Ida Longobardo, autrice di “Deep Blue” – Intervista

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Sabato, 30 Marzo alle ore 17:00, presso la sede del Comitato Stella a Casoria, la giovane scrittrice Ida Longobardo ha presentato il suo libro: Deep Blue.
La redazione Social era lì per intervistarla e per scoprire il frutto del suo lavoro.

Buona lettura!

– Ciao Ida, parlaci un po’ di te, delle tue passioni e di cosa fai nella vita.
Sono appassionata da tutto ciò che è arte – la pittura, la scultura, la musica, il cinema e naturalmente, la letteratura – ma questa mia predilezione convive pacificamente con svariate altre passioni, fra cui spicca l’astronomia. Come tutti, anch’io spero un giorno di poter guadagnarmi da vivere seguendo le mie aspirazioni ma, ahimè, al momento non mi è possibile, perché il mio lavoro attuale non ha a che fare con nessuna delle mie passioni. Ma non sono una che si accontenta, ho solo imparato che per ottenere ciò che vuoi devi essere paziente, perciò aspetterò il mio momento.

– Quando hai scritto il libro “Deep Blue”? È collegato ad un periodo particolare della tua vita?
Ho iniziato a scrivere “Deep Blue” quando avevo poco più di diciannove anni. La storia ha preso forma in un momento cruciale: mi avevano convinta che non avessi abbastanza qualità per essere amata, ero stata annientata; ero così convinta di non meritare l’amore di nessuno, che quando poi capii di essermi sbagliata ero incredula. Qualcuno mi amava eccome, e non esisteva gioia più grande. Cominciai a relazionarmi con quella realtà, e dunque finii con l’interrogarmi su come volessi essere amata. E capii che se volevo pretendere che un’altra persona mi amasse come volevo, allora avrei dovuto amarmi io per prima.

– C’è stata qualche opera che ti ha ispirata particolarmente nel momento in cui hai intrapreso questo percorso? Quale libro o autore per te è stato ed è ancora oggi fondamentale e totalizzante per formarti culturalmente sotto il profilo letterario?
Nessun’opera in particolare mi ha ispirato durante la stesura del romanzo, ma naturalmente ogni scrittore è in parte il risultato di ciò che legge abitualmente. Amo molto la grande letteratura russa, Dostoevskij, Tolstoj, ma anche quella sudamericana di Márquez e Allende. Anche se il romanzo che mi ha cambiato la vita è stato quello di un autore portoghese, venuto a mancare da pochi anni: Il vangelo secondo Gesù Cristo di José Saramago. L’ho amato moltissimo, ne ho ammirato l’originalità dello stile, la chiarezza estrema e a tratti brutale. Le parole di Saramago sono state vere e proprie frustate sull’anima, per me.

– Quanto tempo hai impiegato per scrivere il “tuo” libro e che sensazioni hai provato nel momento in cui sei arrivata alla conclusione?
Per scrivere “Deep Blue” ho impiegato molto tempo, quasi due anni. Questo perché inizialmente non ero convinta di ciò che stessi facendo, ero certa di non essere in grado di raccontare nel modo migliore la storia che io stessa avevo inventato, perciò ho attraversato numerosi momenti di sfiducia, che ne hanno inevitabilmente rallentato la stesura. Ma quando l’ho portato a termine sono stata orgogliosa di me, per la prima volta nella mia vita. Nonostante sapessi bene quanto ancora avessi da imparare, potevo dire di aver scritto una storia, ci ero riuscita davvero. E per una che scrive da quando è nata, senza però essere mai riuscita a portare a termine un suo lavoro, è stata un’enorme soddisfazione.

– Abbiamo scoperto che “Deep Blue” avrà un sequel. Quando hai maturato questa idea?
In realtà ho concepito l’intera storia durante la stesura di “Deep Blue”. Avrebbe dovuto trattarsi di un solo volume, ma la complessità della storia meritava uno spazio diverso, perciò decisi quasi subito che sarebbe stata una trilogia.

– Secondo te, tutti possono dedicarsi alla scrittura o concepisci il saper scrivere, un dono innato da coltivare gelosamente?
Credo che ognuno di noi sia in possesso di un canale attraverso cui può esprimersi al meglio. Un canale che può essere una forma d’arte, una disciplina scientifica, e quant’altro. Di qualunque settore si parli, credo che i talenti innati esistano, ma vanno coltivati, perfezionati. Lasciarli inerti non produce nulla di buono; esaltarli troppo, quando non hanno ancora raggiunto un livello accettabile, o mortificarli ingiustamente, può essere controproducente. Nello specifico, penso che la buona scrittura debba essere necessariamente frutto di una predisposizione, di una dote innata, ma ho imparato sulla mia pelle che il talento non basta: è fondamentale avere l’umiltà giusta, quella che ti consente di migliorarti, di riconoscere i tuoi limiti senza criticarti troppo aspramente, e che ti insegna che dei tuoi errori puoi sorridere, perché nel frattempo hai già imparato come fare meglio. Perciò, chi crede di non avere altro da imparare si perde la grande gioia di chi invece scopre come migliorarsi ogni giorno. Scrivere è un dono che va messo al servizio degli altri, perché questa è la prerogativa di ogni arte: educare alla bellezza, educare all’emotività.

– Carissima Ida, adesso siamo curiosi del tuo scritto. Perché non ci sveli un po’ la trama del libro con un piccolo incipit?
È una storia d’amore e di dolore. Il terribile destino di doversi dire addio incombe sui due protagonisti, che imparano come amarsi, e se e quanto sia giusto lasciarsi andare. Al centro di tutto c’è un portale luminoso che unisce – e allo stesso tempo separa – i mondi da cui provengono, e viene descritto proprio all’inizio. La protagonista sogna l’incredibile apparizione di questo portale, ma non ne è ancora consapevole:

“Uno sfavillio di luci bianche e blu si materializzò dinnanzi ai miei occhi. Fulmini, scariche elettriche e scintillii sbocciavano dalla terra come se fossero fiori, giocando ad aggrovigliarsi e a scoppiettare nella parte più interna di quel bagliore accecante.[…]”

– Invogliaci a leggere “Deep Blue”, attraverso tre buoni motivi e spiegaci come possiamo reperirlo.
Per acquistarlo potete rivolgervi direttamente a me – mi trovate su facebook – oppure chiedendo informazioni ad un membro del Comitato Quartiere Stella di Casoria, che mi ha gentilmente concesso la possibilità di presentare il mio romanzo.
Consiglio la lettura di “Deep Blue” perché elargisce emozioni: chi brama sensazioni forti ne sarà certamente soddisfatto. Inoltre è possibile riconoscersi nelle diverse tematiche trattate, e questo può “costringere” a guardarsi dentro anche chi non è abituato a farlo. Ma più di tutto, consiglio di leggerlo perché invita a riflettere: come si quantifica l’amore, se è possibile farlo? Fino a che punto è giusto sacrificarsi per esso?

 

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