria non rappresentata è quella dei ceti meno abbienti, dei lavoratori, dei senza lavoro e di coloro che continuano a fare ricerca nonostante la difficoltà del sistema universitario italiano. Un’assenza che Renzi prova a colmare con la “disintermediazione”, coi “#MatteoRisponde”, le chat, Twitter e gli uffici stampa. Parlando direttamente alla base ed emulando una vicinanza che è quasi sempre soltanto telematica. I corpi intermedi, in questo modo, sono sviliti, rappresentati come un peso, una “zavorra”, per chi sta cercando (come ripete enfaticamente in ogni occasione) a “sbloccare” il Paese, mentre ad essere sempre più rappresentati e influenti sulle scelte del pubblico restano i gruppi finanziari e industriali, le “ministreguidi” ed i Verdini. E’ questo il puzzo di massoneria di cui parlava Ferruccio de Bortoli qualche tempo fa, commentando l’operato dell’esecutivo. Da allora il puzzo è aumentato, giungendo fino agli attuali nauseabondi livelli.

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