L’Università degli Studi di Napoli Federico II ha festeggiato i suoi 791 anni con Lorenzo Jovanotti che ha preso parte ad un dibattito assieme agli studenti dell’Ateneo.
Il primo argomento affrontato è stato quello della creatività o meglio quello dell’invenzione.
L’alfabeto esiste e noi con quelle 21 lettere possiamo comporre un nuovo universo. L’inventore non crea nulla, mette insieme due cose e da queste due cose ne nasce un’altra che prima non c’era. Non la trasformi quella cosa che esiste, ma ne cambi il senso, come fa Duchamp con il pisciatoio.”

Lorenzo, parlando del rapporto attuale tra la tecnologia digitale e la musica, ha affermato di sentirsi un po’ alienato rispetto a questa generazione dei “nativi digitali”.
“Noi stiamo diventando uomini che fingono di essere computer”, è così che ha confessato la sensazione che si ripete all’ascolto di un nuovo album, quella sensazione di trovarsi “di fronte ad una persona che ha composto quella musica davanti ad uno schermo, non dopo aver fatto l’amore con la sua fidanzata o essere stato dentro una cantina con i suoi amici, ma da solo, di fronte ad uno schermo”.

Jovanotti ha invogliato i ragazzi ad essere innovativi, a trovare stimoli, ad andare oltre, perché la decadenza non porta da nessuna parte: “Quello che possiamo fare è individuare ciò che non è inferno e dargli spazio. Il mondo non viene mai da te. Le occasioni non ti vengono a prendere mai. Io non cambio il mondo, nessuno cambia il mondo, ma faccio la mia parte.
Ha raccontato dei lavoretti gratis svolti da ragazzo, come quelli in radio, grazie ai quali è riuscito a formarsi e a fare esperienza. Non c’è stato bisogno di smentire le polemiche sollevate in questi giorni, dal momento che le sue parole sono state meschinamente strumentalizzate dal giornalista di turno.

Poi il ricordo a Pino Daniele:“Non è mica una cosa scontata trovare un collega che è pazzo della musica. Mozart scriveva che la musica è musica. Bisogna essere devoti religiosamente alla musica. È tutto lì.”

Alla domanda andare via o restare? Jovanotti risponde che non c’è nulla di male nel rimanere qui, né nell’andare a fare esperienza all’estero, e che ognuno deve rimanere a studiare a Napoli se sente che l’università gli offre qualcosa di buono, se si sente crescere, se impara qualcosa che prima non sapeva, se il professore lo ispira.

L’invito di Lorenzo è stato quello di non essere “radici”, non restare fermi, ma essere “piedi” per andare. Non si tratta di avere “culo” nella vita, nell’amore, nel successo. Si tratta piuttosto di far accedere le cose esponendosi.

“Io sono con voi e voi siete con me. Le stesse emozioni che provo io sono quelle che provano tutti. Io non sono un supereroe, non vengo da una famiglia particolarmente agiata. Mi sono successe cose belle e cose brutte, le cose belle le ho messe a frutto, e ora sono qui a dirvi semplicemente una cosa: è successo a me, può succedere anche a voi”.

Grazie Jova!

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