Il 9 maggio 1978 fu ammazzato dalla mafia Peppino Impastato, giornalista, attivista e poeta di Cinisi, in provincia di Palermo.
Per ricordare Peppino e la sua vita dedicata alla lotta alla criminalità organizzata, il dipartimento di giurisprudenza della Federico II ha dato inizio al cineforum dell’Ateneo, proiettando “I Cento Passi”.
Il film fu prodotto nel 2000 da Fabrizio Mosca che ha preso parte all’iniziativa, spiegando com’è nato il suo progetto.
“Questo film è una delle poche cose della mia vita di cui sono così fiero – ha detto Fabrizio Mosca -, ha creato una presa di coscienza”.
Ad “accendere la lampadina” al produttore fu l’incontro con una ragazza che gli aveva parlato di Peppino Impastato e di sua madre Felicia che ha ottenuto giustizia per il figlio soltanto dopo circa ventitré anni. All’epoca nessuno conosceva questa storia e Fabrizio Mosca sentì il bisogno di cominciare a raccontarla. Così si recò a Cinisi, andò dal barbiere del paese, da Felicia Impastato;lesse poi la sceneggiatura de “I Cento Passi” di Claudio Fava e Monica Zapelli e se ne innamorò.
Fabrizio Mosca ha ricordato l’importanza di raccontare la bellezza che nel film prende forma con le parole di Peppino Impastato: “Non ci vuole niente a distruggere la bellezza. E allora invece della lotta politica, la coscienza di classe, tutte le manifestazioni e ‘ste fessarie, bisognerebbe ricordare alla gente che cos’è la bellezza, aiutarla a riconoscerla, a difenderla. La bellezza, è importante, la bellezza. Da quella scende giù tutto il resto.”
“I Cento Passi” sono i passi che separavano la casa di Peppino da quella del boss di Cinisi.
Peppino Impostato nacque da una famiglia mafiosa ed ebbe il coraggio di urlare che “la mafia è una montagna di merda!”.
Il coraggio di combattere contro i suoi stessi familiari, la consapevolezza di rischiare di essere ammazzato e continuare comunque a credere nella politica, nella bellezza, nella giustizia, nei libri, nella poesia, nella scrittura, nella denuncia, nell’ironia con cui trattatava la mafia, con cui parlava di “Mafiopoli”.
Segnatevi tutte queste cose, se non avete ancora visto il film vedetelo, e come una spugna prendete tutto quello che Peppino Impastato può darvi.

“Stamattina Peppino avrebbe dovuto tenere il comizio conclusivo della sua campagna elettorale.
Non ci sarà nessun comizio e non ci saranno più altre trasmissioni. Peppino non c’è più, è morto, si è suicidato. No, non sorprendetevi perché le cose sono andate veramente così. Lo dicono i carabinieri, il magistrato lo dice. Dice che hanno trovato un biglietto: “voglio abbandonare la politica e la vita”.
Ecco questa sarebbe la prova del suicidio, la dimostrazione. E lui per abbandonare la politica e la vita che cosa fa: se ne va alla ferrovia, comincia a sbattersi la testa contro un sasso, comincia a sporcare di sangue tutto intorno, poi si fascia il corpo con il tritolo e salta in aria sui binari. Suicidio.
Come l’anarchico Pinelli che vola dalle finestre della questura di Milano oppure come l’editore Feltrinelli che salta in aria sui tralicci dell’Enel. Tutti suicidi. Questo leggerete domani sui giornali, questo vedrete alla televisione. Anzi non leggerete proprio niente, perché domani stampa e televisione si occuperanno di un caso molto importante. Il ritrovamento a Roma dell’onorevole Aldo Moro, ammazzato come un cane dalle brigate rosse. E questa è una notizia che naturalmente fa impallidire tutto il resto. Per cui chi se ne frega del piccolo siciliano di provincia, ma chi se ne fotte di questo Peppino Impastato. Adesso fate una cosa: spegnetela questa radio, voltatevi pure dall’altra parte, tanto si sa come vanno a finire queste cose, si sa che niente può cambiare. Voi avete dalla vostra la forza del buonsenso, quella che non aveva Peppino.
Domani ci saranno i funerali. Voi non andateci, lasciamolo solo. E diciamolo una volta per tutte che noi siciliani la mafia la vogliamo. Ma non perché ci fa paura, perché ci dà sicurezza, perché ci identifica, perché ci piace. Noi siamo la mafia. E tu Peppino non sei stato altro che un povero illuso, tu sei stato un ingenuo, sei stato un nuddu miscato cu niente.” (Discorso finale, tratto dal film).

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